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Aerei da combattimento


Il cielo si schiarisce (un po') per il Gripen




Il parlamento svizzero fa decollare il Gripen, ma un referendum potrebbe interromperne il volo. (Keystone)

Il parlamento svizzero fa decollare il Gripen, ma un referendum potrebbe interromperne il volo.

(Keystone)

La camera bassa del parlamento ha accettato mercoledì di liberare i 3,1 miliardi di franchi necessari all’acquisto di 22 Gripen. Non è tuttavia ancora certo che gli aerei da combattimento dell’azienda svedese Saab voleranno davvero nei cieli svizzeri. I suoi detrattori hanno già annunciato il lancio di un referendum.

Come previsto, l’acquisto dei nuovi aviogetti da parte dell’esercito svizzero ha suscitato un acceso dibattito alla Camera del Popolo (Consiglio nazionale). Dopo un’intensa mattinata di discussioni, la camera bassa del parlamento ha accettato, con 114 voti favorevoli e 70 contrari, di liberare i 3,126 miliardi di franchi necessari.

L’opposizione è venuta principalmente dalla sinistra, ma pure dai Verdi liberali. Malgrado alcune reticenze, la destra ha dal canto suo sostenuto in blocco il ministro della difesa Ueli Maurer.

Ueli Maurer, ministro della difesa

È un acquisto per i prossimi 30 o 40 anni. Ci vogliono garanzie per quello che potrebbe succedere.

Un contributo alla sicurezza dell’Europa

La questione di fondo è di sapere se l’esercito svizzero ha davvero bisogno di spendere più di tre miliardi per modernizzare le sue forze aeree. Per gli oppositori, la risposta è chiaramente no.

«Questo acquisto è insensato, è uno spreco», ha affermato la deputata socialista Evi Alleman. «Questi soldi - ha detto - potrebbero essere meglio utilizzati altrove, ad esempio in ambito sociale. Uno scenario di guerra aerea è talmente improbabile che non vale la pena consacragli dei miliardi. I rischi che minacciano la Svizzera non sono di natura militare».

Alla Camera del Popolo, diversi oratori hanno d’altronde rammentato che la Guerra Fredda è terminata da un pezzo e che l’Europa è oramai pacificata. I rischi di un attacco aereo contro la Svizzera, circondata da paesi amici, sono dunque assolutamente irrealistici. Per quanto riguarda la missione di polizia aerea, si può far ricorso ai mezzi attuali, anche perché è possibile collaborare con i paesi vicini.

Visibilmente sostenitore del detto “Si vis pacem para bellum” (Se vuoi la pace prepara la guerra), Ueli Maurer - e con lui la destra - ha insistito sul fatto che la situazione attuale non dice nulla su ciò che potrebbe accadere in futuro. «È un acquisto per i prossimi 30 o 40 anni. Ci vogliono garanzie per quello che potrebbe succedere. Oggi è l’11 settembre: gli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti sono l’esempio di un evento che non era stato previsto».

La collaborazione con i paesi vicini non impedisce affatto l’acquisto di nuovi aerei, al contrario, ha puntualizzato il ministro della difesa. «Questo acquisto rappresenta un contributo essenziale della Svizzera alla sicurezza dell’Europa. Non possiamo lasciare che i paesi vicini paghino per la loro sicurezza aerea, e accontentarci di approfittarne». D’altronde, si è chiesto Ueli Maurer, «chi verrebbe ad aiutarci se la Svizzera si comportasse come una semplice scroccona?».

Un solido 4x4

L’altro grande interrogativo consiste nel sapere se il Gripen è realmente l’aereo che fa al caso della Svizzera. «Questo aereo è un errore di casting», ha detto il deputato socialista Pierre-Alain Fridez. Non abbiamo bisogno di un aereo da combattimento dalla fine della Guerra Fredda, ha affermato, sottolineando che il governo svizzero si è pronunciato in favore dell’aereo meno performante e di seconda scelta per ragioni finanziarie.

Negli ultimi mesi, anche alcuni esponenti della destra avevano manifestato il loro scetticismo verso l’aereo svedese. Secondo loro, le prestazioni del Gripen sono inferiori a quelle degli altri due contendenti (il francese Rafale e l’europeo Eurofighter), poi scartati dal governo.

«La scelta del materiale non ha fatto l’unanimità», ha riconosciuto la deputata liberale-radicale (centro destra) Corina Eichenberger. «Tuttavia non acquistiamo una Ferrari, ma un solido 4x4 adatto alle condizioni del terreno. La valutazione degli esperti è secondo noi ineccepibile».

Diversi deputati hanno poi espresso preoccupazione per il fatto che la versione degli aerei che la Svizzera intende acquistare (Gripen E) è tuttora in fase di sviluppo. Pagare tre miliardi di franchi è forse un po' troppo per un aereo che vola unicamente «sulla carta».

Ma secondo Corina Eichenberger, sono state prese tutte le precauzioni possibili. «Le disposizioni del contratto sottoscritto con la Svezia sono decisive, perché permettono di ridurre questi rischi. La Svizzera, che ha ricevuto un'assicurazione da parte dello Stato svedese», potrà bloccare l’operazione in caso di non rispetto delle clausole.

Il ministro della difesa si è mostrato entusiasta per la soluzione scelta. «Il contratto è particolarmente vantaggioso. Il prezzo è rimasto identico, mentre l'aereo è stato migliorato, in particolare a livello elettronico. E abbiamo ricevuto una garanzia da parte delle autorità svedesi; non siamo semplicemente in balia di un produttore di aerei», ha insistito Ueli Maurer.

Svizzeri contrari al Gripen

Il 63% degli svizzeri si oppone all’acquisto di 22 aerei da combattimento Gripen e il 60% è contrario a qualsiasi acquisto di nuovi caccia, evidenzia un sondaggio pubblicato l’8 settembre 2013 dal SonntagsBlick.

Tra i più critici vi sono le donne (73% di voci contrarie) e i cittadini della Svizzera francese (70%).

I risultati del sondaggio realizzato dall’istituto Isopublic, che ha coinvolto 1'000 persone, riflettono sostanzialmente quelli di un anno fa, quando i contrari erano il 64%.

Referendum in vista

Anche se i Gripen non hanno mai suscitato grande entusiasmo in parlamento, i deputati di destra hanno finalmente messo da parte i loro dubbi e hanno votato praticamente in blocco. Forse per non offuscare il loro messaggio sulla necessità di un nuovo aereo.

«Non allineatevi alla sinistra che cerca altri obiettivi e non vuole nemmeno un esercito. Assumetevi le vostre responsabilità», ha esortato l'esponente dell'Unione democratica di centro (destra conservatrice) Hans Fehr.

Il dossier torna ora alla camera alta (Consiglio degli Stati). Lo scorso marzo, i senatori avevano dato un via libera di principio alla transazione. Devono però ancora mettersi d'accordo sulle modalità di finanziamento.

È tuttavia probabile che il dossier Gripen non si fermerà sui banchi del parlamento. Gli oppositori hanno fin d'ora annunciato l'intenzione di lanciare un referendum. La battaglia non è scontata per Ueli Maurer.

Secondo l'ultimo sondaggio, pubblicato a inizio settembre, il 60 per cento degli svizzeri si dice contrario all'acquisto di nuovi aerei da combattimento. La pista di decollo dei Gripen è lungi dall'essere completamente spianata….


Traduzione dal francese di Luigi Jorio, swissinfo.ch



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