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Barack Obama

KEYSTONE/AP/JOHN BAZEMORE

(sda-ats)

L'amministrazione del presidente statunitense Barack Obama inviò in gran segreto una somma di denaro in contanti pari a 400 milioni di dollari all'Iran in coincidenza con il rilascio, nel gennaio scorso, di quattro prigionieri americani detenuti a Teheran.

A svelarlo è il Wall Street Journal (Wsj), creando non poco imbarazzo alla Casa Bianca da sempre nel mirino dei repubblicani per l'accordo sul programma nucleare di Teheran. Ma mettendo in difficoltà anche Hillary Clinton, che di quell'intesa aveva già gettato le basi da segretaria di Stato.

Così Donald Trump su Twitter grida allo scandalo, e la destra in genere parla di riscatto, un'onta che indebolirebbe ancor di più l'immagine e la leadership americana. La Casa Bianca, invece, fa sapere che quei 400 milioni di dollari con il rilascio dei prigionieri Usa non c'entra nulla. "Nessun riscatto. Si sta risolvendo una disputa di lunga data con l'Iran", ha dichiarato il portavoce Josh Earnest.

La somma - scrive sempre il Wsj - sarebbe in realtà la prima rata degli 1,7 miliardi di dollari che l'amministrazione Obama ha accettato di pagare all'Iran per porre fine a una decennale disputa: quella legata alla decisione di bloccare nelle banche Usa fondi iraniani per circa due miliardi di dollari. Decisione presa da Washington all'indomani della caduta del regime dello scià, nel 1979.

Al di là della polemica su riscatto o non riscatto, la preoccupazione espressa da alcuni membri del Congresso è che i contanti possano essere usati da Teheran per finanziare alcuni alleati nella regione mediorientale, a partire dal regime di Assad in Siria e dalle milizie Hezbollah in Libano (che per gli Usa sono un'organizzazione terroristica). Non è un segreto, del resto, che Usa e Onu siano convinte dell'aiuto dell'Iran a Damasco attraverso denaro cash e forniture energetiche, oltre che dal punto di vista militare.

sda-ats

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