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Per la maggioranza del Consiglio Nazionale serve una lotta più efficace al lavoro nero: oggi ha approvato, annacquandola in alcuni punti, una revisione parziale della legge per 107 voti a 75 a 4 astenuti. Il dossier va al Consiglio degli Stati.

La revisione della norma in questione contiene soprattutto un miglioramento dello scambio di informazioni tra le varie autorità coinvolte per lottare contro un fenomeno definito più volte in aula un flagello che distorce la concorrenza con ricadute negative sulle imprese serie e i lavoratori, cui non vengono pagati i contributi sociali e sono completamente sprovvisti di assicurazioni.

A soffrirne, hanno indicato durante il dibattito di entrata nel merito la maggior parte dei partiti, è anche lo Stato cui viene sottratto substrato fiscale. Si calcola che il lavoro nero in Svizzera valga il 6-7% del Pil nazionale.

Prima dell'esame particolareggiato della legge, l'UDC si è battuta per la non entrata nel merito, sostenendo che la revisione va troppo lontano poiché toglie potere ai cantoni e crea nuova burocrazia, e ciò senza portare miglioramenti tangibili al contrasto di questo fenomeno. Al voto, tuttavia, il plenum ha deciso di seguire il parere della propria commissione per 107 voti a 73 a 5 astenuti, che raccomandava la trattazione del tema.

I democentristi, questa volta con l'appoggio decisivo del PLR, sono tuttavia riusciti in ogni caso a togliere mordente al progetto governativo. Per 95 voti a 82 hanno deciso di mantenere il conteggio semplificato del salario, generalmente previsto per rapporti di lavoro di breve durata o di poco conto (il salario non deve superare i 21'150 franchi annui).

La commissione raccomandava di eliminare questa possibilità visti gli abusi constatati. In taluni casi vi sono datori di lavoro che hanno usufruito di tale possibilità benché non ne avessero diritto. In questi casi, inoltre, generalmente l'imposta da pagare è più bassa.

Per 89 voti a 99, una maggioranza "borghese" - contro il parere della commissione e del Consiglio federale - è riuscita ad evitare che la di notifica si applichi anche a presunte infrazioni a contratti collettivi di lavoro di obbligatorietà generale. Secondo PLR e UDC si rischiano dei doppioni e un eccesso di burocrazia giacché per il rispetto del CCL sono già previsti organi di controllo specifici.

La maggioranza del plenum (120 voti a 66) ha respinto anche un nuovo articolo che stabilisce le sanzioni - da 1000 a 5 mila franchi - e le competenze in caso di violazione degli obblighi di annuncio e di annotazione, poiché ciò comporterebbe un eccessivo onere amministrativo.

sda-ats

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