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Punto di vista


Guardando gli svizzeri votare e contare



Di Stephan Lausch




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Di Stephan Lausch

La prima cosa che si vede di un paese alla vigilia delle elezioni sono i manifesti elettorali. E la prima impressione è stata: non meglio che da noi, nell’Alto Adige. Sono arrivato da lì, per osservare lo svolgimento delle elezioni alle Camere federali in Svizzera, sotto la guida esperta di un ex-presidente di ufficio elettorale e grazie all’organizzazione della Cancelleria dello Stato del cantone di Berna.

Perché questo interesse per una questione così arida? Per quanto le elezioni appaiano poco attraenti a un numero crescente di cittadine e cittadini - perché, come ritengono in molti, tanto non cambia niente - un modo di eleggere più libero, più corretto e migliore, che permetta di esercitare una maggiore influsso sulla composizione della rappresentanza politica, rimane affascinante. Almeno così la pensano in tanti e coltivano la speranza che si possano migliorare le cose. Anche nell’Alto Adige, a sentire l’opinione di persone che ci vivono.

Non solo poter scegliere fra i candidati di una lista, ma anche scegliere liberamente i candidati di diverse liste, sarebbe già tutta un’altra cosa. Anche la possibilità per tutti di votare per corrispondenza sarebbe senza dubbio auspicabile. Se poi fosse possibile eleggere direttamente l'esecutivo e se questo non potesse, come avviene nel Consiglio della provincia autonoma di Bolzano, partecipare con 8 voti su 35 alle decisioni che riguardano le proprie competenze, si arriverebbe già ai limiti di ciò che uno osa sperare.

Freno e acceleratore

Sono tutte cose che conosciamo grazie alla Svizzera - non solo per l’opportunità che hanno le cittadine e i cittadini di partecipare direttamente alle decisioni con il referendum e l’iniziativa popolare, freno e acceleratore, ma anche per le possibilità insite nel sistema di elezione dei rappresentanti politici, sistema che aumenta di molto la forza elettorale dei cittadini.

Quando si arriva a farsi un’idea delle regole per le votazioni popolari, la normativa per le elezioni appare complessa e incomprensibile, almeno fin quando non se ne sperimenta l’applicazione. Stralciare dalle liste nomi di candidati, sostituirli con quelli di altre liste, scegliere due volte il nome di un candidato sulla lista, comporre un proprio parlamento ideale su una lista vuota: come è possibile tener conto di tutte queste variabili nel conteggio dei voti, non impiegando più tempo di quello che altrove è necessario per stabilire i risultati in base a un sistema molto più semplice?

E ancora: come fanno gli svizzeri a gestire tutte queste possibilità, che altrove vengono liquidate rapidamente come troppo complicate? Ma certo, lo fanno a casa! Non in una cabina elettorale, parte del rituale di voto in tutti i paesi circostanti. Se si volessero sfruttare tutte queste possibilità in una cabina elettorale, le code sarebbero infinite.

Gli svizzeri ricevono tre settimane prima del voto tutto il materiale necessario a casa. La busta contiene il certificato elettorale, le schede di voto (le schede prestampate con le liste dei partiti e una scheda vuota), la pubblicità elettorale di tutti i partiti e un’altra busta per inviare le schede al seggio. Hanno perciò tutto il tempo per votare in modo molto differenziato. Possono affidare la risposta a una cassetta della posta o infilarla direttamente nell'urna. Magari, come a Berna, prima di partire o arrivare alla stazione, trovano, in un angolo dell’ufficio di voto informazioni, tre cittadini a un tavolino che custodiscono tre urne in cui depositare le schede.

Il dovere civico chiama

Dapprima viene controllata rapidamente la firma dell’elettore sul certificato, poi le schede vengono timbrate sul dorso e messe ognuna in un’urna. Va tutto molto in fretta! E questo avviene già il sabato, tutto il giorno, e anche la domenica fino a mezzogiorno, come ho potuto constatare io stesso in un edificio scolastico. C’è molta gente, il seggio è anche luogo d’incontro.

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Ma poi: dove e come gestire le oltre 80'000 schede (nel caso di Berna)? Arriviamo davanti a un palazzetto dello sport di recente fabbricazione. Nelle palestre ci sono 3-400 cittadini bernesi, scelti con un procedimento casuale, chiamati a compiere il loro dovere civico. Hanno ricevuto poc’anzi in municipio precise istruzioni e ora attendono che dopo la chiusura dei seggi alle 12 arrivino le urne. Per ringraziarli, il comune offre loro panini, bibite e frutta, ma non vengono pagati.

Siedono nell’enorme sala accanto a lunghi tavoli. Le urne vengono svuotate davanti ai loro occhi e loro cominciano a mettere insieme le schede, a ordinarle, a verificarle, eventualmente a correggere gli errori di scrittura. L’intera operazione si chiama «pulizia delle schede». Il compito dei presenti è di preparare le schede in modo che in un altro centro i numeri dei candidati sulle schede valide, unite a mazzi di 20, possano essere inseriti da altri 80 cittadini in una banca dati elettronica.

Eventuali errori nella pulizia delle schede e nell’immissione dei dati vengono per quanto possibile evitati con continui controlli a campione. E sono resi individuabili grazie al fatto che tutto il percorso di elaborazione delle schede è reso tracciabile dai contrassegni apposti sulle schede stesse e sulle buste usate per il passaggio da un’operazione all’altra.

Ciò che soprattutto colpisce è il fatto che 3-400 cittadini svolgano insieme sull’arco di due giorni tutte queste operazioni senza essere remunerati. Sono scelti con criteri casuali per compiere questo lavoro per la comunità una volta nella loro vita. Chi deve dare un contributo così concreto alla democrazia, le attribuisce un valore diverso di chi la riceve per così dire gratuitamente. È difficile immaginarsi una scuola di democrazia più efficace.

Spettacolo? Delusione!

L’atmosfera nel municipio, dove si attendono i risultati delle elezioni, è però deludente. Una fiera delle vanità? Sono le persone giuste da eleggere e che dovrebbero rappresentarci? Interrogativi che sorgono in questo momento. Un politico risponde a una domanda sulla qualità delle cultura politica dicendosi soddisfatto. Ma aggiungendo che meno chiare sono le maggioranze, più tale qualità è alta, perché il dialogo diventa necessario.

Di sicuro è meglio poter scegliere coloro che ci rappresentano, è meglio dover seguire il meno possibile i desideri dei partiti, è meglio obbligarli con l’uso del referendum e dell’iniziativa popolare a collaborare in maniera costruttiva, per non essere smentiti dal popolo sovrano. Fortunati gli svizzeri che non sono totalmente alla mercé dei loro rappresentanti politici, che nelle elezioni non devono puntare tutto su una sola carta e non perdono per sempre la loro voce, ma possono intervenire se necessario in modo diretto nel processo decisionale! Da questo punto di vista, il tasso di partecipazione del 48,4% a queste elezioni non è una prova di sfiducia verso i rappresentanti politici, ma la loro salutare relativizzazione. Sì, fortunati gli svizzeri. Ma quanti di loro sanno quanto vale la loro democrazia?

Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle dell'autore e non riflettono necessariamente la posizione di swissinfo.ch.


Traduzione dal tedesco di Andrea Tognina



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