martedì 18.06.2013  
 
 
 

Festival di Locarno

Immersione nella storia del cinema

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Cultura
Il film “Die neue Wohnung” affronta gli aspetti sociali degli alloggi moderni dei primi anni Trenta del secolo scorso. Il film fa parte della nuova sezione “Histoire(s) du cinéma”.Didascalia:

Il film “Die neue Wohnung” affronta gli aspetti sociali degli alloggi moderni dei primi anni Trenta del secolo scorso. Il film fa parte della nuova sezione “Histoire(s) du cinéma”. (swissinfo)

Di Christian Raaflaub, Locarno, swissinfo.ch
10 agosto 2012 - 14:10

Il Festival del film di Locarno non vuole essere soltanto una vetrina delle opere e degli attori contemporanei. Intende pure rendere omaggio ai grandi nomi della storia del cinema. Per questo motivo il suo programma prevede da quest’anno una nuova sezione. Intervista al direttore artistico del festival Olivier Père.

Cosa hanno in comune i moderni appartamenti dell’Europa degli anni Trenta e tre bellezze da spiaggia che si pavoneggiano sulle strade di Las Vegas? Da quest’estate, parecchie cose.
 
Entrambi fanno parte della nuova sezione Histoire(s) du cinéma del Festival del film di Locarno. Con questa proposta, il festival punta i riflettori su una selezione di opere cinematografiche e presenta una programmazione di film legata agli omaggi e agli invitati, spiega Olivier Père, direttore artistico del festival.

I festival sono un’occasione per scoprire le novità. Come riesce dunque a inserirsi un elemento retrospettivo come “Histoire(s) du cinéma”?

Olivier Père: Penso che si tratti di una particolarità del Festival di Locarno già da parecchio tempo, ovvero da quando proponiamo le grandi retrospettive. Queste sono importanti per accogliere la storia del cinema.
 
Non ci vogliono soltanto le novità, le scoperte o le pellicole in prima mondiale o internazionale, anche se sono fondamentali per un festival. Ci vuole anche una sezione che ricorda la cineteca, con film classici e pellicole che appartengono alla storia del cinema.
 
A Locarno proponiamo quindi sempre una grande retrospettiva. Quest’anno tocca a Otto Preminger. Già in passato, comunque, abbiamo presentato versioni restaurate e documentari sul cinema.
 
Invece di mostrare questi film in modo disparato, abbiamo preferito dare un titolo a questa sezione. Abbiamo reso omaggio a Godard chiamandola Histoire(s) du cinéma. Qui ritroviamo l’intera storia del cinema, da quella recente a quella più antica. Abbiamo pure la storia contemporanea di attori e attrici che vengono a Locarno per presentare i loro film.

Da dove nasce l’idea di riunirli in una nuova sezione?

O. P.: Già l’anno scorso abbiamo mostrato numerosi film di questo tipo, senza però riunirli sotto un unico titolo. Bisognava dunque trovare un’intestazione, un po’ sulla linea di Cannes Classics, che presenta non solo classici restaurati ma pure documentari sul cinema.
 
Avevamo diversi documentari sul cinema che volevamo mostrare. Ce n’erano su Otto Preminger, su Peter Kern, su Ben Gazzarra e su Jean-Luc Godard. Formavano quindi già una serie di film che andavano riuniti per una questione anche di coerenza.
 
Mancava soltanto un titolo e con i miei collaboratori ci abbiamo riflettuto a lungo. Poi, un giorno, mi son detto “perché non histoire(s) du cinema”, con una s come per Godard? Da qui è nata la nuova sezione.

Con quali obiettivi avete concepito questa sezione?

O. P.: Vogliamo mostrare i film che ci piacciono. Lo vogliamo fare per il pubblico, che forse non li ha ancora visti. È il piacere di vedere o rivedere dei film.
 
La sezione ha anche una dimensione pedagogica. Basti pensare alle nuove generazioni di cinefili, di spettatori e di persone, giovani o meno giovani, che possono così scoprire film importanti sul grande schermo.

Possiamo già fare un primo bilancio sul pubblico che ha seguito l’Histoire(s) du cinéma?

O. P.: Il pubblico ha reagito bene, anche perché alla maggior parte delle proiezioni erano presenti i realizzatori. So ad esempio che il documentario su Peter Kern ha suscitato molto interesse. Lo stesso si può dire per la proiezione in prima mondiale della versione restaurata di Twilight's Last Gleaming di Robert Aldrich.
 
Non dispongo ancora di tutti i numeri, ma è in ogni caso una sezione di cui si è parlato molto. Stampa e giornalisti hanno manifestato parecchio interesse. E il pubblico segue le proiezioni di questi film, in particolare di quelli italiani, di Ornella Muti e Renato Pozzetto, oppure di Alain Delon.
 
Si tratta di una sezione che permette di rivedere dei classici oppure film più rari o meno conosciuti. Ad esempio i film di Marco Ferreri. Per queste pellicole abbiamo dovuto organizzare rappresentazioni supplementari visto che alle proiezioni c'era sempre il tutto esaurito.

Ciò significa che la nuova sezione rimarrà a Locarno anche in futuro?

O. P.: Fino a quando il festival inviterà e renderà omaggio a attori, realizzatori e produttori, la sezione esisterà. Penso proprio che questa sezione abbia un futuro…

Christian Raaflaub, Locarno, swissinfo.ch
Traduzione dal tedesco di Luigi Jorio

 
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