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Analisi Risultati evidenti, progressi poco chiari

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In Svizzera, il contratto generazionale rimane sotto pressione anche dopo questo "sì" alla riforma sul finanziamento dell'AVS.

(Keystone)

Cinque insegnamenti dai risultati del voto di oggi. E quale significato possono avere in vista delle elezioni del parlamento in autunno.

Il popolo ha deciso. La Svizzera deve procedere sia alla riforma sulla tassazione delle imprese legata alle pensioni AVS sia all'adeguamento della propria legislazione alla direttiva dell'UE in materia di armi. Cosa si può dedurre da ciò?

1. La Svizzera vuole un buon rapporto con l'Europa

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L'Unione democratica di centro (UDC) ha fatto della revisione della legge sulle armi un plebiscito sull'UE. Il "sì" di oggi è dunque un "sì" a un approccio pragmatico riguardo all'Europa, come la Svizzera ha fatto finora.

2. La Svizzera rimane affidabile

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La Svizzera beneficia di Schengen e Dublino. È disposta a dare qualcosa in cambio - anche se riguarda parte della sua tradizione, come nel caso della legge sulle armi. Questa affidabilità svizzera è visibile anche nella riforma fiscale. Siamo parte del mondo, membri dell'OCSE. Se, per questo, vanno assunti degli oneri, lo facciamo.

3. La Svizzera è praticamente immobile

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Il "sì" al pacchetto dell'imposizione delle imprese-finanziamento dell'AVS è stato chiaro. Ma i progressi sono minimi. C'è ancora molta strada da fare prima che il sistema pensionistico venga effettivamente risanato. L'AVS riceverà ora 2 miliardi di franchi all'anno. Questo attenuerà le difficoltà, ma solo per quattro anni. Già nel 2023, questa assicurazione sociale ripiomberà nelle cifre rosse.

4. Manca la forza di persuasione

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Il progetto è stato venduto come soluzione di compromesso. Si trattava invece piuttosto di una fusione di due questioni scottanti, nessuna delle quali aveva ottenuto la maggioranza. Eppure, questo è il meglio che il parlamento è riuscito ad offrire. È sintomatico del fatto che in seno al Palazzo federale sono scomparsi i costruttori di ponti. Berna fa politica come se fosse paralizzata dalla paura dell'elettorato. Un timore peraltro non infondato: sono infatti stati i votanti ad affondare i due grandi progetti di riforma di questa legislatura sulle pensioni e l'imposizione delle società presentati separatamente.

Il parlamento ha sviluppato una mentalità ristretta legata alla propria clientela. Spesso le idee degli altri sono affossate. In questo modo non si conclude niente di buono. In questi tempi di rapido sviluppo, la polarizzazione è particolarmente fatale in Svizzera. Finora, la lentezza è stata una caratteristica della democrazia diretta. Ma se i campi politici si bloccano a vicenda, diventa una situazione di stallo.

5. Mancano le prospettive

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Con la soluzione odierna, resta la grande ingiustizia dell'AVS: sempre più anziani vivono a spese dei giovani. Se la Svizzera vuole ristrutturare il proprio sistema pensionistico, deve discutere dell'età pensionabile e ciò non sarà ancora sufficiente. Se il paese continua ad impedire questo dibattito, i suoi figli ne pagheranno i costi.

Cosa significa questo per le elezioni?

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Le riforme adottate oggi mostrano quanto piccolo debba essere il denominatore comune in questa legislatura, affinché in Svizzera sia ancora possibile un consenso. Adesso si avvicina la prossima legislatura: in ottobre il paese eleggerà un nuovo parlamento.

La campagna elettorale è iniziata. Finora, ci sono pochi segnali che indicano che tutto quanto ci sarebbe da risolvere a Berna diventerà un tema della campagna. Oltre al sistema pensionistico e alle nostre relazioni con l'UE, vi sono i seguenti grossi cantieri: l'esplosione dei costi del settore sanitario e i crescenti costi sociali; a lungo termine anche la bomba a orologeria della cura per gli anziani e gli effetti tossici della concorrenza fiscale tra i Cantoni.

Questi fattori nel lungo periodo producono più ricchi e più poveri, cioè meno ceto medio, ossia, globalmente una struttura sociale diversa da quella attuale. Non una migliore, ma una che promuove una polarizzazione ancora maggiore. Ciò significa ancora meno possibilità di compromesso.

Questa è la trappola in cui si trova la Svizzera.


Traduzione di Sonia Fenazzi, swissinfo.ch

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