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Controverso 500esimo anniversario


Origine della neutralità? La battaglia di Marignano divide


Di Mathieu van Berchem, Paris


Una scena scolpita nell'immaginario collettivo francese: re Francesco I è fatto cavaliere dal Baiardo dopo la battaglia.  (akg-images)

Una scena scolpita nell'immaginario collettivo francese: re Francesco I è fatto cavaliere dal Baiardo dopo la battaglia. 

(akg-images)

1515, Marignano: è una delle date più conosciute della storia, sia in Francia che in Svizzera. Quest'anno, a 500 anni dalla battaglia, la fondazione Pro Marignano intende organizzare vari eventi. La polemica intorno a questa ricorrenza sta però rovinando la festa: per alcuni, la sconfitta svizzera è all'origine della neutralità elvetica, per gli altri, si tratta semplicemente di «opportunismo politico» a fini elettorali.

Nella sua recente biografia di Francesco I, lo scrittore francese di successo Max Gallo descrive il faccia a faccia tra il re di Francia e i «mercenari» elvetici prima della battaglia di Marignano. «Gli svizzeri in ritirata, saccheggiano e depredano i villaggi che incontrano sulla loro strada. Francesco I, impugnando la spada, impedisce alle sue truppe di comportarsi come gli svizzeri, ossia di fare razzia». Secondo Max Gallo, la vittoria finale è merito del solo Francesco I, mentre la maggior parte degli storici afferma che l'esito sarebbe stato molto incerto senza l’arrivo dei veneziani.

La battaglia di Marignano

La battaglia di Marignano (oggi Melagnano), combattuta il 13 e 14 settembre 1515, oppone le truppe del re di Francia Francesco I ai Confederati, che difendono il Milanese. Il duca di Milano Massimiliano Sforza, loro protettore, è alleato al papa Leone X e all'imperatore Massimiliano I d'Austria.

Una parte dei capitani (principalmente quelli di Berna, Soletta e Friburgo) accetta di negoziare e l’8 settembre firma con Francesco I il trattato di Gallarate, che prevede la fine delle ostilità e il versamento di un milione di corone ai confederati. Questa decisione non è accettata però da tutti, in particolare dai rappresentanti di Uri, Svitto e Glarona.

Il 13 settembre, i soldati svizzeri marciano su Marignano, senza successo però. Il 14 settembre, l'artiglieria francese fa una carneficina nei Quadrati svizzeri, ripartiti all'assalto. Dopo un arretramento, i confederati si lanciano nuovamente all'attacco che avrebbe potuto rivelarsi vittorioso se quella mattina non fossero sopraggiunti 12’000 uomini della Repubblica di Venezia.

Fonte: Dizionario storico della Svizzera

Quasi 500 anni dopo, il mito di Marignano non è stato scalfito. Sono in molti ad attingere a questa data per alimentare la propria tesi. Per Max Gallo, questa battaglia dà inizio all'ascesa in pompa magna del «principe del Rinascimento», un re valoroso, fatto cavaliere sul luogo della vittoria da Baiardo – quest'ultimo soprannominato «il cavaliere senza macchia e senza paura». Dieci anni più tardi, il monarca subisce una cocente sconfitta a Pavia, durante la quale viene addirittura fatto prigioniero dagli spagnoli, che sancisce la fine delle pretese della Francia sui territori italiani.

In Svizzera, la fondazione Pro Marignano dà un'altra interpretazione, che a sua volta non fa l'unanimità. La cruenta sconfitta del 14 dicembre 1515 è all'origine della neutralità svizzera.

Pellegrinaggio

Da alcuni decenni, il presidente della fondazione Pro Marignano, il colonnello Roland Haudenschild, si reca ogni anno sui luoghi della battaglia, nei sobborghi di Milano, e osserva con le lacrime agli occhi il graduale sfacelo dell'ossario di Santa Maria della Neve e della stele realizzata nel 1965 dallo scultore Josef Bisa.

In seguito, il presidente della fondazione partecipa alla celebrazione organizzata dalla città di San Giuliano, a due passi da Melegnano (l'allora Marignano), durante la quale si ricorda la tragica battaglia: la discesa in Italia del giovane Francesco I nell'agosto 1515, la ritirata dell'esercito elvetico verso Milano. Poi le sedici ore di combattimento – un'eternità all'epoca – tra i Quadrati svizzeri e le truppe francesi e viennesi. Secondo il Dizionario storico della Svizzera, il bilancio dello scontro è di 5000-8000 vittime tra le fila francesi e di 9000-10 000 tra quelle svizzere, pari quasi alla metà degli uomini impiegati.

Commemorazione e gara di tiro federale

Un simile massacro va celebrato, ritiene la fondazione. Grazie a un budget di 500’000 franchi, intende rinnovare l'ossario, organizzare gare di tiro e una commemorazione nell’ambito dell'Esposizione universale di Milano 2015. Senza parlare poi della pubblicazione del libro Marignano 1515-2015. 500 anni di neutralità svizzera.

Marignano: punto di partenza della neutralità svizzera? Sbagliato e tendenzioso, rispondono all'unisono gli scrittori e i professori universitari riuniti nel gruppo Arte+Politica. «È sconcertante come oggi questa carneficina sia sfruttata a fini elettorali», dichiara il gruppo sul suo sito marignano.ch.

Lo scrittore Daniel de Roulet, membro del gruppo, parla di una commemorazione-celebrazione dei «vantaggi della nostra neutralità nel mondo attuale: odio nei confronti dell'Europa, sicurezza bancaria e protezione degli svizzeri di origine da cinque secoli».

Pace perpetua

A un anno dalla battaglia di Marignano, il 29 novembre 1516 il re di Francia, Francesco I, e la Confederazione firmano un trattato di pace a Friburgo, in Svizzera. In Francia, la pace di Friburgo è nota come la «pace perpetua».

Questa intesa accorda indennizzi finanziari e riconferma diversi importanti privilegi commerciali e politici nel ducato di Milano e a Lione alla Svizzera. Inoltre, riconosce la sovranità della Confederazione sulla Valtellina e sui futuri territori ticinesi.

La Francia ottiene dalla Confederazione l'abbandono delle sue pretese di esercitare un protettorato sul ducato milanese, ma soprattutto la promessa di non più scendere in campo contro il regno di Francia, né direttamente né indirettamente con i suoi mercenari. Dal canto suo, la Svizzera si impegna a fornire mercenari alla Francia. 

Sostegno dei cantoni

Una polemica evitata accuratamente dalla fondazione Pro Marignano, che riunisce molti ticinesi, una pletora di ufficiali dell'esercito e qualche uomo politico, soprattutto di destra, ma anche di sinistra. «Non vogliamo festeggiare, bensì onorare i nostri morti», risponde il portavoce Livio Zanolari.

«Intendiamo semplicemente commemorare un momento importante: dopo Marignano, la Svizzera non ha più continuato la sua strategia di espansione e si è concentrata sui suoi valori, in particolare sul federalismo. Nel 1515, nessuno conosceva il termine "neutralità", ora invece il cambiamento d'atteggiamento è evidente».

Grazie al sostegno finanziario di Berna, la fondazione trova cancelli aperti. I cantoni di Ginevra, Vallese e Giura, così come quelli della Svizzera centrale hanno promesso un contributo economico, ricorda Livio Zanolari.

Battuta d'arresto

Marignano segna una svolta o una data insignificante? «Il 1515 è un momento simbolico, una battuta d'arresto», sostiene lo storico Alain-Jacques Czouz-Tornare. «La Svizzera capisce che non avrà più il solito ruolo nelle corti dei grandi. Il sogno espansionista, soprattutto quello dei cantoni della Svizzera centrale, si sbriciola. Il 1515 è una sconfitta salvifica, che permette alla Svizzera di riposizionarsi sulla sua area di influenza naturale: tra le Alpi e il Giura, il Reno e il Rodano».

La neutralità elvetica non inizia a Marignano, sostiene Alain-Jacques Czouz Tornare. «Nasce invece la vocazione alla neutralità della Svizzera. Sono le grandi potenze a frenare le velleità della Svizzera e a insegnarle a collaborare con i vicini».

La Svizzera non si ripiega su se stessa dopo Marignano, aggiunge lo storico francese Didier Le Fur. Infatti, il numero di mercenari negli eserciti europei aumenta dopo questa battaglia e durante il 16° secolo.

Bibliografia

Didier Le Fur, Marignan. Editions Perrin.

Alain Corbin, 1515 et les grandes dates de l’histoire de France. Editions du Seuil.

Max Gallo, François 1er. Editions XO.

Franck Ferrand, François Ier roi de chimères. Editions Flammarion. 

Un «copri-miserie» per Francesco I

Nella sua opera, pubblicata nel 2004 e che presto sarà ristampata in versione tascabile, Didier Le Fur si lancia in un non facile esercizio: ripercorrere la storia di questa battaglia, cercando di differenziare leggenda e storia. Impresa ardua, soprattutto se si considerano le rare testimonianze e la narrazione dei fatti, scritta a distanza di alcuni anni dal combattimento con l'unico scopo di creare il mito di Francesco I.

«Marignano è una sorta di “copri-miserie” delle disfatte di Francesco I, sovrano che non è stato in grado di difendere le conquiste italiane», sottolinea Didier Le Fur, che in una biografia di prossima pubblicazione scalfisce l'immagine del monarca «fondatore della Francia moderna» tanto cara a Max Gallo.


(traduzione di Luca Beti)

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