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Referendum 4 dicembre in Italia


Più strumenti partecipativi, dice la Boschi a italiani in Svizzera







"Bisogna avere il coraggio di provare a cambiare", ha esortato domenica a Zurigo la ministra italiana per le riforme costituzionali Maria Elena Boschi, illustrando le sue ragioni per il sì al referendum del 4 dicembre. Un incontro organizzato dal PD svizzero, durante il quale ha raccolto tanti consensi, ma ha anche avuto un aspro scambio di battute con una contestatrice, che le ha fatto perdere le staffe.

Invitata dal PD svizzero, la ministra italiana per le riforme costituzionali e i rapporti con il parlamento, Maria Elena Boschi, ha trovato molti sostenitori ad attenderla alla Casa d'Italia a Zurigo, dove ha dato la sua visione della riforma costituzionale su cui gli italiani voteranno il 4 dicembre. (swissinfo.ch)

Invitata dal PD svizzero, la ministra italiana per le riforme costituzionali e i rapporti con il parlamento, Maria Elena Boschi, ha trovato molti sostenitori ad attenderla alla Casa d'Italia a Zurigo, dove ha dato la sua visione della riforma costituzionale su cui gli italiani voteranno il 4 dicembre.

(swissinfo.ch)

"Non sono qui come ministra in veste istituzionale ufficiale, sono qui a mie spese a fare campagna referendaria", ha tenuto a sottolineare, Maria Elena Boschi, giunta in Svizzera dopo le critiche subite per il suo giro di visite agli italiani in Sudamerica e nel bel mezzo delle polemiche sulla lettera inviata agli italiani all’estero dal primo ministro Matteo Renzi, firmatosi come segretario del Partito democratico.

Una comunità, quella degli italiani all’estero che costituisce oltre 4 milioni di aventi diritto di voto su un totale di più di 51 milioni, pari a quasi l'8%. È vero che solitamente sono meno propensi a votare rispetto ai connazionali in patria. A titolo di esempio all’ultimo referendum abrogativo sulle trivelle, il 17 aprile scorso, quando non era stato raggiunto il quorum, la partecipazione in Italia era stata del 32,1%, contro il 19,7% all’estero. Ma in passato è già capitato che il loro voto è stato determinante. Non è dunque escluso che lo sia anche nella combattuta partita del 4 dicembre.

Un’esclusione nella logica territoriale

In questo referendum potrebbe peraltro essere portato a partecipare un numero di italiani all’estero superiore al solito, perché la riforma li concerne direttamente: se fosse adottata, non sarebbero più rappresentati al Senato. "Se da 315 senatori si passa a cento, non spariscono solo i sei eletti all’estero, ma anche altri 209 di quelli sinora scelti dagli italiani che vivono in Italia", ha osservato la ministra, rispondendo a una domanda del giornalista che conduceva, secondo la sua definizione, una "intervista dialogo".

L’assenza della rappresentanza estera sarebbe giustificata dal nuovo ruolo che avrebbe il Senato in versione light: esso rappresenterebbe le autonomie territoriali. "Non credo che in un Senato che rappresenta le regioni e i comuni si possa immaginare un territorio per esempio Oceania o Europa", ha argomentato la Boschi.

La ministra ha ricordato che gli italiani all’estero manterrebbero i loro dodici rappresentanti alla Camera dei deputati, ossia "la Camera che avrebbe l’indirizzo politico, che approverebbe il 97% delle leggi, che darebbe e revocherebbe la fiducia al governo. Quindi che di fatto avrebbe il ruolo di maggior protagonismo, che inciderebbe di più sulle scelte del paese".

Più democrazia partecipata

Nel paese simbolo della democrazia diretta, Maria Elena Boschi ha posto un accento particolare su questo aspetto della vasta riforma costituzionale su cui saranno chiamati a pronunciarsi gli italiani tra tre settimane. "Se vince il sì, con la nuova Costituzione avremo anche da noi in Italia maggiori strumenti di partecipazione diretta di oggi. Io credo che voi forse più di chiunque altro possiate apprezzare questa parte della riforma, vista l’esperienza che avete fatto qui in Svizzera".

La ministra ha rilevato che se la riforma fosse approvata, sarebbero introdotti dei referendum consultivi, che oggi non figurano nella Costituzione italiana. In più "abbasseremmo il quorum di partecipazione per la validità dei referendum abrogativi", rendendoli così più efficaci.

Per essere precisi, a partire da 800mila firme raccolte il quorum non corrisponderebbe più alla maggioranza del corpo elettorale, bensì a quella dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei deputati. Invece, al di sotto delle 800mila firme fino alla soglia minima di 500mila, il quorum non diminuirebbe rispetto ad ora.

Quanto alle proposte di legge di iniziativa popolare, sarebbe introdotto l’obbligo per il parlamento di esaminarle. Naturalmente il parlamento potrebbe modificarle, è il suo lavoro. Ma sarebbe obbligato a valutarle", ha aggiunto Maria Elena Boschi, rilevando che in tutti questi anni, non essendo vincolato, il parlamento ha preso in esame solo tre proposte presentate dai cittadini.

Su questo strumento occorre tuttavia puntualizzare che con la riforma il numero minimo di firme necessarie triplicherebbe, passando dalle attuali 50mila a 150mila.

Finale animato

In una sala affollata di un pubblico in netta maggioranza favorevole al sì alla riforma costituzionale, era un susseguirsi di battimani di fronte alla brillante oratoria della ministra. Ma sul finale, mentre parlava della necessità di concentrarsi sul vero oggetto del voto, ovvero sulla riforma, e di non più fare del referendum una questione di governo, di partiti o di persone, si è improvvisamente levata una nota fuori dal coro acclamatore. All’affermazione della ministra "non dobbiamo personalizzare", una donna le ha gridato: "lo avete già fatto!".

L’ammissione della Boschi che effettivamente era stato commesso uno sbaglio, non è bastata a calmare gli animi. È così nato un animato battibecco tra la contestatrice, sostenuta da un altro fautore del no al referendum, e molti sostenitori del sì, mentre la ministra ha cominciato a sua volta a gridare e a proferire rimproveri, quali per esempio: "Noi non ci permettiamo di andare alle scarsissime iniziative organizzate da altri a interrompere chi sta parlando". E alla battuta del moderatore, secondo cui, quando ci sarà la democrazia diretta ci saranno discussioni di questo tipo su determinati temi, la Boschi ha risposto stizzita di non avere "problemi ad accettare le discussioni, ma quando si rispettano le regole del gioco".

il video del Fatto Quotidiano

In conclusione, comunque, è tornata la calma e la ministra ha invitato la donna che la contestava a farle una domanda. Un privilegio concesso solo a due altre persone del pubblico. Al termine di quello che Maria Elena Boschi ha chiamato dibattito, ma che a noi è sembrato piuttosto un eccellente monologo, raccogliendo opinioni tra il pubblico abbiamo avuto la netta impressione che ognuno fosse rimasto con le proprie convinzioni. Alcune persone invece ancora indecise ci hanno detto che la ministra non è riuscita a sciogliere completamente i loro dubbi.

Quel che è certo, è che ora la campagna entra veramente nel vivo. Nei prossimi giorni gli italiani in Svizzera riceveranno i plichi di voto ed entrambe le parti moltiplicheranno le attività di propaganda.

I punti principali della riforma, nel video tvsvizzera.it/RSI

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