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Analisi delle elezioni federali


«Lo spostamento a destra va analizzato in maniera differenziata»




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I presidenti dei due partiti usciti vincitori dalle elezioni di domenica: a sinistra Philipp Müller (Partito liberale radicale) e a destra Toni Brunner (Unione democratica di centro). (Keystone)

I presidenti dei due partiti usciti vincitori dalle elezioni di domenica: a sinistra Philipp Müller (Partito liberale radicale) e a destra Toni Brunner (Unione democratica di centro).

(Keystone)

Con 101 seggi su 200, i partiti di destra dispongono di una maggioranza assoluta alla Camera del popolo dopo le elezioni federali di domenica. Questa maggioranza dovrebbe essere però effettiva solo in rari casi, ritiene il politologo Marc Bühlmann. Secondo lui, la vittoria elettorale dell’Unione democratica di centro si tradurrà in un aumento dei referendum.

swissinfo.ch: L’Unione democratica di centro (UDC/destra conservatrice) ha conquistato 11 seggi supplementari in Consiglio nazionale. Secondo lei, questa progressione è da mettere in relazione con la posizione del partito sul tema dei rifugiati o piuttosto con la sua opposizione a una maggiore integrazione della Svizzera nell’Unione Europea?

Marc Bühlmann: Vi sono diverse ragioni che spiegano questo successo. Da un lato, vi è stato un altro tipo di mobilitazione rispetto a quattro anni fa. Nel 2011, vi era stata la catastrofe nucleare di Fukushima, che aveva soprattutto mobilitato una popolazione urbana, che vota piuttosto per i Verdi e i Verdi liberali.

Questa volta è la sinistra che è fortemente progredita nelle città. L’UDC ha perso nella città di Zurigo, ma ha registrato aumenti importanti nelle campagne. Si può partire dal presupposto che la popolazione rurale, piuttosto conservatrice e che si reca con regolarità alle urne, si è mobilitata un po’ di più. I rifugiati rappresentavano il tema principale di queste elezioni e ciò ha probabilmente giocato a favore dell’UDC. Per contro la politica europea non è stato un tema veramente affrontato dai partiti.

swissinfo.ch: Cosa è successo ai Verdi e ai Verdi liberali? Il cambiamento climatico e l’ambiente non sono più temi prioritari?

M.B.: È un po’ come se questi temi non attirassero più. I Verdi e i Verdi liberali non li hanno probabilmente resi abbastanza visibili.

Inoltre, da otto anni l’ecologia non è più un tema di nicchia. I Verdi continuano ad essere considerati come il principale partito in questo ambito, ma anche tutti gli altri partiti sono ormai un po’ ecologisti. Si potrebbe dire che la separazione tra Verdi e Verdi liberali è stata forse il punto a partire dal quale l’ecologia non è stata più un tema di nicchia per un solo partito.

swissinfo.ch: Per il lavoro del parlamento, cosa significa questo spostamento a destra?

M.B.: Certi temi saranno più in primo piano. La politica finanziaria e le misure di risparmio avranno probabilmente meno difficoltà ad imporsi in Consiglio nazionale. In fin dei conti non bisogna vedere queste cifre in modo così drammatico. In Svizzera la politica continuerà ad essere fatta nelle commissioni. Queste commissioni continueranno ad essere contraddistinte dalle relazioni personali e in seno ad esse si continuerà a cercare dei compromessi.

Anche se la composizione definitiva del Consiglio degli Stati non è per ora nota, ci si può aspettare che vi sia qualche bloccaggio in più tra le due Camere del parlamento.

swissinfo.ch: Quindi rispetto alla precedente legislatura vi potrebbero essere più situazioni di stallo tra la Camera alta e quella bassa?

M.B.: Sì. Storicamente, il Consiglio degli Stati [composto di una maggioranza di centro, ndr.] è quasi sempre stata la Camera che ha controllato o corretto gli eccessi del Consiglio nazionale. Oggi in Consiglio nazionale vi è ormai una maggioranza di destra. Diversi dossier potrebbero non giungere in porto.

swissinfo.ch: Cosa pensa che avverrà, ad esempio, con la Strategia energetica 2050, che prevede in particolare l’abbandono del nucleare?

M.B.: Ciò che è probabilmente avvenuto durante le elezioni di domenica, è che dei temi o dei partiti sono stati messi in minoranza. In Svizzera, dei partiti messi in minoranza utilizzano in seguito in maniera più intensa gli strumenti della democrazia diretta. Posso immaginarmi che non solo il tema dell’energia, ma anche altri, saranno più spesso oggetto di referendum.

swissinfo.ch: Per quanto riguarda il tema dell’immigrazione legata agli accordi bilaterali, l’UDC farà fatica a trovare delle maggioranze, visto che il Partito liberale radicale vuole favorire delle buone relazioni con l’Unione Europea…

M.B.: Questo tema è un buon esempio per mostrare che questo spostamento a destra deve essere considerato in modo differenziato. In questo dossier, il PLR non farà certo comunella con l’UDC. Quest’ultima continuerà quindi a rimanere in minoranza su questo tema e il parlamento troverà delle soluzioni che certamente non le piaceranno.

swissinfo.ch: Come crede che il PLR gestirà questo ruolo chiave in parlamento?

M.B.: Il PLR è adesso in grado di sfruttare la sua posizione. Da un punto di vista numerico si è emancipato dall’UDC. Il PLR non è più il piccolo partner che fa tutto ciò che l’UDC gli detta. Può anche votare borghese, ossia con il Partito popolare democratico (PPD).

swissinfo.ch: Vi saranno ulteriori provvedimenti restrittivi nel campo dell’asilo?

M.B.: Se si analizza l’evoluzione in questo ambito, l’UDC continua ad essere molto conservatrice. Ha anche lanciato un referendum contro la Legge sull’asilo recentemente adottata dal parlamento. E ciò non cambierà. L’asilo è un cavallo di battaglia dell’UDC e il partito non modificherà la sua linea. Anche in questo campo, così come per gli accordi bilaterali con l’UE, il PLR non tenderà sempre la mano all’UDC, anche se i liberali radicali propendono maggiormente verso la destra.

swissinfo.ch: Se tirano la stessa corda, i partiti di destra dispongono di una maggioranza assoluta di 101 seggi in Consiglio nazionale. Cosa significa?

M.B.: Vi sono molte possibilità d’alleanza. I diverbi tra UDC e PLR continueranno. Su certi temi vi è una solidarietà borghese, ma non su altri. Questa maggioranza assoluta di 101 voti non sarà sistematica.

swissinfo.ch: Tutti parlano già dell’elezione del governo, in programma il 9 dicembre. L’UDC, che ha rafforzato la sua posizione di primo partito del paese, rivendica da tempo un secondo seggio in governo. È giunto il momento?

M.G.: Vi sono diversi aspetti in questa discussione. Ieri, ciò che mi ha sorpreso è che l’UDC affermava di avere diritto a un secondo seggio in Consiglio federale. Nello stesso tempo, però, il presidente del partito Toni Brunner è rimasto estremamente evasivo per quanto concerne la maggiore collegialità legata a questo seggio supplementare.

L’altro aspetto è che abbiamo un governo molto stabile. Non vi sono praticamente consiglieri federali che si mettono in primo piano e rompono la collegialità. Ciò significa che questa idea di governo collegiale così come è nel sistema svizzero funziona molto bene. Non bisogna quindi per forza cambiare una squadra che vince. Si deve aspettare la decisione di Eveline Widmer-Schlump [la ministra del Partito borghese democratico il cui seggio potrebbe essere minacciato dall’UDC]. Se ha la motivazione per lavorare ancora quattro anni, posso immaginarmi che abbia ancora una chance di essere eletta.



Traduzione di Daniele Mariani, swissinfo.ch

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