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Commercio d'armi Esportato quasi mezzo miliardo di materiale bellico nel 2015

Nel 2015 le aziende svizzere hanno esportato materiale bellico per un valore di 446,6 milioni di franchi, oltre 100 milioni in meno rispetto all’anno precedente. I principali mercati sono stati Germania, India e Indonesia. Non mancano però paesi più problematici.

Bilancio in chiaroscuro nel 2015 per le ditte svizzere attive nel settore dell’armamento: da un lato le esportazioni sono calate del 21% rispetto al 2014, dall’altro però il volume delle nuove autorizzazioni è aumentato del 35%, a 769 milioni di franchi. La differenza tra i due dati si spiega con il fatto che alcuni beni vengono esportati soltanto negli anni successivi, indica nel comunicato Link esternodiramato martedì la Segreteria di Stato dell’economia (SECO). Il materiale bellico rappresenta lo 0,16% del totale delle esportazioni dell’economia elvetica.

I principali mercati sono stati la Germania (130,3 milioni di franchi), l’Indonesia (44,2), gli Stati Uniti (26,3) e l’Italia (24,4). La Germania ha acquistato in particolare munizioni e veicoli blindati.

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Nella lista dei 71 paesi che hanno acquistato materiale bellico svizzero vi sono anche Stati problematici. La legislazione elveticaLink esterno prevede il divieto di esportare armi verso paesi coinvolti in conflitti armati o che violano sistematicamente i diritti umani. Per questa ragione, la SECO ha respinto l’anno scorso 15 richieste per transazioni con diversi paesi asiatici, africani, mediorientali e dell’Europa orientale.

D’altro canto, nel 2015 è stato esportato materiale bellico verso l’Arabia Saudita (per 5,8 milioni di franchi) e gli Emirati Arabi Uniti (8,1). Entrambi i paesi sono implicati nel conflitto contro i ribelli sciiti Houti nello Yemen. Appena una settimana fa, la maggioranza della commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale (camera bassa del parlamento svizzero) ha respinto la propostaLink esterno di una moratoria generale per le esportazioni di armamenti in Stati implicati in questo conflitto. «Un embargo generale per le esportazioni sarebbe opportuno solo se fossero state ordinate sanzioni dall’ONU, dall’OSCE o da altri partner commerciali importanti della Svizzera. Questo non è però il caso per il conflitto nello Yemen», si legge nel comunicato.

Stati Uniti sempre al primo posto

Lunedì l’Istituto internazionale di ricerca per la pace di Stoccolma (SIPRI) aveva dal canto suo pubblicato un rapporto sul commercio mondiale di armi.

Dalla ricerca emerge che dal 2004 al 2015 il volume di questo commercio è aumentato del 14%. Gli Stati Uniti continuano ad essere il principale paese esportatore, con una quota di mercato del 33% nel quadriennio 2011-2015. Al secondo posto si classifica la Russia, che esporta un quarto del materiale bellico mondiale. Da notare però soprattutto il grande balzo in avanti della Cina: negli ultimi quattro anni, Pechino ha aumentato le esportazioni dell’88% rispetto al periodo 2006-2010, scavalcando la Francia e issandosi al terzo posto di questa classifica, con una quota di mercato del 5,9%.

La Svizzera non è un peso massimo in questo settore, ma l’industria bellica elvetica si situa pur sempre a livelli di paesi come l’Ucraina o il Canada.

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Per quanto concerne le importazioni, il principale acquirente è l’India (14% del totale). Il dato che più salta agli occhi è però l’importante riarmo dei paesi della Penisola araba e del Medio Oriente, dove nel complesso le importazioni sono cresciute del 61%. In Arabia Saudita (secondo compratore dietro l’India) l’import è aumentato di ben il 275% rispetto al quadriennio 2006-2010; in Qatar la crescita è stata del 279%, mentre negli Emirati Arabi Uniti ‘solo’ del 35%.

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