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Aiuto al Burkina Faso


A scuola di democrazia in un mercato di bestiame


Di Jean-Michel Berthoud


Una donna vende i propri prodotti al mercato di Fada N'Gourma, in Burkina Faso. (Keystone)

Una donna vende i propri prodotti al mercato di Fada N'Gourma, in Burkina Faso.

(Keystone)

La cooperazione svizzera in Burkina Faso dimostra quanto è importante responsabilizzare gli attori locali. Misurare il successo di un'attività soltanto attraverso i numeri non basta. L'opinione della popolazione locale è molto più importante.

«Dopo la prima fase di bilancio, ci siamo resi conto che era fondamentale permettere alla popolazione di appropriarsi gli obiettivi sviluppo», spiega Philippe Fayet, coordinatore dei progetti svizzeri a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso.  Fayet fa riferimento agli sforzi compiuti a partire dagli anni Novanta per favorire lo sviluppo delle città di medie dimensioni, come Fada N'Gourma, e lottare contro la povertà attraverso infrastrutture di qualità.

In questa città situata nell'est del paese, la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) ha promosso la creazione di un mercato del bestiame, che in qualche anno si è trasformato in un settore trainante dell'economia regionale. «Ogni settimana si riuniscono centinaia di commercianti di bestiame e dettaglianti. Nato come progetto locale, oggi questo mercato è tra i più grandi del paese e grazie ai soldi raccolti si sono potute finanziare altre attività nella regione», prosegue Fayet, in visita a Berna in occasione della conferenza annuale della DSC.

Diffidenza nei confronti del "successo"

La creazione di infrastrutture commerciali a Fada N'Gourma – come il mercato centrale, la fiera del bestiame e la stazione degli autobus – sembra aver dato i frutti sperati. Ma il coordinatore della DSC relativizza: «Non mi fido del termine "successo"».

«Creare un mercato e renderlo funzionante non è così importante. È invece importante sapere quale uso ne farà effettivamente la popolazione», spiega Fayet.

È fondamentale comprendere ciò che gli altri potrebbero ricavare da questa idea, prosegue il coordinatore. «È un processo che non dipende dalle singole attività promosse e va sostenuto. In questo senso, il nostro lavoro al momento può essere definito un successo. La DSC deve puntare su questo tipo di risultati».

Responsabilità individuale e infrastrutture

Joséphine Oedraogo, sociologa ed ex ministra del Burkina Faso, ha accompagnato il lavoro della DSC nella promozione dello sviluppo rurale durante la fase di formazione del movimento contadino. «Grazie a uno studio realizzato dalla DSC – che ha portato ad accese discussioni sulla responsabilità individuale – i contadini hanno fatto importanti passi avanti», spiega a swissinfo.ch Joséphine Oedraogo, che ha lavorato anche come segretaria generale per l'ONG ENDA.

«Oggi questa responsabilità individuale si ritrova anche tra gli attori locali: al mercato di Fada N'Gourma, le attività vengono organizzate dagli enti locali, dagli imprenditori, dai commercianti di bestiame, dalle banche e dai comitati locali. Vedremo quale sarà l'impatto di questo movimento».

Ora per lo meno le infrastrutture di base sono state costruite, sottolinea Joséphine Oedraogo. «Grazie alla creazione di questo mercato siamo riusciti a mobilitare anche le cerchie più tradizionali, come quella dei commercianti di bestiame. In questo settore a Fada N'Gourma esistono ancora molte altre possibilità di commercio, ad esempio coi paesi vicini». La città, di fatto, si trova in una posizione geografica particolare, non troppo lontana dal confine col Benin, il Niger e il Togo.

Verso la costruzione della democrazia

Il Burkina Faso è dunque sulla buona strada verso un futuro migliore? «Non direi proprio così», risponde Joséphine Oedraogo. «Abbiamo un'economia di mercato, che deve prima di tutto svilupparsi, così come il movimento contadino. Abbiamo ancora davanti a noi una lunga strada da percorrere verso la democrazia. È un processo lungo. Per lo meno ora la popolazione è cosciente di poter chiedere allo Stato che rispetti le promesse fatte».

La sociologa cita ad esempio il caso di un villaggio di contadini dove gli studenti avevano organizzato un sit-in per chiedere il licenziamento di un insegnante, ritenuto incapace e  violento. Le autorità sono state costrette a rimpiazzarlo. «E questo processo è stato portato avanti soltanto grazie agli studenti, senza l'intervento di organizzazioni di aiuto allo sviluppo», sottolinea ridendo. «Questa presa di coscienza collettiva è uno strumento importante per la costruzione di uno Stato di diritto».

Imparare a superare gli ostacoli

In ogni progetto, comunque, c'è sempre un margine di errore, sottolinea il coordinatore della DSC Philippe Fayet. E così è stato anche a Fada N'Gourma.

«Abbiamo costruito una stazione degli autobus che funziona male, a causa dei negoziati coi sindacati. Non è un problema della DSC, ma delle autorità che hanno sottovalutato la questione».

Ciò che conta, in casi simili, è sviluppare una «cultura della soluzione», prosegue Fayet. «Credo che problemi simili esistano anche in Svizzera. La domanda è dunque la stessa: Come possiamo superare queste difficoltà?»

La voce della popolazione

Per Fayet è chiaro che l'efficienza dell'aiuto allo sviluppo non può essere misurata unicamente con i numeri, ma l'opinione della popolazione locale deve essere ascoltata maggiormente.

I progetti della DSC si concluderanno nel 2016. Cosa accadrà in seguito? «Le organizzazioni internazionali di aiuto allo sviluppo devono partire. Altrimenti continueremo a sentirci sotto protettorato, dipendenti, bisognosi di aiuto», afferma risoluta Joséphine Oedraogo.

«Non intendo dire che non abbiamo più bisogno di un aiuto esterno, ma questo tipo di sostegno deve prendere un'altra forma. Paesi come il Burkina Faso devono essere in grado di andare avanti con le proprie risorse. Dobbiamo poter scegliere da soli i nostri partner e decidere di cosa abbiamo bisogno. Forse la DSC allora ritornerà in gioco…».

Un fondo per l'alfabetizzazione

Grazie alla collaborazione con la DSC e altri partner locali, il governo del Burkina Faso ha lanciato il Fondo nazionale per l’alfabetizzazione e l’educazione non formale (FONAENF).

Il fondo mira ad ampliare la cerchia delle persone che hanno accesso alle offerte di formazione e a migliorare nel contempo la qualità del sistema educativo.

I partecipanti ai corsi hanno inoltre l’opportunità di acquisire conoscenze e competenze essenziali che contribuiscono a migliorare le loro condizioni di vita.

Dalla creazione del FONAENF nel 2002, l’intervento svizzero ha contribuito ad alfabetizzare circa 500'000 persone, di cui il 60% donne. Il fondo svolge quindi un’importante funzione ai fini del miglioramento diretto del tasso di alfabetizzazione.

(Fonte: DSC)


(Traduzione dal tedesco, Stefania Summermatter), swissinfo.ch



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