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Strategia energetica pronta per il voto finale

KEYSTONE/ALESSANDRO DELLA BELLA

(sda-ats)

Dopo due anni di dibattiti, la Strategia energetica 2050 volta a promuovere le energie pulite a scapito di quelle fossili è pronta per le votazioni finali. Oggi il Consiglio degli Stati ha eliminato le ultime cinque divergenze col Nazionale.

Concepita in un primo momento quale controprogetto indiretto all'iniziativa popolare dei Verdi "Per un abbandono pianificato dell'energia nucleare", le Camere federali hanno in seguito deciso di scindere i due oggetti, per fare in modo che la Strategia energetica potesse entrare in vigore al più presto. In caso di referendum, il progetto potrebbe essere sottoposto a votazione già nel maggio 2017.

Lo choc causato dalla catastrofe nucleare di Fukushima dell'11 marzo 2011 è all'origine del progetto. Due mesi più tardi il Consiglio federale stabilì che in Svizzera non si dovessero più costruire centrali atomiche. Una decisione di principio confermata lo stesso anno dal Parlamento. Il Governo si mise subito al lavoro per preparare un primo pacchetto di misure presentato nel settembre 2013.

Quest'ultimo non includeva misure rivoluzionarie, ma solo lo sviluppo di elementi già noti, come l'ulteriore sviluppo delle energie rinnovabili e altri provvedimenti a livello di immobili.

I pilastri delle futura strategia energetica - progetto edulcorato nel corso delle discussioni n.d.r - prevedono lo stop alla costruzione di nuove centrali atomiche, un maggiore ricorso alle energie rinnovabili e un incremento dell'efficienza energetica.

Nessuna centrale atomica

Tra gli argomenti che hanno dato adito a maggiori discussioni figura senz'altro il futuro uso dell'atomo. in questo frangente, i partiti che volevano ancorare nella legge un limite massimo d'esercizio sono usciti sconfitti.

Gli attuali impianti potranno rimanere in funzione finché verranno considerati sicuri dalle autorità preposte allo loro sorveglianza.

Più energie rinnovabili ma senza esagerare

Nell'ambito della Strategia energetica 2050, la produzione di energia verde dovrà raggiungere almeno 11'400 gigawattore (GWh) entro il 2035 (rispetto ai 3000 GW di adesso). In questo caso le camere hanno rivisto al ribasso l'obiettivo iniziale di 14'500 GWh proposto dal Governo.

Per quanto attiene al risanamento degli edifici, l'attuale programma potrà contare su 450 milioni di franchi, 150 in più rispetto ad oggi. Il Parlamento ha anche voluto limitare le deduzioni fiscali ai costi di demolizione dei soli edifici che fanno parte della sostanza privata. Simili deduzioni dovranno essere ripartite su tre periodi fiscali, e non cinque come avrebbero voluto i "senatori".

Maggiore sostegno a grandi centrali elettriche

I due rami del parlamento hanno anche deciso di sostenere le grandi centrali idroelettriche (oltre 10 MWh) ora in difficoltà a causa della flessione pronunciata del prezzo della corrente.

Quegli impianti costretti a vendere energia sotto il prezzo di costo dovrebbero poter beneficiare di un premio di al massimo 1 cts per kWh. Simili aiuti sarebbero assicurati per cinque anni al massimo.

Il Parlamento ha anche fatto un gesto nei confronti dei piccoli impianti con una potenza fino a 3 megawatt (MW).

Costruzioni in zone protette

I due rami del Parlamento hanno inoltre deciso che in futuro dovrà essere possibile realizzare centrali idroelettriche o eoliche di interesse nazionale anche in zone protette. Gli interessi in gioco sono considerati equivalenti.

Le Camere ha anche ribadito il proprio sostegno al sistema di rimunerazione per l'immissione di elettricità (RIC). No invece a un "bonus agricolo" da concedere ai produttori di biogas che valorizzano i concimi delle aziende agricole.

sda-ats

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