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Alfred Escher


Quando la Svizzera aveva il suo "re"




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Statua in bronzo di Alfred Escher all'esterno della stazione ferroviaria di Zurigo. (Keystone)

Statua in bronzo di Alfred Escher all'esterno della stazione ferroviaria di Zurigo.

(Keystone)

Alfred Escher ha "governato" la Svizzera per più di 30 anni, supervisionando la sua modernizzazione e la costruzione del tunnel ferroviario del San Gottardo. L’archivio digitale delle sue lettere offre un affascinante sguardo nella mente di questo politico e imprenditore, la cui vita finì in tragedia.

Ci sono voluti un centinaio persone, impiegate a tempo pieno e parziale, e quasi dieci anni di lavoro per completare l’archivio, inaugurato nell’estate 2015.

Chi si immerge in questo archivio digitale, in cui si trovano trascrizioni e copie digitali delle lettere originali, può capitare su vere e proprie perle. Documenti che raccontano parecchie cose di Alfred Escher (1819-1882) e della sua eredità.

«Queste 5'018 lettere di e per Alfred Escher non erano tutte conosciute», spiega Joseph Jung, responsabile della Fondazione Alfred Escher. «Erano sparse in numerosi archivi in Svizzera e all’estero e non sono mai state analizzate scientificamente».

Rapida ascesa

La carriera di Alfred Escher nella politica cantonale e nazionale è iniziata in modo folgorante. All’età di 30 anni era presidente del Consiglio nazionale (camera bassa del parlamento federale), una carica a cui venne eletto per ben quattro volte. È stato inoltre membro di oltre 200 commissioni parlamentari cantonali e nazionali. Era uno stacanovista e ne era ben consapevole.

«Non mi lamenterò del fatto che devo lavorare dal mattino presto alla sera tardi: so che devo usare me stesso e lasciarmi usare», scrive in una lettera del 1846 indirizzata a un amico.

Bisogna scavare nella storia della famiglia Escher per capire cosa spingesse l’uomo, osserva Joseph Jung. Alfred Escher veniva da una famiglia storica di Zurigo, che aveva contatti internazionali. Suo padre aveva lavorato per diversi anni negli Stati Uniti.

C’era però un fossato tra gli Escher e le altre famiglie di Zurigo. Non da ultimo perché Escher senior aveva costruito una splendida casa per ostentare la sua ricchezza, ciò che non fu ben visto nella sobria Zurigo dell’epoca della Riforma.

«Un’altra ragione era che Alfred Escher non era dalla parte dei conservatori, bensì dei liberali. I liberali volevano una Svizzera progressista e moderna, contrariamente ai conservatori», spiega Joseph Jung. «Escher voleva mostrare ai conservatori che lui, Alfred Escher, voleva andare per la sua strada».

La svolta

La Costituzione svizzera, che ha unito il paese nel 1848, ha rappresentato una svolta. Prima di questa, illustra Joseph Jung, non c’erano uno spazio economico e una valuta comuni e i cantoni operavano come degli Stati indipendenti. «Il più grande nemico di una Svizzera liberale è la disorganizzazione cantonale e svizzera», scrive un afflitto Escher nel 1844.

L’archivio

L’archivio digitale delle lettere di Alfred Escher è stato inaugurato il 1º luglio 2015 in presenza della ministra dei trasporti Doris Leuthard.

La collezione contiene 5'018 lettere scritte tra il 1831 e il 1882.

Nell’archivio si trovano trascrizioni e versioni digitali dei documenti originali. Si possono così consultare le lettere scritte mano.

La Fondazione Alfred Escher ha sede a Zurigo, la città nativa dello storico politico ed imprenditore.

Sebbene in alcuni settori, come ad esempio l’orologeria, il commercio internazionale fosse florido, il paese era principalmente rurale, povero e in ritardo in materia di infrastrutture.

Dopo il 1848 iniziò la modernizzazione della Svizzera e la chiave fu la ferrovia. Nella prima metà del XIX secolo c’erano soltanto 23 chilometri di binari in tutto il paese, e più precisamente tra Zurigo e Baden. La Gran Bretagna, così come la Germania e la Francia, erano invece molto più avanzate in materia di rete ferroviaria.

«La Svizzera corre il pericolo di venire completamente aggirata, con il risultato che in futuro proietti la triste immagine di un eremo europeo», afferma Escher durante un intervento in parlamento nel 1849.

Politecnico di Zurigo, Credit Suisse…

Alfred Escher ha svolto un ruolo decisivo nel mettere la costruzione della ferrovia nelle mani dei privati, ciò che ha favorito la competizione tra le compagnie ferroviarie. Il cosiddetto “sistema Escher”, che riuniva personalità della politica, dell’amministrazione e del mondo economico - Alfred Escher aveva infatti una formidabile capacità di creare contatti - si è rivelato preziosissimo. Alla fine degli anni 1850, l’altopiano svizzero era ricoperto di linee ferroviarie.

«Le ferrovie sono state centrali per il successo della Svizzera perché se si vogliono costruire ferrovie sono necessari ingegneri, matematici e fisici. A quell’epoca non si poteva però studiare queste materie in Svizzera e così Escher ha fondato il Politecnico federale di Zurigo (ETHZ). C’è pure bisogno di un capitale di rischio e di un’assicurazione per le ferrovie, da dove la creazione del Credit Suisse, che all’origine era una banca d’investimento, e della società assicurativa Swiss Life», spiega il responsabile della Fondazione Alfred Escher.

Il Gottardo

Il più grande successo di Escher è però giunto negli anni 1870. Con la costruzione della galleria del San Gottardo fu infatti creato un collegamento cruciale tra il nord e il sud. «La mia motivazione principale risiede nella mia convinzione che il Gottardo rappresenta la strada più corta verso l’Italia e ci assicura un’immensa parte del transito dalla Germania verso l’Italia, e viceversa», scrive nel 1863.

Salutato come un capolavoro, il Gottardo era a quell’epoca il più grande cantiere del mondo, rammenta Joseph Jung. Ogni giorno vi lavoravano fino a 5'000 uomini, che scavarono per 15 chilometri attraverso il granito del massiccio, senza l’aiuto delle moderne frese e macchine al laser.

Il Gottardo è però anche stato la rovina di Escher. I costi del tunnel superarono il budget ed Escher fu costretto a dimettersi dalla presidenza della Società Ferrovia del Gottardo.

«Questo è stato molto doloroso e una vera tragedia per Alfred Escher poiché non ebbe mai la possibilità di percorrere il tunnel. La galleria è stata aperta nel 1882, quando lui era già gravemente malato», rammenta Joseph Jung, professore alla Facoltà di lettere dell’Università di Friburgo.

Inoltre, l’epoca dello scatenato liberalismo economico svizzero era giunta alla fine. Dal 1874 c’era una nuova Svizzera, con la democrazia diretta, i gruppi d’interesse e i sindacati. Questo paese non corrispondeva più alla Svizzera di Escher. Detenere così tanto potere come fece lui - che a volte veniva paragonato a un re che regnava sulla Svizzera da Zurigo - non era più possibile.

Una tragica fine

Alfred Escher morì nel 1882, dopo una vita segnata dalle malattie. Al suo fianco c’era Lydia, la sua unica figlia, a cui era molto affezionato. La sua ultima moglie morì già nel 1864 e la sua altra figlia due anni prima.

A motivare Escher è sempre stato il bene per la Svizzera, afferma Joseph Jung. Ciò non è sempre stato apprezzato dai suoi nemici, con i quali Escher poteva essere molto duro. Lo consideravano una figura controversa, ma le sue «spigolature» erano la sua forza e gli hanno consentito di portare a termine il lavoro, osserva il professore.

La visione del mondo di Escher è ben riassunta in una lettera del 1877 scritta da un conoscente politico, che lo elogiò per la sua lotta contro «l’invidia, l’egoismo e la politica futile».

«Continua a lavorare, nell’interesse del tuo amato cantone nativo e dell’intera Svizzera. La nostra madre patria», scrive. «È un grande obiettivo quello per cui ti dai da fare. Richiede una vita di fatica, di continua creatività e di attività».


Traduzione dall'inglese di Luigi Jorio, swissinfo.ch

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