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Criminalità organizzata Arrestati 15 presunti membri della ‘ndrangheta calabrese



Nell'agosto del 2014, la polizia italiana aveva pubblicato il video di una riunione di 'ndranghetisti in un locale pubblico di Frauenfeld. 

Nell'agosto del 2014, la polizia italiana aveva pubblicato il video di una riunione di 'ndranghetisti in un locale pubblico di Frauenfeld. 

(Keystone)

Su ordine dell’Ufficio federale di giustizia, le polizie cantonali di Turgovia, Zurigo e Vallese hanno arrestato martedì 15 cittadini italiani, accusati dalle autorità della Penisola di far parte della mafia calabrese.

L’operazione è avvenuta martedì mattina e ha avuto per teatro principalmente il cantone Turgovia, dove sono scattate le manette per 12 persone. Altri due sospetti sono stati fermati in Vallese e l’ultimo nel cantone Zurigo.

Nel comunicatoLink esterno diramato dopo l’operazione, l’Ufficio federale di giustizia (UFG) indica che gli arresti sono stati ordinati «sulla base di richieste di estradizione italiane presentate tra febbraio 2015 e gennaio 2016 e fondate a loro volta su ordini di arresto e due sentenze del Tribunale di Reggio Calabria per associazione criminale». Due persone sono infatti già state condannate in Italia a pene detentive di rispettivamente nove e sei anni.

Gli indagati sono sospettati di appartenere alla cosiddetta «locale» di Frauenfeld. L’esistenza di una di queste ‘filiali’ della ‘ndrangheta nel capoluogo del cantone Turgovia era stata appurata da un’inchiesta portata avanti dalla polizia federale e dagli inquirenti italiani.

Oltre ai 15 arrestati, le autorità giudiziarie hanno convocato per un interrogatorio altri due indagati. Trattandosi di cittadini svizzeri naturalizzati, «non è stato possibile arrestarli in attesa di estradizione», indica l’UFG.

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Fatti punibili anche in Svizzera

Esaminando le richieste di estradizione italiane, l’UFG «è giunto alla conclusione che i fatti esposti (…) sono punibili a priori anche in Svizzera», sulla base dell’articolo 260ter del Codice penaleLink esterno, che sanziona il sostegno a un’organizzazione criminale.

«In linea di massima – prosegue il comunicato – il procedimento del Ministero pubblico della Confederazione (MPC) per lo stesso reato avrebbe la precedenza rispetto a un'estradizione. La legge sull'assistenza internazionale in materia penale consente tuttavia – tra l'altro per motivi di economia processuale – di derogare a tale regola e di autorizzare l'estradizione in determinati casi. I reati perseguiti in Svizzera si sono rivelati rientrare nel quadro di indagini più ampie condotte dalle autorità italiane».

Un passo forse dettato però anche dalle difficoltà incontrate dall’MPC per applicare l’articolo 260ter. Poco più di un anno fa, il procuratore pubblico della Confederazione Michael Lauber aveva dichiarato che dall’autunno del 2012 l’MPC apriva procedure soltanto quando il sostegno a un’organizzazione criminale si accompagna di attività delittuose. Alla fine del 2014, ad esempio, l’MPC aveva dovuto archiviare un procedimento contro cinque persone per presunta appartenenza alla ‘ndrangheta, dopo un’inchiesta durata 13 anni.

No all'estradizione

Le persone arrestate sono state interrogate già mercoledì dagli inquirenti; 14 dei 15 indagati si sono opposti all’estradizione, ha comunicato nel pomeriggio l’UFG.

Spetterà ora all’UFG decidere sull’estradizione. In caso di decisione positiva, gli interessati potranno ancora ricorrere al Tribunale penale federale. L’UFG dovrà inoltre stabilire se mantenere gli indagati agli arresti o rilasciarli a determinate condizioni. In simili casi, di norma vengono mantenuti agli arresti in vista dell’estradizione.

Probabilmente non sarà però così, poiché «il rischio di fuga e di collusione appare minimo e visto che tutti gli estradandi sono domiciliati in Svizzera da anni ed erano a conoscenza delle indagini italiane prima ancora del loro arresto», precisa la nota. Per questa ragione, l’UFG prende in considerazione il rilascio su cauzione. 

Presente già da alcuni decenni

La «locale» di Frauenfeld sarebbe operante già da 40 anni, secondo gli inquirenti italiani. La sua esistenza ha però potuto essere confermata solo nell’agosto 2014, in seguito a un’inchiesta avviata dalla procura di Reggio Calabria e denominata «Helvetia». Una serie di intercettazioni telefoniche e dei video avevano permesso di racimolare prove e di arrestare 18 sospetti.

La struttura turgoviese dipenderebbe dalla «locale» di Fabrizia, nella regione di Vibo Valentia in Calabria. 

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Sacra 'Ndrangheta di Frauenfeld 

Dopo la condanna emessa nell'ottobre del 2015 dal tribunale di Reggio Calabria nei confronti di due 'ndranghetisti della cosca di Frauenfeld, i giornalisti Maria Roselli e Marco Tagliabue, della redazione di Falò, trasmissione d'approfondimento della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, hanno indagato sulle infiltrazioni dell'organizzazione mafiosa calabrese in Svizzera. Il loro servizio: 

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