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Svizzera, vetrina della democrazia (2)


A Sciaffusa i cittadini hanno il voto nel sangue



Di Stephanie Hess, Sciaffusa




Il cantone Sciaffusa è il campione svizzero in materia di tasso di partecipazione alle votazioni. Perché i cittadini di questa regione nel nord-est della Svizzera sono così assidui?

«La forte partecipazione è diventata col passare degli anni una caratteristica identitaria di Sciaffusa, un emblema, come le cascate del Reno», afferma l'ex parlamentare federale Hans-Jürg Fehr. (Keystone)

«La forte partecipazione è diventata col passare degli anni una caratteristica identitaria di Sciaffusa, un emblema, come le cascate del Reno», afferma l'ex parlamentare federale Hans-Jürg Fehr.

(Keystone)

Dopo una votazione o un’elezione, tutta la Svizzera guarda con gelosia verso il nord-est del paese. È qui che si trova il piccolo cantone di Sciaffusa, che immancabilmente conquista la medaglia d’oro nella sua disciplina prediletta: la democrazia diretta! Il 65% dei cittadini partecipa regolarmente a votazioni ed elezioni. Un risultato in netto contrasto con quello del resto della Svizzera, dove la partecipazione da diversi decenni è in calo, con tassi che a volte non superano il 45%.

Inquietante perché la minoranza può così prendere delle decisioni per la maggioranza, ciò che è negativo per la democrazia diretta. Perché gli sciaffusani si comportano in modo così diverso rispetto ai loro compatrioti? A prima vista, è soprattutto per una ragione: in questo cantone il voto è obbligatorio. E questo da 140 anni. Qui, chi non vota si vede infliggere una multa. Fino agli anni ’70 ammontava a un franco. Poi è stata aumentata a tre. E da un anno è stata adattata all’inflazione e portata a sei franchi.

Questa multa ha un valore soprattutto simbolico. In effetti, chi non vuole pagarla può rinviare la sua scheda di voto fino a tre giorni dopo lo scrutinio, venendo così esentato.

«Tutti dovrebbero esserne fieri»

A Sciaffusa non si può quindi di certo parlare di coercizione per quanto riguarda la partecipazione politica. Ma allora perché i cittadini del cantone sono quelli che partecipano con più assiduità agli scrutini? Si tratta di una sorta di fierezza politica? Thomas Minder, senatore senza partito che rappresenta il cantone al Consiglio degli Stati (camera alta), conferma: «Sì, a Sciaffusa siamo molto fieri del nostro elevato tasso di partecipazione».

È anche l’opinione di una donna di 83 anni e della sua amica di 79, entrambe acconciate con eleganza, sedute su una panchina nel centro storico. «Sì, sono fiera. Tutti dovrebbero esserne fieri a Sciaffusa». La sua amica approva.

Qualche metro più in là, in un negozio di mobili, la proprietaria di 51 anni è un po’ più circospetta. «Fiera? No, non direi. Credo che la maggior parte dei cittadini si rechi alle urne perché obbligata». Per quanto la concerne, non sono le multe che la spingono a votare, bensì la tradizione famigliare. «Da noi era normale andare a votare».

Un apprendista carpentiere di 17 anni, che sta preparando una sigaretta alla fermata dell’autobus, vive la stessa esperienza. A casa sua si parla spesso di politica. L’anno prossimo avrà 18 anni e potrà quindi votare. «Sono contento. Perché? Così potrò finalmente dire la mia». A mezza voce, ammette però che probabilmente non lo farà sempre, come un uomo coi baffi che sta mangiando il suo panino: «No, non voto sistematicamente. Votare è faticoso, dobbiamo recarci troppo spesso alle urne». Dopo una breve riflessione, il magazziniere di 45 anni aggiunge però che un alto tasso di partecipazione è positivo e gli sciaffusani possono esserne fieri. «Fa parte della nostra identità», afferma.

«La partecipazione politica è quasi inoculata»

Anche nel canton Sciaffusa si notano però segni di stanchezza per le innumerevoli votazioni. Nel 2012, dei ricercatori dell’Università di Zurigo hanno studiato le cause della partecipazione particolarmente bassa in Svizzera in paragone internazionale e hanno messo in evidenza l’estenuazione legata ai numerosi scrutini.

La mancata trasmissione dell’interesse politico svolge pure un ruolo. Se i genitori trascurano o rinunciano a partecipare, i figli faranno la stessa cosa e così via. A Sciaffusa il meccanismo è inverso. Ciò può in parte spiegare la forte partecipazione politica.

Il vicecancelliere di Sciaffusa, Christian Ritzmann, ne è convinto: «Col passare delle generazioni, l’obbligo di votare ha sviluppato un vero senso civico. La partecipazione al processo politico è quasi inoculata». L’ex parlamentare federale sciaffusano Hans-Jürg Fehr va ancora più in là: «La forte partecipazione è diventata col passare degli anni una caratteristica identitaria di Sciaffusa, un emblema, come le cascate del Reno o la fortezza Munot».

La prossimità svolge un ruolo

Per Christian Ritzmann, tutto ciò è possibile prima di tutto grazie alle esigue dimensioni del cantone. Qui gli attori politici sono più vicini al popolo rispetto ai cantoni più grandi. A Sciaffusa – cantone di 80'000 abitanti – si incrociano facilmente i politici per strada. Ci si siede di fianco a loro nell’autobus o nei ristoranti. «I legami sono molto stretti. Probabilmente vi è quindi anche un sentimento di obbligo nel partecipare alla vita politica», analizza Ritzmann.

Tuttavia, questo sentimento si limita a recarsi alle urne. «Come in molti altri luoghi in Svizzera, facciamo fatica a trovare nuova linfa politica a livello comunale», deplora Thomas Minder. Hans-Jürg Fehr giunge alla stessa conclusione: «Eccezion fatta per la forte partecipazione, non noto un impegno politico più forte che altrove».

Cultura della discussione

Un’opinione condivisa anche da Robin Blanck, capo redattore del «Schaffauser Nachrichten», il solo quotidiano del cantone. Blanck tuttavia sottolinea: «Credo che nel nostro cantone si discuta più intensamente di politica che altrove». Due volte a settimana, il giornale pubblica lettere dei lettori in seconda pagina. «Sui temi politici scottanti, riceviamo facilmente un centinaio di scritti», aggiunge.

Le due signore anziane sedute sulla panchina partecipano pure al dibattito, tra le altre cose inviando lettere o con degli scambi coi politici. «Quando una decisione politica non mi piace, mi metto davanti al computer», racconta la donna di 79 anni. «A volte invio anche direttamente una lettera al Consiglio di Stato (governo cantonale) o al Consiglio federale. Forse non serve a nulla, ma penso che si debba esprimere la propria opinione, soprattutto se lo si può fare!».

Una multa è una buona idea per aumentare il tasso di partecipazione? Dite la vostra 


Traduzione di Daniele Mariani

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