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Barometro elettorale


Si accentua lo slittamento a destra dell’elettorato svizzero




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Migrazione, migrazione e ancora migrazione: un solo tema domina finora la campagna elettorale in Svizzera. (Keystone)

Migrazione, migrazione e ancora migrazione: un solo tema domina finora la campagna elettorale in Svizzera.

(Keystone)

La questione immigrazione spinge l’Unione democratica di centro verso l’alto, mentre i partiti di centro arrancano: sono questi i dati salienti del barometro elettorale della SRG SSR, pubblicato mercoledì a meno di due mesi dalle elezioni federali.

Se dai precedenti sondaggi era emersa soprattutto l’avanzata del Partito liberale radicale (PLR), questa volta a risaltare è soprattutto la progressione dell’Unione democratica di centro (UDC/destra conservatrice).

Il partito di Toni Brunner registra infatti una crescita di quasi due punti percentuali rispetto al precedente barometro di giugno, attestandosi al 28%. Rispetto alle elezioni di quattro anni fa, l’UDC guadagna l’1,4%.

Il sondaggio

Per il sondaggio, l’istituto gfs.bern ha intervistato telefonicamente 2'013 persone nelle tre regioni linguistiche tra il 21 e il 29 agosto 2015.

Il margine d’errore è del +/- 2,2%.

Oltre a una campagna elettorale giudicata riuscita dagli intervistati (uno su quattro la considera la migliore), l’UDC ha un’altra preziosa carta in mano: «Il tema dominante è ormai di gran lunga l’asilo e l’UDC è considerato il partito più competente per risolvere questo problema», sottolinea Claude Longchamp, responsabile dell’istituto gfs.bern, che ha condotto lo studio.

Gli ultimi sviluppi sul fronte migratorio, in particolare il movimento di solidarietà sbocciato in Germania e in Austria (il sondaggio è stato effettuato tra il 21 e il 29 agosto), non dovrebbero avere un’influenza maggiore. «L’UDC potrebbe forse guadagnare o perdere l’1%, di certo non il 5%», rileva Longchamp.

Il responsabile dell’istituto gfs.bern ricorda che quello attuale è il terzo flusso di rifugiati più importante registrato in Svizzera dal Dopoguerra, dopo quelli del 1989/91 e del 1998/99. «Nel 1999 l’UDC aveva fatto segnare la progressione più grande nella sua storia, con un balzo in avanti del 7%».

A contribuire al rafforzamento della destra vi dovrebbe essere anche il PLR. Il partito diretto da Philipp Müller conferma infatti i progressi già emersi dai precedenti barometri. Anche se si indebolisce leggermente rispetto a giugno (-0,2%), il PLR cresce dell’1,8%, se paragonato ai risultati delle elezioni 2011, attestandosi al 16,9%.

L’evoluzione potrebbe essere ancora più positiva per questo partito, se non fosse che il suo elettorato sembra mobilitarsi meno rispetto a quelli degli altri partiti. Solo 49 persone su 100 che si riconoscono nelle idee del PLR indicano di volersi recare alle urne, contro ad esempio 58 su 100 per l’UDC e il Partito socialista.

Relativa stabilità a sinistra

Per quest’ultimo partito, non dovrebbe cambiare sostanzialmente nulla. Il PS rimane infatti sulle posizioni degli ultimi mesi, al 19,3%. Certo, i socialisti progrediscono dello 0,6% rispetto a quattro anni fa, ma molto verosimilmente i voti in più che incasseranno mancheranno al Partito ecologista.

I Verdi soffrono probabilmente del fatto che la questione ambientale non è più in cima alla lista delle preoccupazioni degli svizzeri. Il partito regredisce dell’1% al 7,4% rispetto a quattro anni fa.

Assottigliamento al centro

Il barometro conferma un’altra tendenza già emersa nei mesi scorsi: «Il centro arranca, anche se non vi è nessuna perdita spettacolare», rileva Longchamp.

Il Partito popolare democratico (PPD) si attesta al livello più basso della sua storia, l’11,1% (-1,2% rispetto al 2011). In marzo, i democristiani avevano subito una sconfitta alle urne su uno dei loro temi prediletti, la famiglia. La loro iniziativa per defiscalizzare gli assegni famigliari, sostenuta anche dall’UDC, era stata bocciata da tre elettori su quattro.

In perdita di consensi vi sono anche i due nuovi partiti di centro, i Verdi liberali (VL) e il Partito borghese democratico (PBD). Entrambi non riusciranno a bissare i risultati di quattro anni fa. Al pari del PPD, i VL faticano a rimettersi dalla batosta subita in marzo, quando la sua iniziativa per sostituire l’IVA con una tassa ecologica era stata affossata da oltre nove elettori su dieci.

Il PBD, di cui fa parte la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf, non è dal canto suo riuscito a profilarsi su nessun tema particolare, rileva Longchamp, e subisce ancora i contraccolpi dello smacco elettorale del marzo 2014 nel suo feudo del canton Berna (perdita di 11 dei suoi 25 seggi).

Lo scenario più probabile che scaturirà da queste elezioni è quindi quello di uno slittamento a destra, riassume Longchamp. «Una destra rafforzata e non una maggioranza di destra», precisa.

Immigrazione, poi il vuoto

Per quanto concerne i temi, l’immigrazione figura, come detto, ampiamente in cima alla lista delle preoccupazioni: per 46 elettori su 100 è il problema più urgente da risolvere (+12% rispetto al precedente barometro). E questo in tutte le regioni del paese. Nella Svizzera italiana, ad esempio, fino a tre mesi fa era la disoccupazione a preoccupare di più. Oggi è invece l’immigrazione.

 A titolo di paragone, quattro anni fa meno di un quarto degli intervistati (22%) lo aveva indicato come il problema numero uno.

Questa predominanza ha fatto passare in secondo piano tutte le altre tematiche. Le relazioni con l’Unione Europea, messe a dura prova dopo l’accettazione dell’iniziativa «contro l’immigrazione di massa», giungono al secondo posto, ma sono giudicate prioritarie solo dal 7% degli intervistati. L’ambiente, che quattro anni fa era considerato il secondo problema più urgente dopo l’immigrazione, è slittato al quinto posto, dopo le assicurazioni sociali e la disoccupazione.

«Si tratta di un livello mai raggiunto prima, sottolinea Longchamp, riferendosi all’immigrazione; un tema non era mai stato così dominante in una campagna elettorale».


Politica energetica

In occasione del sondaggio di agosto, l’istituto gfs.bern si è anche concentrato sul tema della politica energetica.

Il 53% degli intervistati ha affermato di essere «completamente d’accordo» con il fatto che la Svizzera debba abbandonare a lungo termine la produzione di energia nucleare, il 21% «piuttosto d’accordo», il 14% «piuttosto non d’accordo» e l’8% «per nulla d’accordo». Il 4% non ha invece dato nessuna risposta.

Più di sette persone su 10 (73%) si sono dette inoltre convinte o piuttosto convinte che la svolta energetica si tradurrà nella creazione di posti di lavoro. La stessa proporzione è dell’opinione che la durata di vita delle centrali nucleari esistenti debba essere limitata.

Infine, gli intervistati si dividono in due campi uguali circa la sostenibilità o meno per l’economia di un rincaro dei prezzi dell’energia e della benzina: il 43% ritiene che il rincaro non sia sostenibile, mentre il 51% è dell’avviso contrario.

swissinfo.ch

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