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Banco di prova


Occhi della finanza puntati sul voto svizzero sull'oro


Di Clare O'Dea


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I mercati internazionali guardano con grande interesse al voto degli svizzeri sull'oro della Banca nazionale, in calendario il 30 novembre. (Keystone)

I mercati internazionali guardano con grande interesse al voto degli svizzeri sull'oro della Banca nazionale, in calendario il 30 novembre.

(Keystone)


Teorici della cospirazione, commercianti di lingotti e banche centrali: tutti si chiedono se l'elettorato elvetico darà un impulso all'oro quale materia prima e valore rifugio, sfidando l'establishment politico e finanziario, nel voto del 30 novembre sulle riserve auree della Banca nazionale svizzera. Il verdetto delle urne è atteso con grande interesse.

L'iniziativa popolare che potrebbe costringere la Banca nazionale svizzera (BNS) ad aumentare le riserve auree è diventata un importante tema di discussione a livello internazionale. L'interesse suscitato è per certi versi paragonabile a quello che c'è stato per il voto per l'indipendenza della Scozia.

La proposta è stata lanciata da alcuni esponenti di spicco dell'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) che sono ferventi critici della BNS. A loro avviso, l'istituto centrale partecipa alla "più grande truffa del nostro tempo", ossia la stampa di denaro come mezzo per derubare di nascosto i cittadini.

Il prezzo dell'oro sta attraversando una fase estremamente volatile. Dopo aver toccato il massimo storico di 1'900 dollari l'oncia nel settembre 2011, ora è negoziato attorno alla soglia minima degli ultimi quattro anni attorno ai 1'150 dollari.

La Bank of America – ha riportato l'agenzia Bloomberg – ha previsto che un "sì" nella votazione del 30 novembre in Svizzera potrebbe spingere l'oro sopra i 1'350 dollari l'oncia, con un incremento del 18%. Questo perché la BNS dovrebbe acquistare circa 1'500 tonnellate di metallo giallo entro cinque anni per soddisfare le esigenze imposte dalla modifica costituzionale.

"Discussione salutare"

In un'intervista alla Kitko News, l'ex senatore e per due volte candidato alle presidenziali degli Stati Uniti, Ron Paul, che è un ardente sostenitore della copertura aurea delle valute, ha dichiarato che la Svizzera ha dato il via a una "discussione salutare" circa il ruolo della sua banca nazionale.

La votazione popolare "è un ulteriore passo in direzione della prova che la carta moneta, la moneta fiat, denaro creato dai politici dal nulla per sovvenzionare uno Stato sovradimensionato e monetizzare il debito, sta per finire".

In uno scritto pubblicato dal DailyReckoning.com, il principale sito di analisi di investimento "contrarian" di cui è collaboratore fisso, l’ex senatore ha sottolineato l'importanza simbolica del voto svizzero per i suoi fan negli Stati Uniti.

"Proprio come gli Stati Uniti e l'Unione europea, la Svizzera a livello federale è governata da un gruppo di élite che si preoccupano più del proprio stato, del proprio benessere e della reputazione internazionale, che del bene del Paese. Se avrà successo, il voto sull'oro sarà uno schiaffo per quelle élite", afferma Ron Paul.

"Minaccia imminente"

Ammirazione per l'iniziativa sull'oro della BNS è stata espressa anche in Australia nella rivista Business Spectator dalla commentatrice finanziaria Miranda Maxwell, secondo la quale il testo "ha almeno altrettanto da dire sull'indipendenza finanziaria, la democrazia e la sicurezza economica", quanto il referendum sull'indipendenza della Scozia tenutosi lo scorso settembre.

"Se gli svizzeri riusciranno a rafforzare le fondamenta della loro moneta, la grande domanda sarà se altri paesi seguiranno l'esempio", ha commentato la specialista.

Più critica, invece, la visione dell'iniziativa "Salvate l'oro della Svizzera" che ha il Financial Times. L’autorevole giornale inglese è in sintonia con la posizione della BNS.

"Per la banca centrale, le misure non sono semplicemente un anacronismo: costituiscono una minaccia imminente", afferma il quotidiano finanziario, secondo cui le nuove restrizioni costituzionali in materia di oro comprometterebbero la capacità della BNS di mantenere il tasso di cambio di un franco e venti centesimi per un euro, deciso nel settembre 2011.

L'Unione europea è il principale partner commerciale della Svizzera, perciò la soglia del tasso di cambio è molto importante, afferma Ursina Kubli, della Banca Sarasin. "Al momento garantisce a tutte le esportazioni nella zona euro l'assenza di rischi legati al cambio. Nessuna oscillazione significa sicurezza e questo è molto positivo in entrambe le direzioni", ha detto a swissinfo.ch.

Preoccupazioni

Gli investitori internazionali sono invece preoccupati dall'iniziativa sull'oro, ha indicato a swissinfo.ch Thomas Flury, analista presso l'UBS. "Molti di loro chiedono: qual è l'impatto sul franco svizzero? Ciò provocherà pressioni sulla Banca nazionale svizzera? Dobbiamo temere qualcosa?"

Prudente è la valutazione del voto sull'oro della BNS formulata dall'editorialista di Bloomberg View, Mark Gilbert, il quale punta il dito sulla volatilità del metallo giallo. "Se c'è qualcosa di intrinsecamente attraente in una popolazione che ha voce in capitolo sulla gestione dei suoi beni, occorre però che gli svizzeri siano consapevoli delle probabili conseguenze se un quinto della loro ricchezza fosse bloccata in cassaforte", osserva.

In una lunga intervista alla Neue Zürcher Zeitung, pubblicata il 6 novembre, il presidente della BNS Thomas Jordan ha affermato che vincolare una riserva aurea minima con il divieto di vendere l'oro, come chiesto dall'iniziativa, causerebbe grossi problemi alla banca centrale elvetica. Secondo Jordan, sarebbe "fatale" per la Svizzera restringere la propria politica finanziaria in questo modo, limitando la sua capacità di reagire ai cambiamenti dei mercati e di mantenere il paese finanziariamente stabile.

Il sogno americano

Consapevole che un ritorno a una copertura aurea completa o anche standard è un sogno di alcuni americani disillusi, uno dei più importanti sostenitori svizzeri dell'iniziativa sull'oro, Egon von Greyerz, amministratore delegato della Matterhorn Asset Management, ha anche lanciato una raccolta di fondi in inglese sul sito web aziendale. La società è specializzata nell'acquisto e l'immagazzinamento di oro e argento per investitori privati.

Von Greyerz non ha risposto alla richiesta di intervista di swissinfo.ch. Ma in un'intervista al quotidiano economico della Svizzera francese L'Agefi, il mese scorso, ha espresso la profonda sfiducia che i sostenitori dell'iniziativa nutrono nei confronti della BNS.

"Non c'è stata alcuna verifica fisica dell'oro che la BNS tratta come se fosse di sua proprietà. Si afferma che l'oro non è prestato a delle controparti per delle transazioni e il metallo giallo è sempre depositato, libero da qualsiasi pegno. Ma il miglior modo di dimostrarlo è di riportare le riserve in Svizzera. In caso contrario, si può pensare che sia stato utilizzato ad altri fini o persino che non esista".

Iniziativa sull’oro 

Lanciata da tre rappresentanti dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), l’iniziativa “Salvate l’oro della Svizzera” è stata consegnata nel 2013 alla Cancelleria federale. 

In base al testo, le riserve auree della Banca nazionale svizzera (BNS) non possono più essere vendute. Entro cinque anni la BNS deve detenere una quota d’oro pari ad almeno il 20% dei suoi attivi. Il metallo giallo dovrà essere conservato interamente in Svizzera. 

Attualmente le riserve monetarie complessive della BNS ammontano a circa 500 miliardi di franchi. Per soddisfare l’iniziativa, la banca centrale dovrebbe quindi detenere oro per almeno 100 miliardi di franchi. Tenendo conto delle sue riserve auree attuali, sarebbero necessari acquisti di lingotti per circa 65 miliardi. 

Il governo e la maggioranza dei partiti invitano il popolo a respingere l’iniziativa, che minaccerebbe l’indipendenza e la flessibilità della BNS. Se fosse costretta a detenere enormi riserve d’oro invendibili, la banca centrale non disporrebbe più di un margine di manovra sufficiente per lottare, ad esempio, contro un eccessivo apprezzamento del franco nei confronti dell’euro o del dollaro, affermano i suoi avversari.

L'iniziativa ideata da tre esponenti di spicco dell'UDC divide il loro partito. L'UDC svizzera raccomanda di bocciarla, mentre gran parte delle sezioni cantonali del partito la sostengono. 


(Traduzione dall'inglese: Sonia Fenazzi), swissinfo.ch



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