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Combattere l'alcolismo parlandone

I famigliari degli alcolisti soffrono spesso in silenzio. L'ISPA li sprona a rompere questo tabù.

(ISPA)

Quasi la metà degli svizzeri ha nella propria cerchia di amici o famigliari una persona con problemi di alcol. In pochi però osano parlarne apertamente.

Una campagna su scala nazionale si prefigge di rompere questo tabù e di stimolare il dialogo sull'argomento per sostenere gli alcolisti ma anche chi sta loro accanto.

In Svizzera, la maggioranza delle persone adulte non ha problemi di alcol. Lo dimostra un'inchiesta condotta dall'Istituto svizzero di prevenzione dell'alcolismo e altre tossicomanie (ISPA) nel 2003, secondo la quale il 16% degli individui dai 15 ai 74 anni ha rinunciato totalmente a consumarne, e il 60% beve ma con moderazione.

«Bere alcol è un gesto generalmente assai bene accetto dalla società, perché fa parte della tradizione», spiega a swissinfo Corinne Kibora, portavoce dell'ISPA. «Quando si oltrepassano i limiti però, si fa fatica ad ammetterlo, perché il 'piacere' diventa un problema e ci si vergogna di questo vizio».

Un vizio che concerne quasi un quarto (24%) della popolazione adulta che – occasionalmente oppure in modo cronico – beve troppo.

Silenziosa sofferenza

La dipendenza dall'alcol non crea problemi solo a chi beve: provoca sofferenze e difficoltà anche ad amici e famigliari.

Ben uno svizzero su due (47,6%) afferma di annoverare fra i propri cari una persona alcoldipendente, rileva un'altra indagine condotta, sempre dall'ISPA, nella Svizzera tedesca e in Romandia.

Per la maggior parte di loro questa situazione è, dal punto di vista emotivo, molto difficile da vivere: «Spesso, la vita dei parenti e degli amici ruota intorno alla persona che ha problemi di alcol. Molti giungono allo stremo delle forze», afferma Sabine Dobler del gruppo di consulenti dell'istituto.

Infrangere il tabù

L'alone di segretezza che avvolge i casi di alcolismo, rende difficile la ricerca di una soluzione per chi ne soffre direttamente o indirettamente. Per questo l'ISPA ha deciso di lanciare una vasta campagna di prevenzione su scala nazionale, volta a favorire il dialogo sul tema.

Oltre a una serie di manifesti, le cui scritte evocano il problema in modo alquanto eloquente («Mia madre è alcolista», «Il mio capo è alcolista», «Il mio vicino è alcolista»), l'istituto specializzato offre alcuni consigli telefonici o via internet e indirizza le persone presso i servizi medici e sociali della loro regione in grado di aiutarli.

Per l'occasione è anche stato pubblicato un opuscolo («Alcolismo: anche la famiglia e gli amici sono coinvolti»), nel quale si descrive la situazione di chi vive accanto a una persona con problemi di alcolismo, e si cerca di sostenerla fornendole una serie di informazioni e indirizzi utili. «È importante fare sentire questi individui meno soli per infondere loro il coraggio di esprimere il proprio dolore e la propria collera senza imbarazzo», sottolinea Corinne Kibora, «parlandone, il problema diventa meno pesante e si può cominciare a intravedere una via d'uscita».

Come i suoi colleghi, la collaboratrice dell'ISPA è convinta che questo tipo di sostegno ad amici e famigliari giova anche all'alcolista stesso, che sarà così attorniato da persone rafforzate e meglio pronte ad aiutarlo.

Esame di coscienza

Se è difficile uscire allo scoperto quando si è coscienti di vivere direttamente o attraverso i propri cari un problema legato all'alcolismo, non è evidente nemmeno rendersi conto quando l'abitudine di alzare un po' il gomito si è trasformata in dipendenza.

A tal proposito, l'ISPA ha appena pubblicato pure un altro prospetto («L'alcol è un problema?»), rivolto stavolta a chi desidera affrontare in modo critico il proprio consumo di alcolici, ma che si prefigge anche di esortare ognuno a un serio esame di coscienza.

Pur senza fornire giudizi di valore, il testo informativo suona come una sorta di monito: il passaggio da un consumo regolare a un consumo problematico e, in seguito, a una vera e propria dipendenza, non è chiaramente definibile. «L'alcolismo può concernere chiunque, non solo persone che vivono ai margini della società», aggiunge poi il direttore dell'ISPA, Michel Graf, «è bene rendersi conto che questa dipendenza non è un segno di debolezza di carattere, bensì una malattia, e come tale è meglio prevenirla che curarla».

swissinfo, Anna Passera

Fatti e cifre

In Svizzera, dai 50'000 ai 110'000 bambini e giovani crescono con un genitore o famigliare alcolista.
Alcuni studi provano che per i figli di alcolisti il rischio di sviluppare a loro volta questa dipendenza è sei volte superiore rispetto agli altri.

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In breve

Da uno studio dell'Istituto di ricerche economiche e regionali dell'Università di Neuchâtel risulta che l'abuso di alcol provoca costi notevoli per la società.

-0,8 miliardi di franchi l'anno (cifre del 2000) di costi diretti: spese di trattamento delle malattie o degli incidenti dovuti all'alcol.

- 1,5 miliardi di costi indiretti: decessi prematuri, invalidità o disoccupazione dovuti all'alcol.

- 4,3 miliardi di costi umani: legati alla sofferenza della persona e dei suoi cari, problemi emotivi e calo della qualità di vita.

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Consumo di alcol in Svizzera

In un documento pubblicato dall'ISPA nel 2004 si afferma che circa 4/5 della popolazione elvetica dai 15 ai 74 anni consuma alcol in modo moderato (rischio debole di dipendenza).

- 1'103'000 persone non bevono quasi mai alcol.

- 3'398'000 persone ne consumano una quantità a basso rischio.

- 105'000 persone bevono quotidianamente alcol (consumo cronico), ossia min. 3 bicchieri per gli uomini e 2 per le donne e sono quindi a rischio.

- 782'000 persone oltrepassano saltuariamente il limite (consumo episodico/ubriachezza).

- 155'000 persone cumulano i due rischi (consumo episodico e consumo cronico).

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