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Punto di vista


Come (fra)intendere la democrazia diretta svizzera



Di Bruno Kaufmann




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Di Bruno Kaufmann

Sono cittadino svizzero, risiedo nell’Unione europea e ricopro un incarico con dei poteri esecutivi – seppur molto limitati – in una città svedese: da decenni partecipo attivamente al dibattito internazionale sulla democrazia.

Finora, l’opinione pubblica mondiale ha spesso frainteso promesse e pericoli legati al potere partecipativo del popolo, così come sperimentato e messo in pratica in Svizzera. Questo dovrebbe cambiare, poiché coi suoi diritti popolari la Svizzera offre lezioni incoraggianti per rendere più democratica la democrazia nel XXI secolo.

Cominciamo con il principale fraintendimento. Prima di tutto, il biasimo va rivolto agli stessi svizzeri. Qualche anno fa, le autorità elvetiche avevano invitato degli ospiti stranieri a fare l’esperienza di una democrazia diretta «reale», facendoli assistere a una «Landsgemeinde» in una regione di montagna. Queste assemblee popolari sono anteriori alla democrazia moderna – basata sui diritti dell’uomo, la delega dei poteri e il voto a scrutinio segreto – e sono ancora organizzate in due cantoni svizzero tedeschi.

Durante una di queste escursioni folcloristiche, un ambasciatore di Polonia mi aveva detto: «Adesso capisco perché il mio paese non sarà mai in grado di avere una democrazia diretta. Perché non abbiamo… montagne così belle e vino bianco così buono».

Durante quella giornata soleggiata trascorsa a Glarona, l’ambasciatore e i suoi colleghi avevano apprezzato soprattutto questo secondo aspetto della visita e non erano particolarmente disposti a seguire le mie spiegazioni. Cercavo di far capire loro che la democrazia svizzera attuale non ha più molto da spartire con questa «Landsgemeinde» medievale. La fonte d’ispirazione sono piuttosto le idee di base della Rivoluzione francese: ridare la sovranità al popolo, attraverso diritti come l’iniziativa e il referendum.

Modern Swiss direct democracy has very little to do with the medieval “Landsgemeinde”, says Bruno Kaufmann, people2power.info (Keystone)

Il canton Glarona è uno degli ultimi due cantoni che ancora organizza la Landsgemeinde.

(Keystone)

Un altro malinteso deriva dall’errore frequente che consiste nel valutare uno strumento democratico alla luce del singolo risultato di un referendum. A seconda della posizione politica, ciò può produrre opinioni molto positive o molto negative, come hanno mostrato i voti sul divieto di costruire minareti, sulla fissazione di un tetto per i salari dei top manager, sulla rimessa in causa dei trattati bilaterali con l’Unione Europea o sull’acquisto di nuovi aerei da combattimento.

Questo soffermarsi su casi singoli, interpretandoli sia positivamente che negativamente, omette un aspetto ben più rilevante: l’importanza a lungo termine e l’impatto di un sistema politico nel quale l’implicazione dei cittadini non si limita al solo giorno del voto.

Il mondo è cambiato

Ancora una volta, gli stessi svizzeri non sono al riparo da simili malintesi. Insistendo sul carattere «unico» del loro approccio democratico, contribuiscono a rendere più confuso che utile il dibattito sulle opzioni e i limiti della democrazia moderna.

Il mondo però è cambiato. I principali strumenti della democrazia diretta, come il referendum e l’iniziativa, sono diventati mondiali, poiché negli ultimi anni più di un centinaio di paesi li hanno introdotti in una forma o nell’altra nella loro Costituzione. Anche l’Unione Europea dal 2012 contempla il diritto d’iniziativa dei cittadini europei. Si tratta del primo processo di democrazia diretta a livello transnazionale, che si caratterizza anche per la raccolta elettronica delle firme.

Quali sono quindi gli elementi principali che ci permettono di capire cosa rende l’esperienza svizzera della democrazia diretta così moderna e, per certi versi, così universale?

Bruno Kaufmann

Cittadino svizzero, Bruno Kaufmann presiede l’Istituto europeo sull’iniziativa e il referendum (un laboratorio di idee transnazionale) e co-presiede il Global forum on Modern Direct Democracy.

Vive in Svezia, dove dirige tra l’altro la Commissione elettorale della città di Falun. In qualità di giornalista, lavora come corrispondente dal Nord Europa per la Radio svizzero-tedesca (DRS) ed è caporedattore di people2power, una piattaforma sulla democrazia diretta creata e ospitata swissinfo.ch.

Prima di tutto, il semplice fatto che se ne parla. Sin dall’inizio, nell’Antica Grecia, le democrazie di successo hanno permesso ai loro cittadini di dibattere dei temi prima di prendere qualsivoglia decisione. Nel caso svizzero, questo aspetto lo si ritrova in istituzioni politiche vicine e accessibili al cittadino, così come in un processo decisionale che punta ad animare – e non a evitare – il dibattito politico.

Un esempio : su scala nazionale, le iniziative popolari sono raramente coronate da successo nelle urne. Tuttavia, permettono di far nascere dei compromessi stabili, basati su una discussione lunga e ad ampio spettro delle tematiche. Aumentare gli ostacoli esigendo un numero maggiore di firme per convalidare un’iniziativa, come chiedono alcuni, ridurrebbe chiaramente questi benefici.

Il mondo potrebbe invece piuttosto ispirarsi dall’approccio cooperativo delle istituzioni politiche svizzere, che non propongono rivoluzioni fragorose, bensì un’evoluzione costante.

In secondo luogo, per una questione di pratica. I cittadini svizzeri sono costantemente invitati a dibattere tra di loro di temi comuni e a forgiarsi un’opinione. E lo fanno volentieri: otto cittadini su dieci partecipano almeno una volta all’anno a un voto popolare, mentre molti si astengono dal votare su temi che per loro non sono famigliari. Questi fatti contraddicono l’analisi superficiale basata sul tasso di partecipazione medio ai differenti referendum, iniziative ed elezioni. Inoltre, questo invito continuo a esercitare una cittadinanza attiva e a partecipare alla vita democratica è in netto contrasto con la tendenza di imporre dei referendum dall’alto, con rappresentanti eletti che giocano a far prendere delle decisioni alla gente, aprendo la porta ad ogni tipo di manipolazione.

Un’invenzione della democrazia

Infine, la Svizzera non ha inventato la democrazia diretta. È vero piuttosto il contrario: è stata inventata dalla democrazia diretta. L’idea di avere una parola da dire in occasione di elezioni, iniziative e referendum è molto più universale e risale alle rivoluzioni americana e francese della fine del XVIII secolo. In Svizzera, questa idea ha trovato un terreno fertile, dove ha potuto svilupparsi e crescere passo dopo passo.

Nello stesso tempo, ciò spiega anche i limiti evidenti della pratica democratica in Svizzera, compreso il problema dell’integrazione interna ed esterna (estendendo il diritto di voto a più abitanti e conciliando democrazia partecipativa e appartenenza attiva all’UE). L’incapacità di capire questo aspetto può spiegare perché la democrazia diretta svizzera ha numerosi deficit strutturali, ad esempio in materia di educazione politica o trasparenza finanziaria. Ciononostante, il mondo trarrebbe profitto dal conoscere e capire meglio la democrazia diretta svizzera. Gli svizzeri, dal canto loro, dovrebbero essere maggiormente consapevoli e prendere più cura della loro risorsa più preziosa: una sovranità popolare piena di vita.


(traduzione di Daniele Mariani), people2power

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