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Studio europeo


Dei media di servizio pubblico forti sono un bene per la democrazia







L’esistenza di mass media di servizio pubblico solidi e ben finanziati è un segno di una democrazia ben radicata. È una delle conclusioni a cui giunge uno studio condotto dall’Unione Europea di radio-televisione (UER).

Il 18 ottobre 2015, i presidenti dei principali partiti svizzeri commentano a caldo i risultati delle elezioni legislative per la radiotelevisione pubblica.  (Keystone)

Il 18 ottobre 2015, i presidenti dei principali partiti svizzeri commentano a caldo i risultati delle elezioni legislative per la radiotelevisione pubblica. 

(Keystone)

Lo studio Trust in Media 2016 si basa sui dati raccolti due volte all’anno nel quadro dell’Eurobarometro della Commissione europea. Il sondaggio viene svolto nei 28 paesi membri dell’UE e in cinque paesi candidati all’adesione (Serbia, Montenegro, Macedonia, Albania e Turchia).

La prima constatazione da fare è che la radio, sia pubblica che privata, è al primo posto per quanto riguarda la credibilità. Su tutto il continente, il 55% degli intervistati ha dichiarato di avere fiducia in questo mass media. Il tasso è appena un po’ più basso nei Balcani, in Grecia e in Turchia.

La televisione giunge in seconda posizione, con un indice di fiducia del 48%, seguita dalla stampa, col 43%. Tuttavia, il sud dell’Europa (Francia compresa) ha meno fiducia nella televisione che il nord. La stampa, invece, gode di maggiore considerazione in Scandinavia, nel Benelux, in Portogallo e in qualche paese dell’est rispetto al resto del continente.

Per quanto concerne internet, solo il 35% degli europei dice di avere fiducia. Ancora più bassa la credibilità delle reti sociali: appena il 20% afferma di dare credito a quanto viene pubblicato su queste piattaforme.

La Svizzera non è inclusa in questo studio europeo. Per avere un’idea della fiducia che gli elvetici accordano ai loro mass media, bisogna esaminare il «Barometro delle preoccupazioni», che l’istituto gfs.bern elabora ogni anno per conto della banca Credit Suisse. Anche se le categorie non sono le stesse di quelle utilizzate per lo studio europeo, i risultati assomigliano a quelli registrati nel resto del continente, con uno scarto però meno netto. Con il 52%, la radio è il media più credibile agli occhi degli svizzeri. Seguono la stampa a pagamento (51%), la televisione (50%), internet (48%) e i giornali gratuiti (46%).

E la democrazia?

«Il nostro studio mostra che quando sono bene sviluppati e correttamente finanziati, i media di servizio pubblico non si accontentano di informare o di divertire, ma svolgono un ruolo positivo per la democrazia», scrive Roberto Suarez Candel, responsabile del Media Intelligence Service (MIS) dell’UER, che ha realizzato lo studio europeo. Questo ruolo positivo si tradurrebbe in una maggiore libertà di stampa, in una partecipazione elettorale più elevata e in meno estremismo di destra.

Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno analizzato i legami tra gli indicatori politici e sociali e la situazione dei media di servizio pubblico nei diversi paesi. Questi legami sono ritenuti «particolarmente interessanti nel contesto attuale, caratterizzato da una debole partecipazione elettorale, dalla corruzione e dell’ascesa dell’estrema destra in Europa».

«Non si può affermare che dei media audiovisivi solidi e dinamici abbiano quale conseguenza più democrazia e meno corruzione, tempera Roberto Suarez Candel. Per la prima volta possiamo però affermare che esistono dei legami tra questi diversi elementi».

Realizzato dalla più grande alleanza di radio e televisioni pubbliche al mondo, questo studio non mancherà di sollevare delle critiche. I suoi autori possono infatti difficilmente essere considerati neutrali.

Anche in Svizzera il dibattito è acceso da anni. Prima della pausa estiva, il governo elvetico ha pubblicato un rapporto che giunge alla conclusione che è necessario mantenere la stessa rotta in materia di radiotelevisione pubblica, seppur con qualche modifica. Tocca ora alle commissioni parlamentari occuparsi del dossier. Le critiche più forti arriveranno dalla destra, dove l’ostilità nei confronti della Società svizzera di radiotelevisione (SSR) è più marcata.

 

Ritenete anche voi che i media di servizio pubblico contribuiscano a rafforzare la democrazia? Oppure bisognerebbe lasciare l’informazione interamente nelle mani del settore privato? Dite la vostra.


Traduzione di Daniele Mariani, swissinfo.ch

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