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«Una società debole ha bisogno di un capro espiatorio»

Il sì all’iniziativa anti-minareti è un segno di come in questo paese qualcosa si sia spezzato emotivamente e culturalmente, osserva Dick Marty

Il sì all’iniziativa anti-minareti è un segno di come in questo paese qualcosa si sia spezzato emotivamente e culturalmente, osserva Dick Marty

(Keystone)

L’immagine della Svizzera come un paese dei diritti umani sta perdendo colpi dopo l’approvazione a sorpresa dell’iniziativa anti-minareti. Risvegliare lo spettro di una guerra di religione è stato un atto irresponsabile, denuncia il senatore ticinese e delegato al Consiglio d’Europa Dick Marty.

La notizia dell’inatteso sì al bando dei minareti uscito dalle urne ha fatto il giro del mondo in poche ore, suscitando indignazione e incredulità, ma anche qualche interesse dai ranghi della destra europea. L’esito del voto non è passato inosservato nemmeno al Consiglio d’Europa, di cui la Svizzera ha assunto la presidenza a novembre.

swissinfo.ch: Il 10 dicembre è la giornata mondiale dei diritti umani. Qual è il suo auspicio?

Dick Marty: Spero che la società si renda conto dell’importanza dei diritti umani e della necessità di una lotta quotidiana per salvaguardarli.

swissinfo.ch: Al Consiglio d’Europa è conosciuto come custode dei diritti umani. Come si muove ora a Strasburgo dopo il voto anti-minareti?

D.M.: Questo divieto è assolutamente incomprensibile. Trovo grottesco il fatto stesso di aver votato in modo così lucido su un «non problema». La Svizzera non è invasa né da minareti né da richieste di costruzione in tal senso. La maggioranza degli svizzeri non sa nemmeno che da tempo ormai conviviamo con quattro minareti e oltre 200 centri culturali e luoghi di preghiera islamici.

Il divieto di costruire nuovi minareti va contro i principi di libertà e pace religiosa. Il nostro paese ha sofferto terribilmente in passato a causa delle guerre di religione. È irresponsabile e pericoloso risvegliare questi fantasmi. In un periodo di crisi si rischia soltanto di canalizzare tutte le frustrazioni in questa direzione.

Non è facile spiegare all’estero la scelta del popolo svizzero. Ma cerco di farlo, mostrando ad esempio come il caso della Libia abbia giocato un ruolo importante nelle preferenze di voto.

Vi garantisco che faremo tutto il possibile per ripristinare la credibilità della Svizzera. Dobbiamo riuscire a riposizionarci politicamente. La sinistra e i partiti di centro dovrebbero finalmente riflettere su come fermare questa politica basata sulle emozioni e tornare ai problemi concreti.

swissinfo.ch: Con l’iniziativa popolare per l’espulsione degli stranieri che commettono reati si preannuncia un altro caso di violazione dei diritti dell’uomo. Da dove viene questa tendenza?

D.M.: Dopo l’iniziativa sull’internamento per i criminali sessuomani o violenti e quella sull’imprescrittibilità dei reati di pornografia infantile, quella anti-minareti è la terza iniziativa popolare contraria ai diritti fondamentali e alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

A mente fredda, tutte e tre le iniziative sono una sciocchezza.

Dato che il mondo politico non è in grado di risolvere i problemi reali, gioca sempre più sulle emozioni della gente. Dal mio punto di vista oggi il problema più drammatico è la disoccupazione giovanile. In una società civilizzata, ai giovani dovrebbe essere garantito il diritto al lavoro. Su questo bisognerebbe votare.

La colpa non è unicamente da attribuire all’UDC. Anche gli altri partiti sono ugualmente responsabili perché hanno favorito questo gioco. I partiti di governo e il Consiglio federale non si sono impegnati a sufficienza nella campagna contro l’iniziativa anti-minareti. L’intera faccenda è stata sottovalutata, anche se il pericolo era intelligibile. Ci si è concentrati molto di più sull’iniziativa contro l’esportazione di armi.


swissinfo.ch: Una volta di più ci si chiede se sia legittimo far votare il popolo su proposte contrarie ai diritti umani fondamentali. Abbiamo bisogno di regole più severe?

D.M.: Non esattamente, basterebbe che il Consiglio federale avesse la cognizione e il coraggio di applicare i principi fondamentali del nostro Stato di diritto.

Constato tuttavia che il governo non è nella posizione di farlo e mi chiedo quindi se non abbiamo bisogno di una Corte costituzionale, com’è il caso in quasi tutte le democrazie del mondo. Questo permetterebbe di garantire un migliore controllo ed equilibrio tra i diversi organi di potere dello Stato. Ed eviterebbe inoltre di fare delle scelte in modo emotivo.

Rispetto al voto contro i minareti, il caso dell’iniziativa per l’espulsione degli stranieri è ancora più lampante. Questa proposta viola palesemente il principio di non respingimento, alla base del diritto internazionale e umanitario. Trovo assolutamente scandaloso che il Consiglio federale non ne abbia preso coscienza.

swissinfo.ch: Da novembre la Svizzera presiede il Consiglio d’Europa e tradizionalmente si è sempre schierata a difesa dei diritti umani. Dopo il voto anti-minareti, la sua posizione è ancora credibile?

D.M.: Certo, malgrado il nostro compito diventi sempre più difficile. Non abbiamo perso credibilità, perché la decisione di vietare la costruzione di nuovi minareti è scaturita da un voto popolare.

Ciò nonostante, ritengo che la nostra posizione si sia indebolita, soprattutto perché abbiamo perso questa immagine di paese della democrazia. In questo senso, la votazione del 29 novembre è stata un disastro. E il fatto drammatico è che da questo voto ci sono soltanto perdenti: i mussulmani, gli svizzeri dell’estero, l’economia.

Il sì all’iniziativa anti-minareti è un segno di come in questo paese qualcosa si sia spezzato emotivamente e culturalmente. È un segno di quanto la società si sia indebolita. Una società debole ha sempre bisogno di un capro espiatorio. In questo caso ha preso di mira i mussulmani come se fossero responsabili di tutti i mali.

Ci si dimentica spesso che negli ultimi 100 anni i più grandi massacri, come quelli avvenuti durante la Seconda guerra mondiale o a Srebrenica, sono stati commessi dai cristiani.

swissinfo.ch: Lei ha svolto un ruolo fondamentale nell’elaborazione della nuova Costituzione federale svizzera. Cosa prova nel vedervi inserito un articolo sul divieto di costruzione dei minareti?

D.M.: Penso che sia simbolicamente interessante constatare che, nel punto in cui oggi si trova l’articolo anti-minareti, nella vecchia Costituzione c’era un articolo sulle diocesi cattoliche.

swissinfo.ch: Cosa accadrebbe, se il divieto di costruire nuovi minareti in Svizzera finisse davanti alla Corte di Strasburgo e giudicato contrario ai diritti umani?

D.M.: Abbiamo tre possibilità. Possiamo dichiarare questo articolo inapplicabile; indire una nuova votazione chiedendo al popolo di annullare questo divieto; oppure dobbiamo ritirarci dal Consiglio d’Europa.

Se intendiamo comportaci come firmatari onesti – ed è sempre stata la politica della Svizzera – dobbiamo ammettere in questo caso di non essere in grado di applicare correttamente la Convenzione dei diritti umani.

Non è possibile applicare i diritti fondamentali soltanto in parte. Non è un punto sul quale si può negoziare.

Corinne Buchser, swissinfo.ch
(Traduzione dal tedesco, Stefania Summermatter)

Un giorno per ricordare

La giornata mondiale dei diritti umani si tiene ogni anno il 10 dicembre.

È un’occasione, in tutto il mondo, per ricordare e rinnovare la Dichiarazione promulgata a Parigi, in quel giorno del 1948.

Quest’anno le riflessioni porteranno sulla non-discriminazione.

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Dick Marty

1945: Nato a Lugano

1974: Dottorato in diritto all'università Neuchâtel

1975-1989: Procuratore pubblico

1989-1995: Consigliere di Stato ticinese PLR

1995: Eletto al Consiglio degli Stati

Dal 1998: Membro dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa

Dal 2005: Presiedente della Commissione degli affari giuridici e dei diritti umani al Consiglio d’Europa

2005-2007: Relatore speciale del Consiglio d’Europa incaricato di indagare sulle carceri segrete della CIA.

Novembre 2007: Insignito del premio per i diritti umani dell’ONG International Service for Human Rights

Dal luglio 2008: incaricato dal Consiglio d’Europa di indagare su un presunto traffico di organi umani dal Kosovo e di preparare un rapporto sulla situazione dei diritti umani in Cecenia.

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