Come in molti altri paesi europei, il cinema in Svizzera dipende dal sostegno dello stato. Un'industria paragonabile a quella di Hollywood non esiste.

Il festival del film Locarno è uno degli appuntamenti più attesi dagli appassionati di cinema d'autore in Svizzera, ma anche all'estero. (Keystone)

Il festival del film Locarno è uno degli appuntamenti più attesi dagli appassionati di cinema d'autore in Svizzera, ma anche all'estero.

(Keystone)

La politica cinematografica della Confederazione ha prima di tutto l'obiettivo di promuovere la varietà e la qualità dei film e di rafforzare la cultura cinematografica come parte dell'identità nazionale.

Altre informazioni sulla promozione del cinema in Svizzera e una raccolta di link sul tema si trovano sul sito dell'Ufficio federale della cultura.

I film svizzeri che si fanno conoscere al di fuori dei confini non sono molto numerosi. Il cinema svizzero del resto non esiste in quanto tale: come nel caso della letteratura, anche nel cinema gli autori si orientano verso le regioni dove si parla la loro lingua e hanno spesso maggiori contatti con i paesi vicini che con le altre regioni linguistiche del paese. Anche per questo le coproduzioni hanno un ruolo importante. 

Se “Heidi” è sicuramente tra i film svizzeri più conosciuti all’estero, in patria il record di incassi è tuttora detenuto dalla commedia satirica “I fabbricasvizzeri” (1978), con quasi un milione di spettatori. In una data story, swissinfo.ch ha ripercorso la storia di questi e altri blockbuster elvetici.

Grandi nomi

Alcuni svizzeri sono riusciti a far carriera negli ambienti internazionali del cinema. Uno di loro è il produttore basilese Arthur Cohn, premiato più volte con l'Oscar. Cohn è finora l'unico produttore non americano ad aver ottenuto una stella sul Walk of Fame di Hollywood.

Tra le opere prodotte da Cohn e premiate con l'Oscar ci sono "Il giardino dei Finzi Contini" di Vittorio de Sica (1970) e "One Day in September" (Un giorno di settembre) di Kevin Macdonald (1999).

Anche il regista Jean-Luc Godard, nato in Francia, ha radici svizzere. È uno dei maggiori registi del cinema europeo, anche se le sue prese di posizione sono talvolta controverse. Nel corso della sua lunga carriera ha ricevuto numerosi premi internazionali, tra cui un Oscar alla carriera nel 2010.

Il regista svizzero Xavier Koller ha vinto l'Oscar per il miglior film straniero nel 1991, con "Reise der Hoffnung" (Viaggio della speranza), storia della fuga di una famiglia curda in Svizzera, che si conclude con la tragica morte del figlio nelle Alpi.

Sempre a Hollywood, un altro regista è riuscito a farsi un nome,  Marc Forster. Il grande pubblico ha scoperto Forster nel 2001, quando per la prima volta nella storia degli Oscar il premio per la migliore attrice è andato a un'interprete afroamericana, Halle Berry, protagonista del film di Forster "Monster's Ball".

Forster ha girato molti altri film, tra cui un episodio di James Bond, "Quantum of Solace", in cui ha avuto un ruolo anche l'attore zurighese Anatole Taubman.

Tra gli altri attori svizzeri che hanno avuto successo all'estero si possono ricordare Maximilian Schell e Bruno Ganz.

Ursula Andress è entrata nella storia del cinema per aver interpretato nel 1962 il ruolo della prima Bond girl nel film "Dr. No". La scena di Andress che esce dal mare in bikini bianco è un'icona della cinematografia mondiale.

Informazioni dettagliate sul cinema svizzero si trovano sul sito della fondazione SwissFilms, l'agenzia di promozione del cinema svizzero.

Cinema contemporaneo

Nell’ultimo decennio diversi film svizzeri sono riusciti a imporsi sul mercato internazionale. “L’Enfant d’en haut”, di Ursula Meier, ha ricevuto l’Orso d’argento alla Berlinale 2012. Interpretato da Kacey Mottet Klein, una delle promesse del cinema elvetico, e dalla star francese Léa Seydoux (“La vie d’Adèle”, 2013), il film è un ritratto sorprendente di una Svizzera a due velocità.

Le commedie “Die Herbstzeilosen” (2006) di Bettina Oberli e "Giulias Verschwinden" (2009) di Christoph Schaub hanno incontrato i favori non solo del pubblico svizzero, ma anche di quelli austriaco e tedesco. Hanno fatto parlare di sé anche "Vitus" di Fredi Murer (2007) e "Das Fräulein" (La signorina) di Andrea Staka (2006), che ha vinto il pardo d'oro al festival di Locarno.

Nell'universo francofono, oltre ad Ursula Meier anche Lionel Baier è riuscito a farsi un nome, per lo meno in Francia. I suoi ultimi film, “La Vanité” (2015) e “Les grandes ondes (à l’ouest)” (2013) hanno raccolto i favori della critica e del pubblico. 


Tra i cineasti di origini svizzere di maggior successo si può citare anche Silvio Soldini, nato e cresciuto in Italia. "Pane e tulipani" (1999), con Bruno Ganz e Licia Maglietta nel ruolo di protagonisti, ha fatto conoscere il nome di Soldini anche nella Svizzera tedesca e francese, fatto più unico che raro per un regista svizzero-italiano.

La forza dei documentari

In Svizzera il documentario ha una lunga tradizione e continua anche oggi ad alimentare la cinematografia elvetica: documentari svizzeri sono spesso premiati nei festival internazionali. Un esempio recente è “More than Honey”, di Markus Imhoof, che con precisione e sensibilità si china sul problema della moria delle api. Il documentario è stato venduto in oltre 30 paesi.

Un altro esempio è "Space Tourist" di Christian Frei, ritratto di Anousheh Ansari, prima donna turista nello spazio. Frei aveva già fatto parlare di sé con il suo film precedente, "War Photographer", dedicato al fotografo di guerra James Nachtwey.

Tra i registi romandi, Jean-Stéphane Bron ha ottenuto un notevole successo anche fuori dalla Svizzera con "Mais im Bundeshuus – le génie helvetique", documentario sui retroscena del dibattito sulla tecnologia genetica al parlamento elvetico. E Fernand Melgar si è fatto conoscere per i suoi lavori di denuncia sulla politica migratoria svizzera: “La Forteresse” (2008) e “Vol Spécial” (2011).

Si possono poi ricordare ancora personalità come Richard Dindo, Paul Riniker, Peter Liechti, Alfredo Knuchel, Samir, Heidi Specogna, Villi Hermann e Nicolas Wadimoff.

Retrospettiva 1950-2000

In Svizzera si cominciarono a produrre lungometraggi dopo il 1930. Tra i film più noti degli esordi del cinema elvetico c'è "Gilberte de Courgenay", un lungometraggio di propaganda realizzato nel 1941 nell'ambito della cosiddetta "difesa nazionale spirituale".

Il ruolo della protagonista, una cameriera in un ritrovo per soldati durante la prima guerra mondiale, fu interpretato da Anne-Marie Blanc, una delle prime star elvetiche. Il film fu diretto da Franz Schnyder (1910-1993), uno dei registi di maggior successo nella storia del cinema svizzero.

Negli anni Cinquanta, Schnyder consolidò la sua fama con la riduzione cinematografica di opere di Jeremias Gotthelf, in particolare "Ueli der Knecht" (Ueli il servo) e "Ueli der Pächter" (Ueli il fittavolo). Un altro regista di successo di quegli anni, Kurt Früh (1915-1975),  legò il suo nome a ritratti di ambienti piccolo-borghesi cittadini come "Bäckerei Zürrer" (La panetteria Zürrer) e "Oberstadtgass".

Negli anni Sessanta e Settanta, il cinema elvetico fu attraversato da una profonda corrente di rinnovamento. Registi francofoni come Alain Tanner, Claude Goretta e Michael Soutter assunsero posizioni più critiche e avanguardistiche dei loro predecessori, incontrando il favore dei critici e del pubblico in Svizzera e all'estero.

Tra i loro film più noti si possono ricordare "La salamandre" e "Jonas qui aura 25 ans en l'an 2000" (Jonas che avrà vent'anni nel 2000) di Tanner, "Les arpenteurs" (Gli agrimensori) di Soutter, "L'invitation" (L'invito) e "La dentellière" (La merlettaia) di Goretta.

Mentre gli autori romandi si dedicarono piuttosto al film di finzione, nella Svizzera tedesca si sviluppò soprattutto il filone documentaristico, con opere come "Siamo italiani" di Alexander J. Seiler, indagine sull'emigrazione italiana in Svizzera, e "Bananera Libertad" di Peter von Gunten.

Dopo la metà degli anni Settanta, anche nella Svizzera tedesca furono tuttavia realizzati numerosi film di finzione. Tra quelli più conosciuti si possono ricordare "Die plötzliche Einsamkeit des Konrad Steiner" (La solitudine improvvisa di Konrad Steiner) di Kurt Gloor, "Das Boot ist voll" (La barca è piena) di Markus Imhof, "Die Schweizermacher" (Il fabbricasvizzeri) di Rudolf Lyssy, "Höhenfeuer" (Fuochi d'altura) di Fredi M. Murer, "Beresina" di Daniel Schmid.

Informazioni dettagliate sulla storia del cinema svizzero, dall'epoca del muto ad oggi, e sulle case di produzione cinematografica si trovano nel Dizionario storico della Svizzera.

Festival

A Locarno si tiene ogni anno, agli inizi di agosto, il Festival internazionale del film, una delle maggiori rassegne cinematografiche al mondo, accanto a Cannes, Venezia e Berlino. Uno degli obiettivi principali del festival è quello di scoprire nuovi talenti. Locarno è un trampolino di lancio importante anche per molti giovani cineasti svizzeri. All'evento, swissinfo dedica ogni anno un dossier speciale, con interviste e approfondimenti sui diversi film in concorso.

Negli ultimi anni anche il festival di Zurigo si è fatto conoscere a livello internazionale. Nel 2009, la rassegna è stata involontariamente protagonista delle cronache giudiziarie, a causa dell'arresto di uno degli invitati, il regista Roman Polanski, ricercato negli Stati uniti per reati sessuali. Nel luglio del 2010 Polanski è stato rimesso in libertà.

Altri festival del cinema in Svizzera:

Informazioni sui principali festival svizzeri e una ricca raccolta di link sul cinema in Svizzera si trovano sul portale Film-festivals.ch.

Location in Svizzera

La Svizzera è una location molto apprezzata da cineasti di tutto il mondo. Numerosi registi di Bollywood, l'industria indiana del cinema, hanno ambientato scene dei loro film tra le montagne elvetiche. Anche alcuni episodi di James Bond sono stati girati in Svizzera. In "Al servizio segreto di sua maestà", per esempio, il ristorante girevole sullo Schilthorn è il quartier generale del cattivo di turno.

La Svizzera compare spesso nei film gialli o di spionaggio in relazione alla sua piazza finanziaria e alle sue banche. Nella versione cinematografica del best-seller "Angeli e demoni" di Dan Brown, alcune scene sono state girate nel centro di ricerca nucleare CERN di Ginevra.

La promozione della Svizzera come location è curata da Film Location Switzerland, in collaborazione con l'Ufficio federale della cultura, SwissFilms e Svizzera Turismo.

Archivi cinematografici e formazione

La Cineteca svizzera di Losanna è uno dei più grandi archivi cinematografici al mondo, dopo quelli di Washington, Bruxelles, Parigi, Londra e Mosca. L'istituzione ha un ruolo fondamentale per la ricerca sul cinema in Svizzera.

Varie università e scuole universitarie professionali in Svizzera offrono corsi di master teorici o pratici sul cinema. Per coordinare l'offerta, sviluppare gli aspetti interdisciplinari e favorire la mobilità degli studenti, gli istituti interessati hanno dato vita a un progetto di cooperazione, Reseau Cinema CH, a cui partecipa anche la Cineteca svizzera. Sul sito del progetto è possibile trovare numerose informazioni sui corsi di cinema in Svizzera.

swissinfo.ch