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Visita in Svizzera di Béji Caid Essebsi


"La Tunisia ha percorso buona parte del cammino"



Di Slaheddine Jourchi, Tunisi




Béji Caid Essebsi è giunto in Svizzera il 18 febbraio per una visita di Stato di due giorni. In un'intervista a swissinfo.ch, il presidente tunisino afferma che la stretta cooperazione con la Confederazione sarà un prezioso aiuto per portare a termine la transizione democratica del dopo Ben Ali.

Giunto in Svizzera per una visita di Stato di due giorni, il presidente tunisino Béji Caid Essebsi è stato accolto con gli onori militari dal suo omologo della Confederazione Johann Schneider-Ammann. (Reuters)

Giunto in Svizzera per una visita di Stato di due giorni, il presidente tunisino Béji Caid Essebsi è stato accolto con gli onori militari dal suo omologo della Confederazione Johann Schneider-Ammann.

(Reuters)

Il presidente tunisino è atterrato giovedì mattina all'aeroporto di Zurigo-Kloten, dove il presidente della Confederazione Johann Schneider-Amman lo ha accolto con gli onori militari. Al centro dei colloqui vi sono la transizione democratica avviata nel 2011 in Tunisia e le relazioni economiche bilaterali. Sarà pure affrontata la spinosa questione degli averi del deposto presidente Ben Ali e della sua cerchia, tuttora bloccati in Svizzera.

swissinfo.ch: Lei è il primo presidente tunisino democraticamente eletto a suffragio universale che compie una visita di Stato in Svizzera. Cosa significa questo per lei e per le relazioni del suo paese con una vecchia democrazia come la Svizzera?

Béji Caid Essebsi: Lo Stato svizzero ha una posizione speciale nel mondo poiché è attaccato alla neutralità in senso positivo. Possiamo dire che le nostre relazioni bilaterali erano e rimangono positive in modo duraturo, soprattutto perché la Svizzera è stata uno dei primi Stati a riconoscere l'indipendenza del nostro paese.

Il collocamento stesso dell'ambasciata è una prova lampante della profondità delle relazioni tra i due Stati: l'edificio dell'ambasciata svizzera si trova nel cuore del palazzo presidenziale. È l'unica ambasciata situata nello spazio destinato alla presidenza della Repubblica.

La cooperazione non trascurabile che esiste tra i due paesi è molto apprezzata dalla Tunisia, soprattutto per la neutralità dello Stato svizzero, che non impone condizioni preliminari agli altri. Da parte nostra, siamo fermamente determinati a sviluppare questa cooperazione. Siamo convinti che la cooperazione con la Svizzera ci sarà di grande aiuto per completare la nostra transizione democratica.

Di fatto, la Tunisia ha certo iniziato la sua transizione democratica, ma la democrazia tunisina non si è ancora radicata definitivamente. Perché la democrazia non si impone, ma si pratica. Nonostante le difficoltà, e anche se il processo di democratizzazione non è semplice, possiamo affermare che abbiamo percorso buona parte del cammino. 

swissinfo.ch: Il mondo ha applaudito l'adozione di una Costituzione consensuale da parte della Tunisia. Ma il rallentamento nella creazione di nuove istituzioni, come la Corte costituzionale, e il ritardo nel fissare una data per le elezioni comunali e regionali sollevano qualche preoccupazione. Quali sono le principali sfide per la nascente democrazia nel suo paese?

B. C. E.: È vero, ci sono sfide che occorre ricordare per capire le cause del ritardo. Prima di tutto il terrorismo, sia per le dimensioni sia per la complessità. Finora abbiamo ottenuto dei successi relativi nella lotta contro questo pericoloso fenomeno. Ma il problema è che il terrorismo ha assunto una dimensione internazionale. E sarebbe difficile per un piccolo paese come la Tunisia superare da solo il problema del terrorismo.

In secondo luogo, la Tunisia è confrontata con una sfida sociale ed economica, perché la rivoluzione ha avuto luogo essenzialmente per cause sociali. Quindi si può risolvere la questione solo migliorando le condizioni economiche dei nostri concittadini.

In terzo luogo, oggi abbiamo un parlamento democratico pluralista, senza precedenti nella storia politica della Tunisia. Ciò in seguito alla rottura con il periodo del partito unico. Per la prima volta abbiamo anche un governo di coalizione e un parlamento in cui siedono diverse forze politiche. Il che spiega la lentezza dei progressi nel prendere decisioni.

Malgrado tutto, la Tunisia è consapevole di ciò che deve realizzare sul piano delle riforme strutturali a livello costituzionale ed economico. Tanto più che queste sono concluse a livello governativo e attualmente siamo in attesa dell'approvazione parlamentare, che richiede un certo lasso di tempo.

swissinfo.ch: La Svizzera è stata tra i primi a lanciare un programma di aiuto allo sviluppo con la Tunisia (subito dopo la caduta del vecchio regime). Ciò ha consentito di creare negli ultimi cinque anni, circa 12mila posti di lavoro e di realizzare un certo numero di progetti di qualità in aree svantaggiate. Per contro, il dossier dei fondi di Ben Ali e della sua cerchia bloccati in Svizzera dal gennaio 2011 (circa 60 milioni di franchi) è ancora in stallo. Che cosa impedisce di progredire? E quali sono le sue aspettative in questo ambito?

B. C. E.: Effettivamente non abbiamo recuperato il denaro rubato, non solo quello bloccato in Svizzera, ma anche in tutti gli altri paesi. Occorre però sottolineare che la Svizzera ha compiuto sforzi per aiutare la Tunisia. E proprio durante la mia visita in Svizzera sarà firmato un accordo di cooperazione relativo ai fondi bloccati nella Confederazione.

Sappiamo che lo Stato elvetico è confrontato con una sfida legale per aiutarci a risolvere questo problema, a causa della peculiarità giuridica delle banche svizzere.

D'altra parte, allo Stato che domanda di recuperare i fondi depredati è chiesto di fornire prove che confermino la veridicità delle sue affermazioni. Nella fattispecie, la legge sulla confisca emanata dalla Tunisia si è rivelata insufficiente, poiché dovrebbero essere pronunciate delle sentenze definitive che confermino il trasferimento degli averi e dei beni confiscati agli individui perseguiti dallo Stato. È dunque indispensabile portare questi casi davanti ai tribunali, ciò che richiede molto tempo.


(Traduzione: Sonia Fenazzi)

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