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2° sondaggio votazione del 18 maggio


La partita sui Gripen tiene col fiato sospeso


Di Andreas Keiser


A dieci giorno dal voto, la battaglia sull'acquisto di 22 Gripen per l'esercito svizzero appare ancora completamente aperta ()

A dieci giorno dal voto, la battaglia sull'acquisto di 22 Gripen per l'esercito svizzero appare ancora completamente aperta

L'esito della votazione popolare sull'acquisto di nuovi aerei da combattimento per l'esercito svizzero rimane aperto. Dal 2° sondaggio condotto dal gfs.bern in vista dello scrutinio federale del 18 maggio, l'introduzione di un salario minimo legale appare invece già condannata senza appello.

Se lo scrutinio si fosse svolto all'inizio di maggio, il 51% dei votanti si sarebbe espresso contro l'acquisto di 22 aerei da combattimento Gripen, mentre solo il 44% sarebbe stato a favore. Ma la corsa è ancora molto aperta, per varie ragioni.

Nelle ultime quattro settimane, i consensi per l'acquisto dei jet da combattimento di fabbricazione svedese sono aumentati di 2 punti percentuali. Parallelamente le opposizioni sono diminuite di un punto percentuale.

Con solo il 5% di coloro che sono certi che andranno a votare ma non hanno ancora deciso se metteranno nell'urna un sì o un no, il processo di formazione delle opinioni è davvero a buon punto, ma l'esito del voto resta incerto. Attualmente, con il 51%, gli avversari dei Gripen appaiono ancora in vantaggio. Non si deve tuttavia dimenticare che il margine di errore del sondaggio è di tre punti percentuali in più e in meno. "Il risultato finale è aperto, non è assodata alcuna maggioranza", precisa il responsabile dell'istituto gfs.bern, Claude Longchamp.

In crescita le simpatie tra i partiti di centro

La linea di demarcazione tra sostenitori e oppositori dell'acquisto dei caccia segue – come di solito quando nel paese sono in gioco progetti dell'esercito – lo schema destra-sinistra. Il campo rosso-verde respinge quasi compatto l'acquisto, mentre gli elettori della destra conservatrice dell'Unione democratica di centro lo approvano a larga maggioranza.

Nelle ultime settimane, sono nettamente progrediti i favorevoli ai Gripen tra gli elettori dei partiti di centro tradizionali, ossia liberali radicali (PLR) e popolari democratici (PPD). Tra i primi sono il 66%, tra i secondi il 58%. Appena un mese prima erano rispettivamente solo il 49 e il 47%. I Gripen godono di un solido appoggio anche in seno alle associazioni di tiro, tradizionalmente filomilitari.

Romandi, città, giovani e donne non vogliono i Gripen

"Ci sono evidenti contrasti tra la Romandia e la Svizzera tedesca, tra città e campagna, tra giovani e anziani e tra uomini e donne", osserva Longchamp. Una differenza che colpisce è anche la prevalenza dell'opposizione ai Gripen nelle classi di reddito superiori.

Mentre nella Svizzera tedesca l'esito del voto rimane incerto, nella Svizzera romanda i dadi sembrano essere tratti. Solo il 29% dei romandi dichiara di approvare l'acquisto dei 22 caccia, ossia una proporzione addirittura inferiore a quattro settimane fa. In Ticino i sostenitori dei Gripen sono progrediti al 43%, ma gli oppositori hanno ancora 4 punti percentuali di vantaggio. Le regioni rurali sostengono l'acquisto, le grandi aree urbane lo bocciano. Una grossa differenza appare tra i sessi: gli uomini intervistati sono favorevoli nella misura del 52%, le donne soltanto nel 37%.

Il sondaggio

Per la seconda indagine demoscopica in vista della votazione federale del 18 maggio 2014, l’istituto gfs.bern ha intervistato telefonicamente 1'413 persone con diritto di voto, ripartite in tutte le regioni linguistiche della Svizzera, tra il 25 aprile e il 3 maggio.

Per motivi legati alla protezione dei dati, le autorità non mettono più a disposizione le coordinate degli svizzeri residenti all’estero, che perciò non sono più presi in considerazione nei sondaggi condotti su mandato della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR.

Il margine di errore è di ±3 punti percentuali.

Salario minimo: verso un chiaro no

Si delinea invece una chiara maggioranza contro la proposta di introdurre un salario minimo di 4000 franchi a livello nazionale. Secondo il sondaggio, il 64% degli interrogati si oppone all’iniziativa popolare sostenuta dalla sinistra e dai sindacati, mentre solo il 30% si dichiara favorevole.

Nelle ultime 4 settimane la percentuale dei contrari è coì salita di 12 punti. Ciò lascia prevedere un chiaro no il prossimo 18 maggio, ha indicato la politologa del gfs.bern Martina Imfeld.

L’iniziativa popolare non viene respinta massicciamente solo nella Svizzera tedesca, ma pure nelle regioni di lingua francese e italiana. Una maggioranza di “no” si profila anche da parte della classe sociale che potrebbe maggiormente approfittare di un’approvazione del progetto in votazione, ossia dalle persone con un salario inferiore a 4000 franchi.

Buone chance per il testo contro i pedofili

Ha perso una buona fetta di consensi l’iniziativa popolare che propone di vietare a perpetuità ai pedofili di lavorare con i bambini: il numero dei “sì” è infatti sceso del 15% rispetto al primo sondaggio. “Si tratta di un calo massiccio. Vi è un notevole cambiamento delle intenzioni di voto”, ha osservato Claude Longchamp. L’iniziativa mantiene tuttavia un buon margine di vantaggio, con un 59% di sostenitori. “Questo margine dovrebbe probabilmente bastare, ma l’esito rimane ancora incerto”, ha notato Martina Imfeld.

Si appresta infine a superare facilmente la prova delle urne il decreto federale che mira a promuovere la medicina di famiglia per garantire a tutti un accesso a cure mediche di base sufficienti e di qualità. Questa proposta viene sostenuta dal 71% delle persone intervistate e ottiene un 70% di intenzioni di voto favorevoli perfino tra gli elettori dell’Unione democratica di centro, ossia dell’unico partito che si è schierato contro il decreto.

Il prossimo 18 maggio il popolo sarà chiamato ad esprimersi su 4 oggetti che riguardano tematiche molto diverse l’una dall’altra. A detta del gfs.bern, vi è quindi da prevedere una partecipazione al voto alquanto alta, superiore al 50%.


(Traduzione dal tedesco: Sonia Fenazzi e Armando Mombelli), swissinfo.ch



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