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Svizzeri all'estero


Riparte l’e-voting tra speranze, diffidenze e concorrenza







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Il voto online per gli svizzeri all’estero compie un passo in avanti il 27 novembre a Friburgo, il primo dei cantoni bloccati nel 2015 dalla Confederazione a riproporlo. Lo fa con un nuovo sistema, fornito dalla Posta, che l’ha spuntata su quello proposto dal cantone di Ginevra. Un terzo concorrente – una società zurighese – irrompe ora nella corsa per la conquista di nuovi cantoni.

L'e-voting avanza lentamente in Svizzera. Sono ormai sfumate le speranze di raggiungere l'obiettivo di metterlo a disposizione di tutti gli svizzeri all'estero per le elezioni federali del 2019. (Keystone)

L'e-voting avanza lentamente in Svizzera. Sono ormai sfumate le speranze di raggiungere l'obiettivo di metterlo a disposizione di tutti gli svizzeri all'estero per le elezioni federali del 2019.

(Keystone)

La prova che il voto elettronico affronta domenica prossima nel cantone di Friburgo è molto delicata. Non solo è la prima volta che uno dei nove cantoni che facevano capo al sistema del consorzio "Vote électronique" – non più autorizzato dal governo svizzero nell’agosto 2015 a causa di lacune nella sicurezza – ricomincia ad offrire questo canale di voto ai propri cittadini residenti all’estero. Ma in più è la prima volta che viene utilizzato il "Post E-Voting", ossia il sistema sviluppato dalla Posta svizzera in collaborazione con la società spagnola Scytl.

Il cantone di Friburgo lo ha preferito al "CHvote", il sistema sviluppato da Ginevra, da vari anni utilizzato anche dai cantoni di Basilea Città, Berna e Lucerna. La scelta ha suscitato critiche di alcuni politici che non vedono di buon occhio un sistema non interamente in mano allo Stato, oltretutto più caro. Tanto più dopo l’esperienza fatta con il sistema del consorzio capeggiato da Zurigo, che era stato sviluppato da una società privata, mentre quello del cantone di Ginevra in 13 anni di e-voting ha superato tutte le prove.

Ripartizione dei costi

La condivisione della piattaforma di voto elettronico di Ginevra con altri cantoni interessati non ha scopo di lucro. L’obiettivo è la ripartizione dei costi: più cantoni partecipano, più i costi per ogni singolo cantone si riducono. Primo cantone ad avere eseguito prove di e-voting nel 2003, Ginevra da allora ha effettuato più di cento scrutini, sia votazioni che elezioni, ai livelli comunale, cantonale e federale. Quest’anno Ginevra ha adottato una modifica di legge per poter pubblicare progressivamente il codice sorgente del suo sistema.

In risposte a parlamentari e a giornalisti, il governo friburghese ha però evidenziato le garanzie di sicurezza sia del sistema, che offre la verificabilità completa, sia della Scytl, leader mondiale del settore. La società spagnola ha già sviluppato il sistema di voto elettronico del cantone di Neuchâtel. Anche questo ha superato tutte le prove effettuate finora.

Inoltre il "Post E-Voting" è un sistema di seconda generazione completo, mentre il "CHvote" non è ancora ultimato, aggiungono le autorità friburghesi. Cosicché, appena Friburgo avrà creato le basi legali necessarie, potrà progressivamente estendere questo canale di voto all’elettorato residente nel cantone, assicurano. Per il momento, comunque, il governo federale ha rilasciato l’autorizzazione per le prove fino alla fine del 2018. Queste si limitano agli oltre 5'000 elettori all’estero iscritti in catalogo nel cantone di Friburgo.

Occhi puntati sulla prova dei fatti

Il primo test concreto da superare sarà appunto quello di domenica, quando i friburghesi all’estero potranno utilizzare questo strumento sia per votare sull’iniziativa federale "per l’abbandono del nucleare", sia per eleggere i propri candidati nel ballottaggio per il governo cantonale.

Sarà fondamentale che tutto fili perfettamente liscio. In primis naturalmente per il suo futuro nel cantone, ma anche per l’avvenire della Posta in questo settore e più in generale per quello del voto online in Svizzera, poiché vi sono ancora molti politici che ritengono questi sistemi vulnerabili, esposti al pericolo di malversazioni e attacchi di hacker.

Dal canto suo, pur avendo vinto la partita per Friburgo, La Posta è in svantaggio nella competizione con Ginevra, che di recente ha messo a segno nuovi punti. Altri due cantoni del defunto consorzio "Vote électronique" – San Gallo e Argovia – nelle ultime settimane hanno infatti optato per il sistema ginevrino. Il loro obiettivo è di reintrodurre questo canale di voto nell’autunno dell’anno prossimo, se il governo federale rilascerà le autorizzazioni.

Tra i due litiganti spunta il terzo incomodo

Le decisioni di questi due cantoni sono però ora contestate da una nuova contendente: la società emineo. "Abbiamo presentato ricorso contro entrambe le procedure d’appalto", ci dice Werner Zecchino, cofondatore della società informatica. Nel mirino, la condizione posta nel bando di concorso da San Gallo e da Argovia, secondo cui il sistema deve già essere autorizzato in un altro cantone. In altri termini, dunque, solo il cantone di Ginevra e La Posta entravano in considerazione. "Con questo criterio il mercato viene chiuso, non è più possibile alcuna concorrenza", aggiunge.

Quanto ad emineo, in ambedue i cantoni ha "presentato un’offerta insieme a una società partner tedesca, attiva a livello internazionale, che ha già sviluppato sistemi di e-voting all’estero", indica Werner Zecchino. La società zurighese attualmente "ha contatti esplorativi con altri cantoni, tutti nella Svizzera tedesca".

Adesso c’è grande attesa per le decisioni dei tribunali, in questo settore con un grande potenziale di espansione nei prossimi anni, che potrebbe far gola ad altre società. Attualmente solo sei dei 26 cantoni della Svizzera hanno introdotto il voto elettronico e soltanto in quelli di Ginevra e di Neuchâtel anche parte dell’elettorato locale può usufruirne, mentre gli altri lo mettono a disposizione unicamente degli svizzeri all’estero. Con l’eccezione di Basilea Città, che dal giugno 2016 lo offre anche a elettori con disabilità residenti nel cantone.

Ritmi molto diversi

Oltre a San Gallo e Argovia che hanno appena deciso di riprendere le prove di e-voting, vi sono anche altri cantoni che si stanno muovendo nella stessa direzione. Dopo l’esperienza negativa con il consorzio, vi sono tuttavia cantoni che non sono più disposti a investire soldi in prove per poi ritrovarsi con un pugno di mosche. Preferiscono prepararsi ad introdurre direttamente un sistema certificato per il voto elettronico universale, ossia per tutto il corpo elettorale. Per esempio Glarona, che vorrebbe raggiungere questo obiettivo entro il 2018, e i Grigioni entro il 2020-2021.

Vi sono poi cantoni che non hanno nemmeno adattato le basi legali per poter avviare prove di voto online e che non danno alcun segno di volersi adeguare in fretta, come i due Appenzello, il Giura o il Ticino.

Un quadro più preciso dei piani per i prossimi anni si avrà verso febbraio-marzo 2017, quando la Cancelleria federale pubblicherà un rapporto indirizzato al governo, con i risultati della consultazione che sta conducendo presso tutti i cantoni. Appare tuttavia già certo che l’obiettivo di introdurre il voto elettronico nei due terzi dei cantoni, previsto dalle linee guida 2017-2019 di E-government Svizzera, non si concretizzerà, e che gli svizzeri all’estero dovranno aspettare ancora parecchio prima di disporre tutti di questo canale di voto.

Esigenza della Quinta Svizzera

L’Organizzazione degli svizzeri all’estero si batte da anni per l’introduzione del voto elettronico in tutti i cantoni per gli espatriati. Per molti di costoro è infatti l’unica possibilità di esercitare i loro diritti civici, poiché in certi paesi i tempi di consegna postali del materiale di voto sono troppo lunghi.

Il senatore Filippo Lombardi e il deputato Tim Guldimann hanno depositato ciascuno una mozione in cui chiedevano di obbligare per legge i cantoni a mettere l’e-voting a disposizione di tutti gli svizzeri all’estero entro le elezioni federali del 2019. La Camera dei cantoni ha respinto la mozione di Lombardi lo scorso marzo, seguendo la raccomandazione del governo, il quale rammentava che lo svolgimento di elezioni e votazioni è di competenza dei cantoni. Dopo il rifiuto alla Camera dei cantoni, Guldimann ha ritirato la propria mozione alla Camera del popolo.


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