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Coppa del mondo


Il Brasile tra gol e proteste


Di Dalen Jacomino


Carlos Braga è il solo professore brasiliano all’IMD di Losanna. ()

Carlos Braga è il solo professore brasiliano all’IMD di Losanna.

Quest’anno il Brasile è confrontato con due grandi sfide: i mondiali di calcio, su cui pende la minaccia di manifestazioni di piazza, e le elezioni presidenziali di ottobre. Sullo sfondo, i problemi economici e sociali. L’analisi di Carlos Braga, professore all’IMD di Losanna.

I grandi eventi sportivi non permettono di ridurre i problemi economici e sociali nei paesi che li organizzano. Anzi, a volte producono magari l’effetto contrario. Per il Brasile, che deve far fronte a un grave ritardo infrastrutturale, i mondiali sono prima di tutto una festa sportiva. L’impatto sull’economia sarà relativamente modesto, data la grandezza del paese, afferma Carlos Alberto Primo Braga, unico brasiliano tra i 60 professori che insegnano al prestigioso Institute for Management Development (IMD) di Losanna.

swissinfo.ch: Il 2014 è un anno importante per il Brasile. Quali sono le sue aspettative in termini di infrastrutture ed economia?

Carlos Braga: Le sfide non dipendono dalla coppa del mondo. Il Brasile continua ad avere dei problemi infrastrutturali. È un settore in cui gli investimenti sono stati molto più bassi di quelli che avrebbero dovuto essere.

Storicamente, il paese ha accumulato una serie di strozzature. Ciò si è prodotto nel quadro del modello d’investimenti attuato nel corso degli ultimi dieci anni. Esso ha sì permesso al paese di ridurre le disuguaglianze sociali. Questo modello, basato sull’aumento dei consumi, ha funzionato bene durante i primi anni della presidenza Lula. Oggi però arriva un po’ al capolinea, poiché è difficile mantenere una crescita appoggiandosi semplicemente sul consumo. Tanto più in presenza di queste strozzature infrastrutturali.

swissinfo.ch: Quale ruolo può svolgere la coppa del mondo?

C.B.: I mondiali sono una festa, un avvenimento sportivo. I brasiliani sono conosciuti per organizzare delle belle feste. La speranza che questo evento susciterà l’entusiasmo di molti e permetterà di mostrare il livello raggiunto in alcuni settori, come il marketing. Del resto, ritengo che questo sia il ramo che trarrà maggiori benefici dalla coppa del mondo. Non bisogna però credere che l’evento permetterà di compiere grandi passi in avanti in materia di infrastrutture.

swissinfo.ch: E per gli investimenti negli stadi?

C.B.: Con la coppa del mondo, è possibile migliorare degli stadi o costruirne di nuovi. In alcuni casi si tratta però di cattedrali nel deserto. Ad esempio quelli di Manaus e di Brasilia, le cui capacità sono nettamente superiori ai bisogni di queste città, che non hanno squadre nel campionato nazionale. La questione che si pone, è di sapere quali saranno i costi di manutenzione e d’esercizio di questi spazi.

In città come Sao Paulo, Rio de Janeiro e Belo Horizonte, ci si può per contro immaginare che gli investimenti avranno un grande impatto, perché migliorando le condizioni per gli spettatori, sarà senza dubbio possibile attirare in futuro un pubblico più numeroso.

swissinfo.ch: Condivide quindi l’opinione del giornalista e scrittore inglese Simon Kuper, secondo cui l’idea che una coppa del mondo possa dare un impulso all’economia di un paese è un mito?

C.B.: Da un punto di vista puramente economico, gli impatti diretti dei mondiali sono relativamente piccoli, tenuto conto della dimensione dell’economia brasiliana.

Resta la questione delle priorità in materia di investimenti. È facile capire che anche nel paese del calcio per eccellenza, parte della popolazione non sia contenta che così tanti soldi siano spesi per gli stadi. Ciò non riguarda però solo il Brasile e la coppa del mondo. Il problema si ripresenta sempre per tutti i grandi avvenimenti sportivi.

I giochi olimpici invernali di Sochi, in Russia, sono forse l’esempio più lampante di spese eccessive. Evidentemente, coloro che sono direttamente legati all’evento sottolineano sempre gli impatti positivi, ad esempio in termini di immagine per il paese. In generale, però, l’esperienza mostra che i costi sono più elevati dei benefici economici.

swissinfo.ch: Non vi sono però anche degli esempi positivi?

C.B.: Sì, Barcellona 1992 ne è uno. La capitale della Catalogna aveva un piano urbanistico nel quale l’appuntamento olimpico si integrava molto bene. Si è trattato di uno dei rari esempi di risultato positivo sul lungo termine. Nel caso di Rio 2016, penso che il comitato olimpico stia facendo un lavoro molto professionale. Ciò avrà un impatto favorevole. Per la coppa del mondo è più complicato. Stiamo parlando di investimenti disseminati in 12 città del paese, che non saranno necessariamente sviluppati come era previsto all’inizio.

swissinfo.ch: Qual è la sua analisi delle manifestazioni di piazza?

C.B.: Nella società vi è in generale un’ansietà, un’insoddisfazione. Il successo dei programmi sociali, che hanno stimolato l’aumento della classe media, è in un certo modo all’origine di questa insoddisfazione. Dal momento in cui la gente paga delle imposte, diventa anche molto più attenta alle priorità e alle spese del governo. Esige di più. Vi saranno quindi delle manifestazioni, ma saranno gestibili. Tuttavia, è qualcosa di delicato per l’immagine del paese.

Vi è una cosa di cui poche persone si rendono conto: il Brasile è uno dei primi paesi al mondo in termini di diffusione delle reti sociali. Tutti sono collegati. Ciò genera altre forme di organizzazione e dei movimenti sociali che possono creare sorprese al governo.

swissinfo.ch: L’alto tasso d’indebitamento della popolazione brasiliana rappresenta una minaccia per l’economia?

C.B.: Il settore finanziario brasiliano gode in generale di ottima salute. La maggior parte della banche ha buoni risultati. L’aumento dell’indebitamento delle economie domestiche è effettivamente importante. Questo modello dell’aumento del consumo non ha finora messo in pericolo il settore finanziario. È però vero che con la diffusione del credito, le famiglie con redditi bassi si sono maggiormente indebitate. Ci si può chiedere fino a che punto ciò sia sopportabile.

A mio avviso, il modello di crescita del consumo arriva al capolinea. In un modo o nell’altro, la situazione dovrà cambiare. Bisognerà mettere l’accento sulla creazione di meccanismi di risparmio e d’investimento. Il problema è di sapere come operare questo cambiamento senza creare traumi, in particolare negli strati più sfavoriti della società.

swissinfo.ch: Per ritornare ai mondiali, un punto spesso criticato dagli stranieri sono i prezzi abusivi dei biglietti aerei e degli alberghi, soprattutto nelle città che ospiteranno le partite. Da dove viene questa sproporzione dei prezzi?

C.B.: Si pensa che la coppa del mondo attirerà tre milioni di turisti stranieri supplementari in Brasile. Il paese è però un albergo a tre stelle con prezzi di un cinque stelle. È un dato di fatto già da un po’ di tempo. Il paese non ha un’infrastruttura turistica adeguata. Sono state introdotte incitazioni fiscali per costruire nuovi alberghi o ingrandire quelli che già esistono. Vi è però ancora un deficit importante. È chiaro che il mercato non funziona.

swissinfo.ch: Per far conoscere il paese in Brasile, il governo svizzero ha recentemente presentato una campagna di comunicazione che si svolgerà sull’arco di tre anni, tra la coppa del mondo e i giochi olimpici. Questo tipo d’iniziativa è efficace?

C.B.: La Svizzera è un marchio forte, anche in Brasile. Per grandi aziende come Nestlé o Novartis, non vi sarà una grande differenza, perché queste multinazionali hanno già le loro campagne di comunicazione e sono già impiantate nel paese. L’impatto sarà forse più grande per società di dimensione media.

Detto ciò, il compositore e musicista Tom Jobim diceva che il Brasile non è un paese per principianti. È questo il problema, soprattutto per le piccole e medie imprese. Il clima per gli affari è molto complesso, non solo in Brasile, ma in tutti i grandi paesi emergenti. Negli ultimi anni la situazione è nettamente migliorata, ma per riuscire ad operare in Brasile, le piccole e medie imprese si appoggiano prima o poi su partner locali.


(Traduzione di Daniele Mariani), swissinfo.ch



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