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Cifre sotto la lente


Quanto guadagna davvero la Svizzera coi forfait fiscali?




Il festival di musica classica di Verbier dipende in gran parte dal sostegno finanziario di ricchi contribuenti residenti nella celebre stazione turistica vallesana. (Keystone)

Il festival di musica classica di Verbier dipende in gran parte dal sostegno finanziario di ricchi contribuenti residenti nella celebre stazione turistica vallesana.

(Keystone)


L’abolizione dei privilegi fiscali per ricchi stranieri porterebbe a un’importante riduzione delle entrate e alla soppressione di migliaia di impieghi, in particolare nelle regioni turistiche, avvertono gli oppositori all’iniziativa popolare in votazione il 30 novembre. Stime ritenute “grottesche” dai promotori del testo e che faticano a resistere all’analisi dei fatti.

«Nel dibattito sull’abolizione dei forfait fiscali, si oppone il cuore alla ragione, ossia l’etica fiscale all’attrattiva economica. In realtà, però, si considera soltanto il borsellino. Non sono sicuro che i privilegi fiscali siano davvero un buon affare per il nostro paese», afferma Marius Brülhart. Questo professore di economica all’università di Losanna guarda con occhio critico le previsioni allarmiste – in caso di un sì alle urne il 30 novembre – formulate dai difensori dell’imposizione secondo il dispendio

I forfait fiscali, come funzionano?

Il sistema dei forfait fiscali si basa sul tenore di vita e sul dispendio del contribuente in Svizzera e non sulla sostanza e sul reddito effettivo. Viene applicato unicamente agli stranieri che non esercitano un'attività lucrativa in Svizzera. Anche gli sportivi e gli artisti possono beneficiarne.

Nel 2012, il parlamento svizzero ha deciso di inasprire i requisiti per approfittare dell'imposizione secondo il dispendio. Il calcolo dell'imposta cantonale e federale dovrà basarsi almeno sul settuplo della pigione annuale o del valore locativo dell'appartamento e solo le persone che hanno un reddito annuo di almeno 400’000 franchi possono beneficiare di questo privilegio fiscale, per quanto concerne l'imposta federale diretta.

Concretamente, uno straniero che acquista un appartamento in Svizzera, il cui valore locativo mensile è di 5’000 franchi sarà tassato - in maniera uguale agli altri contribuenti - su un reddito di 420’000 franchi (5000 x 12 x 7). A questo calcolo, si possono aggiungere altre spese, come le macchine o gli aerei privati. La base imponibile considerata per l'imposta sulla sostanza è almeno dieci volte superiore al totale del reddito dichiarato, nell'esempio citato sarebbero 4'200’000 franchi.

Le previsioni in questione sono quelle avanzate dalla Conferenza dei governi dei cantoni alpini (CGCA), che – assieme a Vaud e Ginevra – sono i principali cantoni toccati dall’iniziativa «Basta ai privilegi fiscali dei milionari (Abolizione dell’imposizione forfettaria)». Se il testo dovesse passare, dicono, sarebbero oltre 22mila gli impieghi minacciati, soprattutto nei settori della costruzione, del turismo, dei servizi e dello svago. La CGCA stima infatti a circa 3 miliardi di franchi l’anno le spese dei contribuenti assoggettati all’imposta forfettaria. Senza contare i circa 470 milioni annui che i ricchi stranieri investirebbero in attività culturali, sociali e caritative.

Queste stime si fondano in gran parte su uno studio realizzato nel 2009 dagli economisti Charles B. Blankart – dell’università di Lucerna – e Simon Margraf – della Humboldt-Universität di Berlino. È ciò che conferma a swissinfo.ch Mario Cavigelli, membro del governo del canton Grigioni e presidente della CGCA. Lo studio è stato sollecitato da una lobby privata, l’associazione Plus-Value Suisse, che milita apertamente per il mantenimento dei forfait fiscali, e non dall’amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) come lascia intendere la CGCA nel suo comunicato.

Il quotidiano liberale edito a Ginevra “Le Temps” non esita a parlare di cifre «discutibili». In causa, in particolare, vi è il piccolo campione su cui si basa lo studio – solo 126 delle 5'000 persone a beneficio di un forfait hanno partecipato all’inchiesta – e i 470 milioni di franchi di donazioni attribuibili a questi ricchi stranieri che gli stessi autori dello studio relativizzano.

Stazioni sciistiche in pericolo

A queste conseguenze economiche, contestate, si aggiungono le perdite fiscali stimate «a un minimo di un miliardo di franchi, se si prendono in considerazione i 695 milioni derivanti dall’imposta secondo il dispendio, dall’IVA e dall’imposta sulle successioni», sottolinea l’avvocato fiscalista Philippe Kenel, contrario all’abolizione dei forfait fiscali.

Questi timori sono evocati anche tra gli ambienti economici e le autorità dei comuni coinvolti. Sindaco di Bagnes, comune che conta sul suo territorio la celebre stazione sciistica di Verbier e circa 240 persone a beneficio di un forfait fiscale, Eloi Rossier si dice preoccupata: «L’imposta secondo il dispendio porta ogni anno 8-9 milioni di franchi al comune, pari al 17% del totale delle entrate fiscali. Questa somma è indispensabile per investire nelle infrastrutture sportive e restare allo stesso livello di stazioni come Kitzbühel, Vail, Val d’Isère o Cortina d’Ampezzo. Se questa imposta fosse abolita, non potremmo più giocare nella stessa lega».

Oltre alle entrate fiscali, è l’intero modello economico che sarebbe minacciato di estinzione, secondo Eloi Rossier. Gli investimenti nel settore edile si fermerebbero dall’oggi al domani e i grandi eventi culturali come il Festival di Verbier, che dipende in gran parte da donazioni private, dovrebbe ridurre drasticamente le proprie ambizioni. 

Dubbi in seno all’amministrazione federale

Queste previsioni partono dal presupposto che tutti gli stranieri facoltosi che godono attualmente di privilegi fiscali lascerebbero la Svizzera in caso di un “sì” popolare il 30 novembre. L’esempio di Zurigo dimostra che non è così: quasi la metà delle persone coinvolte ha deciso di continuare a risiedere nel cantone anche dopo l’abolizione dei forfait fiscali nel 2009. Tassati di più, quelli che sono rimasti hanno compensato quasi integralmente le perdite causate da chi è partito.

In un articolo pubblicato nel 2011 nella rivista La Vie Economique, Bruno Jeitziner e Mario Morger, economisti presso l’Amministrazione federale delle contribuzioni, sottolineano che le stime relative al numero di impieghi minacciati «sono legate a molte incognite e potrebbero rappresentare un limite massimo».

Anche loro ritengono «probabile» il fatto che non tutti i ricchi stranieri lasceranno la Svizzera in caso di soppressione dell’imposizione forfettaria. «Si può dunque presumere che il numero di impieghi soppressi sarà inferiore alle cifre evocate», constatano i due esperti.

Cifre «grottesche»

Nelle file del movimento politico La Sinistra – all’origine dell’iniziativa – si è deciso di non restare confinati nel campo della giustizia fiscale e di contrattaccare. Frédéric Charpié, coordinatore nazionale della campagna per un sì all’iniziativa, definisce «grottesche» le cifre citate dai suoi avversari.

«A Zurigo le ville lasciate libere da chi ha deciso di trasferirsi dopo l’abolizione dei forfait fiscali, spesso nei cantoni vicini, sono state occupate da nuovi milionari che pagano molte più imposte. Si è perfino registrato un aumento dei posti di lavoro, poiché la vendita delle proprietà ha reso necessari importanti lavori di ristrutturazione». E secondo Frédéric Charpié, le stazioni sciistiche hanno ancor meno da temere rispetto al cantone di Zurigo, dato che i ricchi stranieri sono più attaccati alla qualità di vita in montagna che nei centri urbani.

Frédéric Charpié relativizza inoltre il contributo di questi esuli fiscali alle casse comuni. «I 5'634 ricchi stranieri che godono di un forfait fiscale in Svizzera versano ogni anno 695 milioni di franchi alla collettività. D’altra parte però, le 55mila persone che possiedono oltre 3 milioni di franchi e pagano normalmente le imposte versano un totale di 72,3 miliardi l’anno. I privilegi fiscali rappresentano dunque solo lo 0,96% delle entrate fiscali provenienti dalle persone facoltose nel nostro paese». 


(Traduzione dal francese, Stefania Summermatter), swissinfo.ch



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