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Sud-est asiatico


Democrazia diretta in Cambogia: indebolita, ma non infranta



Di Anne-Laure Porée, Phnom Penh




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Oltre un milione e mezzo di persone hanno reso omaggio a Kem Ley, il cofondadotre del Partito cambogiano della democrazia diretta ucciso il 10 luglio 2016. (Anne-Laure Porée/swissinfo.ch)

Oltre un milione e mezzo di persone hanno reso omaggio a Kem Ley, il cofondadotre del Partito cambogiano della democrazia diretta ucciso il 10 luglio 2016.

(Anne-Laure Porée/swissinfo.ch)

Militante della democrazia diretta, Kem Ley è stato ucciso il 10 luglio a Phnom Penh in circostanze che ricordano quelle di un omicidio politico. Il suo partito però non demorde. La Svizzera, inquieta per i freni imposti alla democratizzazione del paese asiatico, ha reso omaggio a Kem Ley, con cui collaborava.

«La morte di Kem Ley è una perdita, ma ha risvegliato la gioventù e centinaia di migliaia di persone. Oggi c’è sempre più gente che osa parlare». Secondo Yeng Virak, presidente del Partito della democrazia diretta che qui tutti chiamano GDP (Grassroots Democracy Party), ci sono dei Kem Ley in tutta la Cambogia. Queste voci meno conosciute difendono gli stessi valori di giustizia, solidarietà, non violenza, libertà e integrità. Donne e uomini che, a modo loro, osano criticare l’autoritarismo del Partito del popolo cambogiano (PPC) e del suo primo ministro Hun Sen, alla testa del paese da oltre 30 anni.

L’opposizione, anch’essa criticata da Kem Ley durante le ultime elezioni legislative nel 2013 per la sua mancanza di democrazia interna, non propone l’alternativa a cui aspirano numerosi cambogiani, sostengono i fondatori del GDP. «Questi partiti forniscono soltanto dei conformisti. Noi vogliamo invece fornire dei buoni dirigenti», afferma Yeng Virak.

Il presidente del GDP Yeng Virak (e sullo sfondo un ritratto di Kem Ley). (Anne-Laure Porée/swissinfo.ch)

Il presidente del GDP Yeng Virak (e sullo sfondo un ritratto di Kem Ley).

(Anne-Laure Porée/swissinfo.ch)

Una difesa contro il nepotismo

Una delle sfide del GDP consiste dunque nell’attaccare il nepotismo che impregna le relazioni sociali, politiche ed economiche in Cambogia. L’ong Global Witness ha rivelato in due rapporti nel 2007 e nel 2016 l’ampiezza del dominio della famiglia del primo ministro e delle sue reti nei settori chiave dell’economia nazionale.

Agli occhi del GDP, la democrazia diretta è l’unico modello che può contrastare il clientelismo, la corruzione e la cultura della minaccia e dell’intimidazione (la quale colpisce in particolare, da un anno, i rappresentanti dell’opposizione e della società civile). «Da moltissimo tempo, i cambogiani considerano il loro dirigente come un dio. È un’ideologia che è stata portata avanti dai dirigenti. Si credono superiori, garantiscono futuro e protezione a coloro che li sostengono. Possiamo definirlo un lavaggio del cervello», commenta Yeng Virak.

I semi della democrazia a livello locale

A detta del presidente del GDP, la realtà della Cambogia è però completamente diversa. Allo schema piramidale di un potere centralizzato, dove nessuno decide nulla senza l’avallo del suo superiore, si sovrappone quello di una moltitudine di entità locali in cui i cambogiani sperimentano la democrazia nella vita di tutti i giorni: associazioni o cooperative agricole, gruppi locali di risparmio, comitati delle pagode…

I rappresentanti di queste strutture vengono eletti e i loro elettori dispongono di strumenti di controllo. Inoltre, le decisioni sono prese collettivamente. È a questo livello locale che la democrazia cambogiana affonda le sue radici.

Il GDP incoraggia i rappresentanti di queste strutture a entrare in politica. Il passo rimane tuttavia difficile visto che seccature e rappresaglie sono all’ordine del giorno. Nella capitale Phnom Penh, una donna in lacrime per la morte di Kem Ley ha lasciato intendere di non poter condividere la sua tristezza con i vicini affiliati al PPC per timore di essere stralciata dalle liste elettorali. E in campagna, un capo villaggio PPC non riceve più lo stipendio da quando si è rifiutato di impedire al figlio di aderire al GDP. Il partito ha così riunito soltanto la metà dei 4'000 membri necessari per partecipare ufficialmente alla corsa elettorale.

«Un uomo di verità» diventato un eroe nazionale

La confusione dei ruoli tra il partito al potere, lo Stato e l’economia era tra i temi prediletti di Kem Ley, l’analista politico più noto del paese. L’uomo di 45 anni, medico di formazione e ricercatore in scienze sociali, era regolarmente sollecitato dai media affinché si esprimesse sui mali della Cambogia.

Kem Ley non si accontentava di argomentare solidamente le sue critiche e di effettuare delle inchieste sul terreno. Avanzava anche raccomandazioni costruttive. Numerosi cambogiani lo consideravano «un uomo di verità», vicino al popolo. La sua uccisione ha fatto di lui un eroe nazionale, come ha testimoniato l’immensa folla (oltre un milione e mezzo di persone) che ha partecipato al suo funerale.

L’assassinio ha inoltre moltiplicato le iscrizioni al GDP, che Kem Ley aveva cofondato nell’agosto 2015 con la speranza di cambiare le pratiche politiche dall’interno e di influenzare gli altri partiti. Aveva però limitato il suo ruolo a quello di promotore, rifiutando la carica di capo partito.

Concepito sulla base di alcune pratiche locali e ispirato al modello svizzero delle votazioni, al modello americano delle primarie e a quello tedesco di governo di coalizione, il GDP è un alieno nel mondo politico cambogiano, così come nell’insieme del Sud-est asiatico. Un alieno che tenterà di convincere il popolo alle prossime elezioni comunali del 2017.

Il funerale di Kem Ley filmato da Jeremiah Overman, un cineasta residente a Phnom Phen dal 2014.

Le preoccupazioni della Svizzera in Cambogia

Nel corso della 32° sessione del Consiglio dei diritti umani (dal 13 giugno all’8 luglio 2016), Berna ha menzionato, tra le varie cose, le restrizioni governative alla democratizzazione del paese asiatico: «In Cambogia, la Svizzera è inquieta per la recente adozione di leggi che restringono i diritti alla libertà di espressione, di associazione e di riunione pacifica, così come per le pressioni e gli arresti arbitrari nei confronti di difensori dei diritti umani. La Svizzera invita la Cambogia a rispettare i suoi obblighi internazionali e in particolare a permettere ai difensori dei diritti umani di agire senza il timore di rappresaglie».

Nell’ambito delle relazioni tra i due paesi, il ministro degli affari esteri svizzero Didier Burkhalter ha incontrato il 22 giugno a Berna il ministro dell’interno cambogiano Sar Kheng. Il responsabile svizzero ha rammentato l’importanza della «protezione dei diritti umani, della separazione dei poteri e della garanzia di un clima propizio al dialogo democratico».

In seguito all’assassinio dell’attivista Kem Ley, lo scorso 10 luglio, la diplomazia elvetica ha fatto sapere al Segretario di Stato per gli affari esteri, Ouch Borith, che Berna esige un’inchiesta approfondita.

Isella Sonja, portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri, rammenta che l’ufficio della cooperazione svizzera (DSC) a Phnom Penh ha lavorato strettamente con Kem Ley. «Ha messo a disposizione le sue competenze e i suoi consigli per la realizzazione di un programma di cooperazione della DSC in Cambogia. La Svizzera ha quindi espresso le sue condoglianze alla famiglia del defunto nei giorni seguenti il suo assassinio».

Quest’anno, la Svizzera ha inoltre condiviso le preoccupazioni espresse da altri paesi europei nel quadro della “Strategia europea congiunta per la Cambogia (2014-2018)”.


Traduzione dal francese di Luigi Jorio

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