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Collocamenti forzati


Bambini "in appalto", primo passo verso la riparazione


Di Jeannie Wurz, Bern


Guido Fluri, responsabile del comitato che ha lanciato l'iniziativa per la riparazione, ha seguito il dibattito parlamentare in televisione. (Keystone)

Guido Fluri, responsabile del comitato che ha lanciato l'iniziativa per la riparazione, ha seguito il dibattito parlamentare in televisione.

(Keystone)

Dopo due giorni di dibattiti molto sentiti, la Camera del Popolo (camera bassa) ha accolto la controproposta del governo alla cosiddetta iniziativa popolare “per la riparazione”, che chiede di riparare i torti subiti dalle vittime dei collocamenti coatti disposti fino al 1981. Il dossier passa ora alla camera alta.

Mentre l’iniziativa chiede la creazione di un fondo di riparazione di 500 milioni di franchi, il controprogetto del governo prevede l’istituzione di un fondo di 300 milioni. Questi soldi verrebbero utilizzati per risarcire le vittime, che secondo le stime sarebbero tra le 12'000 e le 15'000; ogni persona riceverebbe un massimo di 25'000 franchi.

Inoltre, il controprogetto riconosce l’ingiustizia commessa nei confronti delle vittime di misure coercitive a scopo assistenziale e collocamenti extrafamiliari, consente alle vittime di accedere agli archivi pubblici e prevede il lancio di un programma di ricerca nazionale per far luce sulle circostanze, le dimensioni e le ripercussioni dei collocamenti coatti.

L’iniziativa richiama l’attenzione su uno dei periodi più bui della storia svizzera, quando i cosiddetti “bambini in appalto” (Verdingkinder in tedesco) - collocati con la forza in istituti e famiglie spesso contadine - sono stati vittime di abusi, negligenza e, in alcuni casi, di esperimenti medici.

Qui alcune tappe chiave degli ultimi 35 anni:

1981: In seguito alla ratifica (1974) della Convenzione europea dei diritti umani, la Svizzera rinuncia all’internamento coatto di bambini e adulti (in istituti o penitenziari), al collocamento extrafamiliare di minorenni, alle sterilizzazioni, agli aborti forzati e alle adozioni forzate.

1999: Un'iniziativa parlamentare chiede il risarcimento per le vittime della sterilizzazione forzata.

2009: Un’altra iniziativa parlamentare chiede di risarcire il torto morale subito da minorenni collocati in istituti educativi.

2009-2013: È allestita la mostra itinerante "Infanzie rubate-Verdingkinder reden", costituita da circa 300 racconti e fotografie d'epoca, che fa tappa in una decina di città svizzere.

2011: Sono depositati atti parlamentari per la riabilitazione di persone internate su decisione amministrativa e per un esame di coscienza storica e le scuse dalla Confederazione ai bambini dati in affidamento forzato.

Aprile 2013: In occasione di una cerimonia pubblica a Berna, la ministra di giustizia Simonetta Sommaruga presenta le scuse del governo svizzero alle vittime di collocamenti coatti e di misure coercitive a scopi assistenziali.

Marzo 2014: Lancio dell’iniziativa popolare “per la riparazione”, che chiede la creazione di un fondo di indennizzo di 500 milioni di franchi.

Luglio 2014: La “Tavola rotonda”, un gruppo privato, istituisce un fondo per un aiuto immediato delle vittime. Pervengono 650 richieste di esistenza: 450 sono esaminate e 400 ricevono fondi per un totale di 3 milioni di franchi.

Agosto 2014: Entrata in vigore della Legge federale sulla riabilitazione delle persone internate sulla base di una decisione amministrazione, che pone le basi per una rielaborazione scientifica del fenomeno e garantisce il diritto di consultare gli archivi.

Dicembre 2014: Viene depositata l’iniziativa “per la riparazione”, sottoscritta da 110'000 persone.

Dicembre 2015: Il governo svizzero sottopone un controprogetto al parlamento in cui chiede la creazione di un fondo di compensazione di 300 milioni di franchi.

27 aprile 2016: La Camera del Popolo (camera bassa) vota in favore del controprogetto del governo, secondo cui ogni vittima dovrebbe ottenere un indennizzo pari a 20-25'000 franchi.


Traduzione dall'inglese di Luigi Jorio, swissinfo.ch

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