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Wil a rischio fallimento "Il calcio vittima di manie di grandezza"

Uno sconsolato Roger Bigger, presidente del CdA del FC Wil, durante la conferenza stampa di mercoledì 8 febbraio.

Uno sconsolato Roger Bigger, presidente del CdA del FC Wil, durante la conferenza stampa di mercoledì 8 febbraio.

( KEYSTONE / WALTER BIERI)

Negli ultimi quindici anni, il calcio svizzero ha visto fallire una mezza dozzina di squadre storiche e la lista rischia di allungarsi. Perché? Ne parliamo con Raffaele Poli, cofondatore e responsabile dell'Osservatorio sul calcio del CIES di Neuchâtel.

“Faremo tutto il possibile per salvare il club”. La dichiarazione di Roger Bigger, presidente del consiglio d’amministrazione del FC Wil, non lascia dubbi: dopo le dimissioni degli investitori turchi, che hanno interrotto i finanziamenti, la società rischia il fallimento.

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Per garantire la presenza in Challenge League, il WilLink esterno -che conta 70 collaboratori e versa salari elevati rispetto alle altre squadre del campionato cadetto- dovrà tagliare da 2 a 2,5 milioni di franchi dal bilancio dei prossimi 6 mesi. Di fronte a una drastica riduzione del compenso, fino all’80%, i giocatori sono liberi di cercarsi un nuovo club.

L’uomo d’affari e miliardario turco Mehmet Nazif Günal era giunto a Wil nel 2015. Il suo gruppo MNG, attivo nei trasporti aerei e nel settore turistico alberghiero, aveva acquisito una quota di maggioranza della società e piazzato nel CdA i 5 rappresentanti ora dimissionari.

Dopo aver promesso di portare la squadra in Europa League nel giro di due-tre anni, Günal aveva fatto acquisti “da serie A” e investito, in tutto, tra 25 e 30 milioni. Una cifra riferita alla stampa dallo stesso Bigger, che dice di non conoscere le ragioni del ritiro.

Fallimenti

  • 2003 Losanna
  • 2003 Lugano
  • 2005 Servette
  • 2012 Neuchâtel Xamax
  • 2013 Bellinzona
  • 2016 Bienne

Retrocessioni per ragioni finanziarie

  • 1995 Bellinzona
  • 2015 Servette
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La stampa, da parte sua, non manca di evocare la delusione di Günal per il respingimento di un progetto di stadio da 45 milioni di franchi e la mancata promozione del club in Super League (la massima divisione) la scorsa stagione. In quella attuale, il Wil ha oltre 20 punti di distacco dalla capolista Zurigo.

Quella del Wil non è la prima vicenda a tinte fosche nel calcio professionistico svizzero. Negli ultimi vent’anni, più d’un club ha dichiarato fallimento o è stato costretto alla retrocessione perché non più in grado di onorare gli impegni: Lugano, Bellinzona, Neuchâtel Xamax, Servette, Losanna, Bienne i più conosciuti.

Qual è il problema? Lo abbiamo chiesto a Raffaele Poli, confondatore e responsabile dell’Osservatorio sul calcio del CIESLink esterno, Centro internazionale di studi sullo sport di Neuchâtel.

tvsvizzera.it: Giocare in Super o Challenge League è un impegno finanziario troppo grande, per le società delle nostre medio-piccole città? O forse la Svizzera intera è un mercato troppo piccolo (sponsor, merchandising, vendita biglietti) perché tutti riescano a sopravvivere?

R.P.: Penso che il problema sia l’ambizione di certi dirigenti, che pensano un po’ troppo in grande, ma anche la presenza di investitori, spesso stranieri, che non hanno un vero attaccamento al territorio e al club. Neuchâtel, Bienne e ora Wil: è chiaro che dietro ci sono interessi che vanno oltre il calcio. Purtroppo, alla fine, sono le squadre che pagano. È vero che in Svizzera non è facile mantenere un club di calcio professionistico -perché le entrate non sono enormi, i costi sono tanti e bisogna competere con città più grandi- ma è possibile vivere con una politica lungimirante e prudente. I problemi emergono quando si hanno manie di grandezza.

tvsvizzera.it: Ha fatto riferimento a investitori stranieri e interessi che vanno al di là del calcio. Perché queste persone sono disposte a iniettare milioni nei club elvetici?

R.P.: Il calcio in sé, in Svizzera, non è redditizio. Può essere, diciamo, vivibile. Per questo bisogna sempre chiedersi come mai un investitore straniero, al di là del fatto che ha molti soldi, venga a spenderli in un piccolo club. A Wil si è trattato, probabilmente, dei progetti immobiliari. A Bienne finora non si è saputo, ma forse il riciclaggio di denaro, e a Neuchâtel c’erano anche affari molto opachi. Il sunto è che il calcio c’entra poco ma a pagare il prezzo più alto sono le squadre, che falliscono.

La giustizia non è un deterrente: a parte l’ex proprietario dello Xamax Bulat Chagaev che è stato in prigione, le conseguenze per i responsabili di questi fallimenti non sono mai troppo gravi. L’unico modo di evitarli è che le persone che tengono veramente ai club e alle strutture evitino di mettere le società in mano ad altri. Certo ci vuole sacrificio, e quando arrivano queste proposte dall’estero è difficile rifiutarle, ma ci si può provare, magari riducendo le ambizioni, lavorando di più sui giovani, adottando una politica più lungimirante e sostenibile.

tvsvizzera.it: Nel resto d'Europa si vedono spesso club in fallimento o costretti a retrocedere?

R.P: Capita anche altrove, in Europa dell’Est per esempio. In Romania, addirittura, i club che hanno dichiarato fallimento sono più di quelli che non hanno fallito: l’eccezione era diventata la regola. In Italia, nelle categorie inferiori, ogni anno ci sono squadre retrocesse a tavolino perché non adempiono i loro obblighi. Anche in Francia e in Inghilterra ci sono problemi.

È un problema globale del calcio, soprattutto dove non girano tanti soldi ma si aggirano molti avvoltoi che cercano di approfittare dei club, in particolare attraverso la compravendita di giocatori, e li usano come piattaforme per l’arricchimento personale. Purtroppo il calcio ha un’economia molto corrotta, anche con infiltrazioni mafiose, con problemi di riciclaggio e altro. Che possono sfociare (è successo anche in Portogallo e in Spagna) in casi di fallimenti anche abbastanza clamorosi.

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* con video RSI (TG del 09.02.2017)

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