Tutte le notizie in breve

La denuncia presentata ieri dal pubblico ministero federale brasiliano contro Luiz Inacio Lula da Silva attribuisce all'ex presidente della Repubblica sette atti di corruzione passiva e 64 di riciclaggio di denaro.

Lo si apprende dalla lettura dettagliata dei documenti probatori divulgati dagli inquirenti.

Oltre alle irregolarità riscontrate nella ristrutturazione di un attico di lusso a Guaruja', sul litorale di San Paolo, che hanno portato alla denuncia formale contro l'ex capo di Stato e che secondo la polizia giudiziaria configurerebbero occultamento di patrimonio, Lula è stato implicato direttamente anche per tutti i pagamenti di tangenti effettuati dalla società costruttrice Oas agli ex direttori di Petrobras, Paulo Roberto Costa e Renato Duque, all'ex gestore del colosso petrolifero statale, Pedro Barusco, oltre che per tre contratti stipulati dalla stessa Oas per aggiudicarsi opere in raffinerie.

Secondo il procuratore Deltan Dallagnol - che ieri ha definito Lula "comandante massimo" dello schema di corruzione individuato dall'inchiesta 'Lava-Jato' sui fondi neri Petrobras - l'ex presidente-operaio avrebbe ricevuto 3,7 milioni di reais in mazzette.

Per l'avvocato di Lula, Cristiano Zanin Martins, l'ex presidente brasiliano è vittima di "persecuzione politica" e di accuse "senza prove" allo scopo di metterlo fuori gioco in vista delle elezioni presidenziali del 2018, alle quali lo stesso Lula aveva già annunciato di voler concorrere.

Anche l'ex presidente Dilma Rousseff, destituita lo scorso 31 agosto a seguito di impeachment, ha espresso solidarietà al suo predecessore e mentore: "Ancora una volta la democrazia è stata ferita e una grave ingiustizia viene commessa senza fondamenti reali", ha scritto Rousseff in una nota.

sda-ats

 Tutte le notizie in breve