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Votazione del 28 febbraio 2016


Quale legame tra criminalità e nazionalità?



Di Renat Kuenzi (Testo), Filipa Cordeiro (Grafica)




L’Iniziativa per l’attuazione dell’Unione democratica di centro (UDC) sta dividendo la Svizzera. Tra i punti controversi l’espulsione “automatica” degli stranieri che commettono reati, senza tener conto di casi di rigore, e la revoca del diritto di residenza dei “secondos”, ossia degli stranieri nati e cresciuti in Svizzera. 

In base alla statistica della criminalità del 2014, la stragrande maggioranza dei reati compiuti in Svizzera sono stati perpetrati da “turisti del crimine”, ossia stranieri che non sono registrati presso le autorità e non hanno il diritto di soggiorno sul territorio elvetico. Per quanto riguarda invece la popolazione residente, la percentuale di condanne di stranieri rappresenta più o meno il doppio di quella degli svizzeri. 

Secondo due studi pubblicati negli ultimi anni, non ha però molto senso valutare la statistica della criminalità in base al criterio della nazionalità. I fattori più importanti sono invece il sesso, l’età, la situazione socioeconomica e il grado di formazione, rileva André Kuhn, autore di una delle due inchieste e professore di criminologia presso le Università di Losanna, Neuchâtel e Ginevra. La maggior parte dei reati sono infatti commessi da uomini al di sotto dei 30 anni, con un salario modesto e un basso livello di formazione. 

La nazionalità si situa invece soltanto al quinto rango tra le ragioni che influenzano il tasso di criminalità. Per quanto riguarda gli stranieri residenti, in molti casi si tratta di migranti provenienti da regioni di guerra, che sono stati a loro volta vittime di violenze. 

Alle stesse conclusioni giunge anche Ben Jann, docente di sociologia presso l’Università di Berna. La criminalità non dipende tanto da fattori culturali, ma piuttosto dal quadro socioeconomico, emerge dal suo studio realizzato nel 2013. Un professore tedesco ha minori probabilità di diventare criminale rispetto ad un algerino con un basso livello di formazione, sottolinea Jann. 

Per lottare efficacemente contro la criminalità occorre quindi orientarsi verso questi legami socioeconomici, ossia tentare di ridurre il fossato tra le classi sociali e migliorare le possibilità di accedere ad una buona formazione professionale. 


Traduzione di Armando Mombelli, swissinfo.ch

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