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Accordo fiscale tra Svizzera e Italia


La nuova tassazione dei frontalieri non suscita entusiasmi


Di Gerhard Lob, Canton Ticino


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Circa 60'000 frontalieri italiani lavorano nel canton Ticino. (swissinfo.ch)

Circa 60'000 frontalieri italiani lavorano nel canton Ticino.

(swissinfo.ch)

L’intesa di principio raggiunta da Berna e Roma per risolvere l’annosa vertenza fiscale ha suscitato reazioni piuttosto positive sia in Svizzera che in Italia. Critiche sono giunte però dal Canton Ticino e dalla regioni limitrofi italiane riguardo al previsto accordo sulla tassazione dei frontalieri. 

Dopo diversi tentativi, Svizzera e Italia hanno finalmente trovato un’intesa per migliorare le relazioni in ambito fiscale e mettere da parte le tensioni in corso da anni. Entro la fine di febbraio è prevista la firma di un protocollo di modifica dell’Accordo per evitare le doppie imposizioni e di una “road map” destinata ad appianare gli altri contenziosi in sospeso, tra cui quello sulla tassazione dei frontalieri. 

Accordo fiscale Svizzera-Italia 

Svizzera e Italia hanno annunciato la settimana scorsa di aver raggiunto un’intesa di principio in ambito fiscale. Entro il prossimo 2 marzo è prevista la firma di un protocollo di modifica della Convenzione contro le doppie imposizioni e di una “road map” destinata a regolare gli altri principali dossier in sospeso tra i due paesi. 

Secondo quanto comunicato dal Dipartimento federale delle finanze, l’intesa dovrebbe servire a migliorare le relazioni in ambito fiscale e finanziario tra i due paesi e dovrebbe favorire la regolarizzazione degli averi nascosti in Svizzera da cittadini italiani, prima dell’introduzione dello scambio automatico d’informazioni. 

Il protocollo di modifica della Convenzione per evitare le doppie imposizioni si basa sugli standard dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). A partire dalla sua entrata in vigore l’Italia potrà inoltrare domande raggruppate per ottenere informazioni su capitali depositati dai suoi cittadini in Svizzera. 

Con la firma della “road map” Roma e Berna si impegnano inoltre a trovare un accordo per regolare le altre vertenze in corso, tra cui la tassazione dei frontalieri, le liste nere imposte dall’Italia nei confronti della Svizzera o l’accesso per le banche elvetiche al mercato finanziario italiano. 

L’accordo fiscale dovrebbe consentire a Roma di riscuotere diversi miliardi di euro tra sanzioni e tasse sui capitali nascosti nelle banche elvetiche da migliaia di cittadini italiani. Da parte sua, la Svizzera spera di poter essere ben presto cancellata dalle liste nere italiane dei paesi non cooperativi a livello fiscale. 

Tra gli obbiettivi di questa intesa vi è di giungere ad una regolarizzazione dei patrimoni depositati dai clienti italiani nelle banche svizzere, in modo da evitare un esodo in massa di capitali al momento dell’introduzione dello scambio automatico d’informazioni. Un accordo tra i due paesi dovrebbe inoltre ridurre i rischi di procedure penali in Italia nei confronti delle banche elvetiche e dei loro collaboratori. 

Tassazione dei frontalieri controversa 

L’intesa raggiunta prevede anche la conclusione di un nuovo accordo sulla tassazione dei frontalieri italiani che lavorano in Svizzera. Già da diversi anni il Canton Ticino chiede una revisione di tale accordo, che data del 1974, allo scopo di trattenere una quota più alta del gettito fiscale proveniente dalle tasse applicate ai frontalieri. 

In base al sistema attuale, le autorità ticinesi prelevano un’imposta alla fonte sui redditi dei frontalieri, di cui il 38,8% viene riversato ai vicini comuni italiani, in cui risiedono questi lavoratori. 

Da alcuni anni questo sistema era sempre più contestato in Ticino: il ristorno all’Italia sarebbe eccessivo – nel 2013 le autorità cantonali hanno riversato ai comuni italiani circa 60 milioni di franchi – e il regime di tassazione, relativamente basso, favorirebbe l’afflusso di frontalieri. 

Imposizione separata 

In virtù dell’intesa raggiunta da Berna e Roma, in futuro i frontalieri dovrebbero essere tassati separatamente nello Stato in cui lavorano e nello Stato di residenza. Non vi sarebbe quindi più nessun ristorno di tasse. La quota spettante allo Stato del luogo di lavoro dovrebbe corrispondere, al massimo, al 70% dell’imposta alla fonte normale. Questa regola si applicherà anche ai frontalieri svizzeri che lavorano in Italia. 

Secondo quanto comunicato dalla Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali, il carico fiscale dei frontalieri non dovrebbe essere inferiore a quello attuale e, inizialmente, nemmeno superiore. Entrambi gli Stati si sono impegnati ad avviare rapidamente negoziati, per giungere ad un accordo entro l’estate prossima. 

In base a prime stime, questa soluzione dovrebbe generare da 10 a 15 milioni di franchi di entrate in più per il Canton Ticino. Un importo considerato da più parti in Ticino al di sotto delle aspettative. 

Proteste della Lega e dei Verdi 

“Al nostro Cantone rimangono ancora una volta le briciole”, si è lamentato il consigliere nazionale Lorenzo Quadri sul “Mattino”, il giornale domenicale della Lega dei Ticinesi. In un comunicato, i Verdi hanno criticato la prevista soppressione dei ristorni: “In tal modo perdiamo il nostro solo strumento di pressione nei confronti dell’Italia”. Questi ristorni erano già stati parzialmente bloccati nel 2011 dalle autorità ticinesi in seguito alle misure adottate contro la Svizzera dal governo italiano nell’ambito della vertenza fiscale. 

Stretti rapporti economici

L’Italia è il terzo partner commerciale della Svizzera, dopo la Germania e gli Stati Uniti. Nel 2013, il 10,1% delle importazioni svizzere proveniva dall’Italia. Il 7,1% dell’export elvetico era invece diretto nella Penisola.

Con una quota del 5,2%, la Svizzera rappresentava invece nel 2013 il quarto mercato d’esportazione per l’economia italiana, dopo Germania, Francia e Stati Uniti. La Svizzera risultava invece al nono rango tra i fornitori di beni e servizi (2,9%).

Anche i partiti borghesi e i socialisti hanno espresso il loro malcontento nei confronti della soluzione annunciata da Berna. Ai loro occhi, lo splitting dovrebbe permettere allo Stato in cui i frontalieri lavorano di incassare almeno l’80% dell’imposta alla fonte normale. 

La soluzione annunciata non ha sollevato entusiasmo neppure da parte dei Comuni italiani in cui risiedono i frontalieri. Molti di loro temono che, con questo nuovo sistema, buona parte del gettito fiscale dei frontalieri scomparirà da qualche parte a Roma. Vi è inoltre da prevedere un graduale aumento del carico fiscale sopportato dai frontalieri in Italia, dal momento la Vicina Penisola applica imposte sui redditi molto più pesanti di quelle percepite dal fisco svizzero. 

Regolamentazione diversa con gli altri paesi

Il nuovo sistema fiscale per i frontalieri rappresenterebbe in ogni caso una novità. La tassazione dei frontalieri francesi, tedeschi e austriaci attivi in Svizzera viene regolata infatti su basi diverse. Ad esempio, sui frontalieri tedeschi la Svizzera percepisce solo una tassa pari al 4,5% del reddito lordo. Questi lavoratori vengono poi tassati regolarmente in Germania, dopo deduzione dell’importo già prelevato in Svizzera. 

La Svizzera non percepisce invece nessuna tassa sui redditi dei frontalieri francesi. Questo diritto spetta alla Francia, la quale riversa poi il 4,5% del reddito lordo al fisco elvetico. Una regolamentazione ancora diversa è vigore con l’Austria. I frontalieri austriaci pagano regolarmente le imposte in Svizzera. L’importo pagato viene poi dedotto dal fisco austriaco, che impone generalmente una tassazione più alta. Il 12,5% dell’imposta prelevata in Svizzera viene inoltre riversata alle autorità austriache.


Traduzione di Armando Mombelli, swissinfo.ch

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