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Tradizione e modernità


L’Appenzello, da 500 anni svizzero



Di Julia Slater, Appenzello e Herisau




Volti ormai noti a quasi tutti gli svizzeri: i tre appenzellesi che rifiutano di svelare i segreti del formaggio Appenzeller. (Keystone)

Volti ormai noti a quasi tutti gli svizzeri: i tre appenzellesi che rifiutano di svelare i segreti del formaggio Appenzeller.

(Keystone)

«Non tradiremo il nostro segreto»: in un nota pubblicità televisiva, tre signori anziani dall’aria determinata vantano i pregi del formaggio appenzellese. La pubblicità sfrutta alcuni valori spesso associati all’Appenzello: tradizione, amore per la patria e ostinazione.

Il 17 dicembre 2013 ricorrono i 500 anni dall’adesione del canton Appenzello alla Confederazione svizzera. L’anniversario è stato celebrato nel corso di tutto l’anno. All’evento culminante ha partecipato anche il presidente della Confederazione, Ueli Maurer.

Nel suo discorso, Maurer ha rivolto ai presenti parole di grande ammirazione per il cantone: «Con la fierezza che dimostrate per la vostra patria e con le vostre tradizioni siete un esempio meraviglioso della diversità del nostro paese».

Ma se è vero che la Svizzera è fatta di molte realtà diverse, agli occhi di chi vive altrove il piccolo cantone della Svizzera nord-orientale – composto in realtà di due semicantoni, Appenzello interno e Appenzello esterno – appare un po’ più diverso dagli altri.

Appenzello, un caso speciale

L’Appenzello è l’unico cantone completamente circondato da un altro cantone (San Gallo).

È anche l’unico cantone a non essere collegato direttamente alla rete delle Ferrovie federali svizzere. Il servizio ferroviario nel cantone è assicurato dalle Appenzeller Bahnen; buona parte della linea è a scartamento ridotto.

L’Appenzello interno è l’unico cantone, insieme a Glarona, ad aver conservato la Landsgemeinde, l’assemblea annuale in piazza dei cittadini.

Luoghi comuni

«Ci sono molto luoghi comuni a proposito dell’Appenzello, per esempio l’idea che sia molto chiuso su sé stesso, ma credo che questa sia una vecchia storia», dice Daniel Fässler, il landamano – vale a dire il presidente del governo – del canton Appenzello interno.

«Ci piace vivere con un piede nella storia, la tradizione per noi è molto importante. Ma ci sentiamo a casa anche nel mondo moderno. È una sorta di funambolismo, ma ce la caviamo abbastanza bene».

Ciò non toglie che molti svizzeri, come conferma un sondaggio realizzato all’inizio dell’anno dall’azienda di marketing Campaignfit, identifichino l’Appenzello – e soprattutto l’Appenzello Interno – con caratteristiche come la ristrettezza mentale e il conservatorismo.

Forse i due semicantoni non hanno ancora superato il fatto di aver resistito a lungo prima di concedere il voto alle donne a livello cantonale, anche dopo che il suffragio femminile era stato introdotto a livello federale. L’Appenzello interno ha dato il voto alle donne solo nel 1991, dopo una sentenza del Tribunale federale, l’Appenzello esterno ha approvato di misura la riforma dei diritti politici nel 1990.

Ma chi ricorda che solo quattro anni dopo il cantone è diventato, a pari merito con Berna, il cantone con il maggior numero di donne in governo? O che l’Appenzello interno è la patria di Ruth Metzler, terza donna in ordine di tempo a essere eletta nel governo federale?

«Forse è stato come un risveglio di primavera. Finalmente potevamo far politica ed essere rappresentate nelle istituzioni cantonali. Purtroppo oggi constato che le donne non sono più così interessate alla politica. È una cosa che mi dà molto fastidio», osserva Marianne Koller-Bohl, l’attuale landamano dell’Appenzello esterno.

A suo avviso, il ritardo con cui i diritti politici sono stati concessi alle donne dipende dalla forza della tradizione e in particolare dell’istituzione della Landsgemeinde, l’assemblea annuale in piazza in cui i cittadini maschi votavano su temi cantonali. «I votanti temevano di perdere questa tradizione se le donne vi avessero preso parte», dice Koller-Bohl.

In effetti, l’Appenzello esterno ha abolito la Landsgemeinde nel 1997, mentre nell’Appenzello interno la tradizione sopravvive, con la partecipazione di entrambi i sessi.

Lo storico Josef Küng, originario del canton Grigioni ma che ha vissuto nell’Appenzello interno per 40 anni, ha una spiegazione leggermente diversa del perché gli uomini di entrambi i semicantoni hanno respinto tre volte il suffragio femminile.

«In un’epoca di rapidi cambiamenti sociali forse gli appenzellesi hanno tentato di aggrapparsi disperatamente a uno degli ultimi bastioni maschili», suggerisce.

L’anniversario dell’Appenzello

Il 17 dicembre 2013 ricorre il 500° anniversario dell’adesione dell’Appenzello alla Confederazione.

L’Appenzello è stato l’ultimo dei 13 cantoni originari della Confederazione, una costellazione che è rimasta sostanzialmente invariata fino all’invasione francese del 1798.

Tuttavia l’Appenzello si è diviso in due semicantoni – Appenzello interno (AI) e Appenzello esterno (AR) – nel 1597, per motivi religiosi. L’Appenzello interno riuniva i distretti rimasti cattolici, l’esterno quelli passati al protestantesimo.

La divisione avvenne pacificamente, sotto la supervisione di altri membri della Confederazione.

Appenzello interno ed esterno sono due dei sei semicantoni che fanno parte della Confederazione. Gli altri sono Obvaldo/Nidvaldo e Basilea città/Basilea campagna.

I semicantoni possono inviare un solo rappresentante nel consiglio degli Stati (camera dei cantoni), mentre gli altri cantoni hanno diritto a due seggi. Nelle votazioni federali in cui conta anche la maggioranza dei cantoni, i semicantoni hanno solo mezzo voto. Per il resto sono equiparati ai cantoni; nella costituzione federale del 1999, il termine semicantoni non viene più utilizzato.

Mentalità diverse

I due semicantoni si sono comportati in modo simile rispetto al suffragio femminile, ma le differenze tra di loro sono profonde e risalgono a molti secoli fa, più precisamente al 1597.

All’epoca l’Appenzello si spaccò in due lungo il confine religioso: l’Appenzello interno è formato dai distretti che rimasero fedeli al cattolicesimo romano, l’Appenzello esterno da quelli che aderirono alla riforma protestante.

L’archivista cantonale dell’Appenzello esterno, Peter Witschi, afferma che sebbene le due parti possano apparire simili, ci sono «enormi differenze» di mentalità, eredità non tanto delle differenze confessionali.

Küng è dello stesso avviso: «Lo spirito della riforma protestante stimolò nell’Appenzello esterno lo sviluppo dell’industria e dei commerci. Quella parte del cantone divenne più cosmopolita, anche se non mancavano le correnti conservatrici».

L’industria tessile dell’Appenzello esterno risale al XVI secolo. Le esportazioni erano dirette inizialmente verso l’Europa, più tardi, dalla metà del XIX secolo, verso tutto il mondo.

L’Appenzello interno invece rimase essenzialmente una regione agricola. Pur esportando alcuni prodotti alimentari, i suoi mercati erano limitati all’area attorno al lago di Costanza.

Una cosa che i due semicantoni condividono è il loro attaccamento alle tradizioni. Ma in questo anno giubilare anche le tradizioni hanno assunto talvolta un aspetto moderno e cosmopolita.

Riunificazione

Nonostante le differenze, molti oratori presenti alla festa per l’anniversario hanno sottolineato l’inedita collaborazione tra i due semicantoni per la ricorrenza dell’adesione alla Confederazione.

Secondo Ruth Corminboeuf, deputata al parlamento dell’Appenzello interno, i due semicantoni si sono avvicinati molto negli ultimi 20 o 30 anni. «Siamo diventati più aperti e abbiamo capito che lavorare insieme è una buona cosa. E dobbiamo lavorare insieme, perché siamo piccoli».

Un giorno ci sarà di nuovo un unico canton Appenzello? L’ultimo articolo del documento che sancì la separazione nel 1597 recita: «La divisione deve permanere solo finché entrambe le parti lo desidereranno. Sono libere di riunirsi in ogni momento».

Hans Peter Knöpfel, vicepresidente del distretto di Rüte nell’Appenzello interno, incarna nella sua persona l’unità del cantone. È cresciuto nell’Appenzello esterno, in un’epoca in cui l’altra metà del cantone era «così lontana che non avevamo nessuna relazione», e si è trasferito nell’Appenzello interno dopo il matrimonio.

Ciononostante, dubita dell’opportunità di un’unione politica. «Non credo che abbiamo bisogno di fonderci. Forse abbiamo bisogno di sfruttare alcune sinergie, ma già lo stiamo facendo. L’unico vantaggio sarebbe che come unico cantone saremmo più forti nelle nostre relazioni con la Confederazione. Ma per il resto non ne abbiamo bisogno. Viviamo molto bene come vicini».

L’economia appenzellese

Appenzello interno

L’agricoltura continua a essere un settore importante, che dà lavoro al 16% circa della popolazione. Meno di un terzo della popolazione attiva lavora nel settore industriale, poco più della metà nel settore dei servizi.

Appenzello esterno

L’agricoltura offre solo l’8% dei posti di lavoro. Un po’ più di un terzo della forza lavoro è attivo nel settore industriale, il settore dei servizi impiega il 58% dei lavoratori.


(traduzione di Andrea Tognina), swissinfo.ch



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