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Commercio mondiale


Dopo il successo di Bali, la WTO riacquista fiducia


Di Frédéric Burnand, Ginevra


Il direttore generale della WTO, Roberto Azevedo, (a sinistra) e il presidente indonesiano della Conferenza, Gita Wirjawan, a Bali il 7 dicembre 2013. (Reuters)

Il direttore generale della WTO, Roberto Azevedo, (a sinistra) e il presidente indonesiano della Conferenza, Gita Wirjawan, a Bali il 7 dicembre 2013.

(Reuters)

In Indonesia, il gendarme del commercio mondiale ha riacquistato slancio, secondo Luzius Wasescha. L'ex capo negoziatore della Svizzera presso la WTO auspica il lancio di nuovi negoziati e una tabella di marcia che potrebbe essere stilata a Davos in gennaio.

Dopo l'accordo di Bali, i 159 membri – 160 con lo Yemen che sta per aderirvi – dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO) possono contare su una nuova dinamica di negoziati. In futuro, potranno così affrontare con un nuovo slancio i numerosi temi del Doha Round, avviato nel 2001, che sono stati tralasciati dall'accordo di Bali, oltre diversi altri temi che i paesi industrializzati vogliono mettere sul tavolo dei negoziati.

Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, osserva Wasescha, ex presidente del gruppo di negoziazione della WTO sull'accesso ai mercati dei prodotti industriali.

swissinfo.ch: Che cosa significa questo accordo per la WTO?

Luzius Wasescha: Per l'organizzazione è importante aver raggiunto un accordo mediante un negoziato tra i membri. Ciò che mancava da molto. I negoziatori a Ginevra e nelle capitali hanno ripreso fiducia in sé stessi, con l'assemblaggio di questo pacchetto, seppur modesto nella sostanza.

Senza un tale accordo, avremmo assistito a una lunga agonia della WTO.

È un punto di svolta che lascia sperare in un rilancio, ad uno ad uno, dei temi rimanenti del Doha Round. Spero anche che la WTO possa arrivare a discutere, senza guerre di religione, di altre sfide che sono sorte nel commercio mondiale, come le norme in materia di investimenti, di concorrenza e l'impatto delle catene di valore aggiunto che caratterizzano la fabbricazione nel settore industriale per tutta una serie di prodotti, come gli apparecchi elettronici o le auto.

swissinfo.ch: La WTO è rafforzata in modo duraturo con questo accordo?

L. W.: Questa dinamica dovrebbe incoraggiare i negoziatori a preparare un nuovo pacchetto per la prossima conferenza ministeriale, prevista tra due anni.

Circa il mini vertice ministeriale organizzato dalla Svizzera a Davos, sarebbe auspicabile che il ministro svizzero dell'economia [Johann Schneider-Ammann, Ndr.] incitasse a tracciare una road map per il prossimo incontro ministeriale. Tuttavia, i paesi industrializzati vorrebbero completare il catalogo di Doha con nuovi argomenti, mentre paesi come l'India sono restii.

swissinfo.ch: Chi sono i vincitori dell'accordo di Bali?

L. W.: I grandi vincitori sono i grossi importatori ed esportatori, con l'accordo di facilitazione delle procedure doganali. Grazie a questo accordo, sarà possibile, per esempio, pagare online i dazi doganali e regolare online una serie di procedure. Ciò che non era finora possibile.

swissinfo.ch: Cosa hanno guadagnato i paesi più poveri a Bali?

L. W.: L'abolizione dei dazi doganali era già prevista nella Conferenza ministeriale della WTO a Hong Kong nel 2005 ed è stata realizzata nella misura del 96,5%.

Sono mantenute le barriere tariffarie degli Stati Uniti nei confronti del Bangladesh e della Cambogia sui prodotti di cotone. Questo per non perturbare il commercio tra gli Stati Uniti e i paesi africani che hanno un accesso preferenziale al mercato americano. Per cambiare le regole del gioco, si dovrebbe passare attraverso il Congresso, dove il presidente Barack Obama non ha la maggioranza.

swissinfo.ch: Per la Svizzera, l'accordo è interamente positivo?

L. W.: Esattamente. L'impegno di abolire le sovvenzioni all'esportazione è già stato assunto in occasione della Conferenza ministeriale della WTO a Hong Kong. Il problema delle quote di importazione non ci riguarda perché noi rispettiamo i contingenti stabiliti.

swissinfo.ch: La questione agricola continua a bloccare. Perché?

L. W.: I grandi esportatori agricoli mantengono le loro rivendicazioni, ma non vogliono fare nulla nei servizi, nell'accesso ai mercati dei prodotti non agricoli (NAMA), nei servizi ambientali. Ciò che invece reclamano gli importatori netti di prodotti agricoli.

swissinfo.ch: Si parla di un guadagno di oltre mille miliardi di dollari per l'economia mondiale. È una cifra credibile?

L. W.: Queste stime vanno prese con le pinze, poiché occorre  dapprima che l'accordo sia attuato dagli Stati membri e che gli esportatori utilizzino queste nuove procedure. Per l'attuazione, una semplice decisione amministrativa dovrebbe bastare. Ma ci vorranno da 2 a 3 anni affinché i principali attori utilizzino queste procedure.

Le critiche di Alliance Sud

Alliance Sud riunisce le principali organizzazioni svizzere di aiuto allo sviluppo. Per bocca della sua portavoce Isolda Agazzi, la piattaforma delle organizzazioni non governative (Ong) accoglie con favore l'accordo di Bali, in particolare la clausola che permetterà all'India di realizzare un programma di aiuto alimentare valutato a 20 miliardi di dollari, con prodotti agricoli sovvenzionati da New Delhi.

Isolda Agazzi critica i paesi industrializzati: "L'eliminazione dei sussidi agricoli è la ragione principale per cui i paesi in via di sviluppo vogliono concludere il ciclo di Doha. Finché esso non sarà terminato, i paesi industrializzati devono smetterla di tentare di rimettere sul tavolo temi già respinti dai paesi del Sud più di dieci anni fa, come la liberalizzazione degli investimenti, gli appalti pubblici e il diritto della concorrenza. Non devono neppure negoziare in piccoli gruppi degli accordi ai quali cercheranno in seguito di fare aderire i paesi in via di sviluppo, come successo con l'accordo internazionale sul commercio dei servizi".

swissinfo.ch

swissinfo.ch: Qual è l'impatto di Bali sui due importanti accordi, tra gli Stati Uniti e l'Unione europea, da un lato, e tra gli Stati Uniti e i paesi asiatici, dall'altro?

L. W.: Essendoci un accordo sulle procedure doganali, c'è un ostacolo in meno nell'avvicinamento tra gli Stati Uniti e l'Unione europea.

Quanto all'accordo transpacifico, il grosso problema è l'agricoltura. Il Giappone ha detto di non voler liberalizzare completamente il settore agricolo.

Secondo problema: l'accordo è diretto contro la Cina. Ma la maggior parte dei partner degli americani hanno la Cina come principale fornitrice. La manovra degli Stati Uniti è di concludere un accordo con dei partner deboli per imporre il loro punto di vista. In seguito vogliono invitare i cinesi e presentare le stesse soluzioni agli europei. Ma un tale approccio ha scarse probabilità di successo.

swissinfo.ch: In questi giorni si parla dell'accordo di libero scambio tra la Svizzera e l'India. La Svizzera rispetta le norme della WTO in questi accordi bilaterali?

L. W.: La Svizzera sta cercando di allinearsi al diritto WTO esistente per andare un po' oltre.

Per l'India, i negoziati sono iniziati nel 2009 e la Svizzera vorrebbe concluderli rapidamente. Ma l'industria farmaceutica si oppone, perché dai negoziati è stata esclusa la proprietà intellettuale.

swissinfo.ch



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