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Chiusura di Mühleberg nel 2019


Gli anti-nucleari hanno già il loro prossimo obiettivo




Le due centrali di Mühleberg: quella idroelettrica (diga) e quella nucleare. (Keystone)

Le due centrali di Mühleberg: quella idroelettrica (diga) e quella nucleare.

(Keystone)

L’autorità di sorveglianza per la sicurezza nucleare concede ai gestori della centrale di Mühleberg un po’ di tempo per dimostrare che l’impianto può restare attivo senza rischi fino alla chiusura nel 2019. Nel frattempo, gli oppositori all’atomo hanno preso di mira Beznau, la centrale più vecchia della Svizzera e del mondo.

«Sì, però…». È in sostanza il messaggio che l’Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN) ha rivolto giovedì 21 novembre alle Forze motrici bernesi (BKW), che gestiscono la centrale atomica di Mühleberg.

Sebbene BKW abbia rinunciato a sfruttare l’impianto per l’intero ciclo di vita, anticipandone la chiusura al 2019, dovrà continuare ad assicurare un elevato margine di sicurezza, sottolinea l’IFSN. Le misure di sicurezza supplementari, decise in seguito all’incidente di Fukushima nel 2011, rimangono valide, ha comunicato l’IFSN. Se non verranno attuate entro il 2017, l’impianto bernese dovrà essere disattivato.

L’autorità di sorveglianza ha tuttavia «attenuato» quattro delle sue 18 richieste, ha affermato il direttore dell’IFSN Hans Wanner. Si tratta dei quattro punti che gli oppositori a Mühleberg considerano cruciali: la stabilizzazione del mantello del nocciolo che contiene il reattore, la realizzazione di un sistema di raffreddamento indipendente dal fiume Aar e resistente ai terremoti, di un sistema alternativo di piscine di raffreddamento a prova di terremoti e inondazioni, così come di un sistema supplementare per l’evacuazione del calore residuo.

Concretamente, BKW avrà tempo fino all’estate dell’anno prossimo per presentare alternative meno costose su come intende garantire la sicurezza della centrale fino al 2019. Nello stato attuale, le condizioni dell’impianto sono tali da assicurare un funzionamento senza rischi soltanto fino al 2017.

Per BKW, la sfida è di trovare il giusto equilibrio tra i costosi interventi voluti dall’IFSN e gli aspetti economici legati alla redditività dell’impianto. D’altronde, è proprio per ragioni finanziare che l’azienda bernese ha deciso di anticipare la chiusura al 2019.

I costi delle 18 misure supplementari, calcolati per un funzionamento fino a metà degli anni 2020, sono stimati dall’IFSN a circa 400 milioni di franchi. BKW, che già investe nella centrale di Mühleberg 30 milioni all’anno, intende però mettere a disposizione soltanto 15 milioni.

Sicurezza garantita al 100%

La decisione dell’IFSN è «corretta», commenta This Jenny, deputato glaronese dell’Unione democratica di centro (UDC, partito di destra conservatrice).

Per il membro della Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia (CAPTE), «l’IFSN deve garantire la sicurezza di Mühleberg al 100% fino al 2019. Ciò sarà possibile con l’attuazione delle misure». Anche il gestore della centrale ha tutto l’interesse a garantire la sicurezza, aggiunge This Jenny.

L’accusa avanzata dagli oppositori all’atomo, secondo cui BKW e l’IFSN hanno trovato un accordo in merito alle misure di sicurezza, è insensata, ritiene This Jenny.

Oppositori divisi

La decisione dell’IFSN ha sollevato parecchie critiche tra gli oppositori al nucleare. I Giovani Verdi si sono detti «sbigottiti dal mercanteggiamento tra l’IFSN e BKW». Per Florian Kasser, specialista di energia nucleare presso Greenpeace, gli interventi di ammodernamento dell’impianto rappresentano soltanto un esercizio alibi. La decisione è un brutto segnale per l’indipendenza dell’IFSN, aggiunge.

Un’opinione che non è però condivisa da tutti i detrattori dell’atomo. «Le esigenze dell’IFSN non si distanziano molto dalle misure di sicurezza richieste per uno sfruttamento a lungo termine. L’autorità ha agito correttamente», afferma a swissinfo.ch il deputato socialista Roger Nordmann, membro della CAPTE e presidente dell’associazione dei produttori di energia solare Swissolar.

Le reazioni della stampa

L’Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN) fa pressione sulle Forze motrici bernesi (BKW) oppure concede loro un certo margine di manovra? È l’interrogativo su cui si sono soffermati alcuni quotidiani svizzeri nei loro editoriali del 22 novembre 2013.

Mentre la Basler Zeitung parla dei «requisiti per la centrale nucleare di Mühleberg», il St.Galler Tagblatt indica che i «requisiti per Mühleberg sono stati allentati».

«L’IFSN esige e indietreggia», commenta Der Bund. «Severo, ma non troppo», titola il giornale friburghese La Liberté.

Per il Tages-Anzeiger, su Mühleberg è in corso un «pericoloso esercizio di equilibrismo». La sorveglianza nucleare, sostiene la Berner Zeitung, «autorizza dei compromessi». Secondo il quotidiano della capitale, l’IFSN non è capace di far rispettare i livelli di sicurezza iscritti nella legge.

La Neue Zürcher Zeitung prevede da parte sua «degli arbitraggi complessi attorno agli ultimi anni della centrale».

«Nessuna alternativa»

Per Roger Nordmann, il fatto che BKW avrà tempo fino all’estate 2014 per presentare alternative alle quattro principali misure di sicurezza non costituisce alcun problema. Anche perché non esistono altre possibilità. «Non vedo alcuna alternativa al consolidamento del mantello del nocciolo o alla costruzione di un sistema di raffreddamento d’emergenza», afferma.

Per questi motivi, Roger Nordmann ritiene che lo scenario più probabile sia lo spegnimento di Mühleberg alla fine del 2017. «Dal punto di vista economico non ha senso investire 150 milioni di franchi per prolungare il periodo di esercizio di due anni».

Ancora più importante della decisione dell’IFSN, è stato l’annuncio di BKW di spegnere Mühleberg nel 2019, osserva il parlamentare vodese. «È una scelta pionieristica e coraggiosa».

Le motivazioni addotte da BKW, secondo cui la centrale non sarebbe più redditizia se si dovesse procedere a un ammodernamento, equivalgono a una dichiarazione di fallimento di questa tecnologia, aggiunge Roger Nordmann.

Ora tocca a Beznau

Il deputato alla Camera del Popolo vuole sfruttare l’annuncio dello spegnimento anticipato di Mühleberg per dare un nuovo impulso al dibattito sull’uscita dall’atomo. La proposta di limitare a 40 anni il periodo di attività di un impianto, come vorrebbe lui stesso, non ha però alcuna possibilità di successo in parlamento, riconosce Roger Nordmann.

Più chances le avrebbe invece l’idea dell’IFSN, che prevede misure di sicurezza più severe a partire dal 40° anno di attività. In questo modo, si potrebbero compensare gli effetti dell’invecchiamento delle strutture.

«È fondamentale che i gestori comunichino all’IFSN fino a quando intendono far funzionare la centrale. Le autorità potrebbero così calibrare le misure di sicurezza a seconda di questa scadenza», sostiene Roger Nordmann.

L’attenzione degli anti-nucleari si sposta ora sulle centrali di Beznau I e II. In attività rispettivamente dal 1969 e dal 1972, si tratta dei reattori nucleari più vecchi del mondo. «A Beznau c’è un forte rischio legato alle inondazioni. In caso di fuoruscita di acqua di raffreddamento contaminata, verrebbero colpite centinaia di milioni di persone lungo il Reno», osserva Roger Nordmann.

Sostenitore dell’energia nucleare, This Jenny non si lascia influenzare dall’attivismo politico di Roger Nordmann. Il senatore non crede che l’IFSN rischia di perdere la sua credibilità tra l’opinione pubblica. Non pensa neppure che la decisione su Mühleberg possa dare nuovo slancio alle rivendicazioni degli anti-nucleari. «Non bisogna cedere al panico solo perché è successo qualcosa in una centrale, quando se ne contano a centinaia».


Traduzione e adattamento dal tedesco di Luigi Jorio, swissinfo.ch



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