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Le Chiese cristiane a Gerusalemme (ortodossa, cattolica e armena) hanno deciso di chiudere oggi al pubblico, in una rara mossa, il Santo Sepolcro.

KEYSTONE/EPA/ABIR SULTAN

(sda-ats)

Le Chiese cristiane a Gerusalemme (ortodossa, cattolica e armena) hanno deciso di chiudere oggi al pubblico, in una rara mossa, il Santo Sepolcro.

Lo confermano fonti religiose, secondo cui la decisione è stata assunta per protesta contro la legge in discussione al parlamento israeliano sull'esproprio di terreni delle chiese e la possibilità di introdurre tasse municipali.

In una comunicazione alla stampa davanti al Santo Sepolcro, il patriarca greco ortodosso Teofilo III, il Custode di Terra Santa, Francesco Patton e il patriarca armeno Nourhan Manougian hanno detto che la decisione è in opposizione "alla campagna sistematica" da parte di Israele di danneggiare la comunità cristiana in Terra Santa.

"Noi, capi delle chiese responsabili del Santo Sepolcro e dello status quo che governa i vari luoghi santi a Gerusalemme - ha spiegato Teofilo III -, seguiamo con grande preoccupazione la sistematica campagna contro le Chiese e la comunità cristiana in Terra Santa, in flagrante violazione dello stesso status quo".

Teofilo III ha denunciato che il Comune di Gerusalemme "ha emesso una serie di scandalosi avvisi e ordini di sequestro delle proprietà delle Chiese e di conti bancari per presunti debiti per punitive tasse municipali".

Il Patriarca ha poi attaccato quella che ha definito "una legge razzista e discriminatoria", in discussione oggi al parlamento, che confischerebbe terreni una volta proprietà della chiesa e venduti. "Questo - ha detto - ci riporta alla mente leggi di simile natura che furono emesse contro gli ebrei durante periodi oscuri in Europa". Teofilo III ha poi spiegato che "i capi delle Chiese decideranno quando e come il Santo Sepolcro sarà riaperto".

"La Chiesa del Santo Sepolcro e gli altri luoghi di preghiere delle Chiese sono esenti da tasse municipali. In merito non c'è alcun cambiamento e così continuerà ad essere", ha dal canto suo risposto il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat.

"Ma sembra forse ragionevole che aree commerciali come alberghi, sale di ricevimento e altri affari siano esenti da tasse municipali per il solo fatto - ha aggiunto - di essere di proprietà delle Chiese? Perché l'albergo Mamilla le paga e il Notre Dame che gli sta di fronte deve essere esentato?".

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SDA-ATS