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Cala il sipario sul Festival di Locarno


Pardo d'oro al filippino Lav Diaz




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Con il premio a “Mula sa kung ano ang noon”, un’avventura cinematografica di cinque ore e mezza, cala il sipario sul 67o Festival di Locarno. La Svizzera ha brillato per qualità e con Peter Luisi ha conquistato il pubblico in Piazza. Bilancio di un festival e di un’esperienza con tre giovani critici. 

Il regista filippino Lav Diaz, vincitore del Pardo d'oro al Festival di Locarno 2014. (pardo.ch)

Il regista filippino Lav Diaz, vincitore del Pardo d'oro al Festival di Locarno 2014.

(pardo.ch)

Ambientato in un villaggio remoto delle Filippine degli anni Settanta, sotto la dittatura di Ferdinand Marcos, “Mula sa kung ano ang noon” rievoca la storia drammatica di un paese segnato dalla repressione. Un racconto che mette alla prova lo spettatore per la sua forza, ma anche per la durata: 338 minuti. Un marchio di fabbrica del regista filippino Lav Diaz.

«È un film dove si annulla completamente l’idea di tempo e di spazio, così come la percezione di genere cinematografico» afferma a swissinfo.ch il presidente della giuria del Concorso internazionale, Gianfranco Rosi. «“Mula sa kung ano ang noon” inizia come un documentario e piano piano penetra nella storia, come in un film di Bertolucci. È un’opera intensa, di grande recitazione e scrittura, che va al di là dei riferimenti storici di quel periodo».

Un'immagine tratta dal film “Mula sa kung ano ang noon”. ()

Un'immagine tratta dal film “Mula sa kung ano ang noon”.

In Piazza Grande, il pubblico ha invece sorriso al regista svizzero Peter Luisi, con la sua commedia sui richiedenti l’asilo che interpretano un Guglielmo Tell un po’ speciale. Applaudito a più riprese, “Schweizer Helden” ha però profondamente diviso la critica svizzera: se per alcuni è un film politico importante, al pari di “Das boot is voll” o “Les Faiseurs de Suisses” – che negli anni Settanta-Ottanta hanno confronto la Svizzera al tema dell’immigrazione – altri lo hanno definito semplicemente superficiale e troppo convenzionale.

Film svizzeri in vetrina

La presenza svizzera ha comunque particolarmente brillato a Locarno, per numero (42) e per spessore.

Il caso Polanski

A Locarno non sono mancate nemmeno quest’anno le polemiche. Invitato d’onore del festival, dove avrebbe dovuto ricevere un premio e tenere una lezione di cinema, il regista Roman Polanski ha declinato all’ultimo minuto l’invito in seguito alle critiche – anche veementi – che la sua presenza ha suscitato in Ticino. Nel 2009, mentre si recava al festival di Zurigo, il regista polacco era stato arrestato dalle autorità svizzere all’aeroporto, in base a un mandato americano che lo accusa di “rapporti sessuali illeciti con una minorenne”. Dopo quasi un anno agli arresti domiciliari, la Svizzera aveva respinto la domanda di estradizione e revocato le misure restrittive. 

«Sono rimasta affascinata. La qualità era davvero ottima», afferma Pascaline Sordet, che assieme ad altri tre giovani svizzeri ha partecipato alla “Critics Academy”, una formazione organizzata dal Festival per imparare a scrivere sul cinema. A sorprenderla è stata soprattutto la commedia musicale “Pause”, l’opera prima del regista romando Mathieu Urfer presentata in Piazza Grande. «Mi è piaciuto l’umorismo e anche il ritmo. Non è caduto a metà film, come spesso succede», afferma Pascaline Sordet, una giornalista già rodata, che ha collaborato – tra l’altro – con la televisione svizzera RTS e col quotidiano Le Matin.

Ma è soprattutto nel concorso internazionale che i registi svizzeri – Andrea Staka e Fernand Melgar – si sono fatti notare, al punto che taluni davano il documentario “L’Abri” tra i papabili per il Pardo d’oro. «Forse non è un film sorprendente, data la tematica e lo stile ricorrente del regista. Ma è toccante e ben fatto. Mostra la realtà di Losanna da una prospettiva diversa, quella dei senzatetto, probabilmente sconosciuta agli stessi abitanti», afferma Walter Rohrbach. 

Lui, il colpo di fulmine lo ho però avuto per un altro film svizzero: “Electroboy”, di Marcel Gisler, presento nella sezione “Settimana della Giuria”. «È uno splendido ritratto di un uomo che è passato dal successo alla solitudine».

E di “Schweizer Helden” cosa ne pensano? Alla vigilia della premiazione, ignara del verdetto del pubblico, Martina Viviani risponde: «È senza dubbio un film da Piazza e non da concorso, ma è simpatico. La gente ha applaudito durante la proiezione e non accade spesso. Mi chiedo però se riuscirà ad essere compreso all’estero e ad avere uno sbocco».

I giovani critici ammettono di avere un occhio di riguardo per i film svizzeri, quando scrivono. «Non mi permetterei di affossarli, perché so quanto è difficile fare un film in Svizzera, trovare i soldi e il tempo necessari. Se un film non mi piace, preferisco non scrivere nulla. Per un blockbuster è diverso: la critica è ancor più necessaria, dato lo strapotere del mercato americano e in ogni caso non rimetterà in questione il successo del film al botteghino».

Promosso il concorso, bocciata la Piazza

Tra corsi, interviste e scrittura, i tre giovani non hanno potuto seguire tutti i film in concorso e in piazza. Seppur parziale, il loro bilancio è positivo. «Trovo che il festival sia riuscito nell’obiettivo di presentare un cinema diverso, nello stile come nei paesi di provenienza», afferma Walter Rohrbach.

Anche Pascaline Sordet è dello stesso avviso e aggiunge: «Quando si giudica la selezione di Locarno, bisogna anche tener conto della concorrenza con la quale è confrontato il festival, con Cannes in programma poche settimane prima e Venezia dopo. Ammetto però che nessuno dei film mi ha davvero sconvolta».

Oltre al Pardo d’oro per Lav Diaz, i loro elogi vanno soprattutto al russo “Durak”, di Yury Bykov, una parabola sulla dittatura della corruzione e a “Listen Up Philip”, di Alex Ross Perry, ritratto di uno scrittore che fa il vuoto attorno a sé.

Media e cultura

A margine del Festival di Locarno, i sindacati Impressum e Syndicom hanno lanciato l’allarme contro “il declino del giornalismo culturale”. «I giornalisti culturali sono le prime vittime delle misure di risparmio», che negli ultimi anni hanno toccato diverse testate svizzere, si legge sul manifesto. Un fenomeno che sta portando a una riduzione delle pagine culturali sui media, hanno denunciato i sindacati. 

Per quanto riguarda la Piazza Grande, anche quest’anno non sembra aver convinto la critica. Troppo debole, troppe commedie e melodrammi senza spessore, hanno scritto diversi giornalisti. A parte qualche eccezione, come “Sils Maria” del regista francese Olivier Assayas, girato in parte nei Grigioni e interpretato dalle splendide Juliette Binoche e Kristen Steward.

Un luogo di incontro e di scambio

Dal festival, questi tre giovani portano a casa soprattutto un bagaglio di incontri e di scambi. Contatti privilegiati per chi vuol fare della critica cinematografica il proprio mestiere, anche se non principale. Con la contrazione dei media in atto in Svizzera, e la concorrenza del web, le pagine dedicate alla cultura si stanno sempre più riducendo e non è facile ritagliarsi un posticino.

«Abbiamo avuto occasione di incontrare altri giornalisti e professionisti del settore. È interessante vedere come si muovono e che domande pongono. E poi andare a vedere le critiche che scrivono, che talvolta sono diametralmente opposte», afferma Walter Rohrbach. Senza contare la possibilità di conoscere dal vivo i registi e gli attori, in un ambiente certo di competizione, ma che resta accessibile ai giornalisti così come al grande pubblico. In questo l’anima di Locarno non ha mai fallito.

L’esperienza positiva dei Pascaline, Walter e Martina porta con sé anche un piccolo rimpianto, quello di non aver potuto trascorrere più tempo in sala. Si rifaranno nei prossimi mesi, per quelle pellicole – ancora troppo poche – che riusciranno a trovare un mercato in Svizzera. 

I vincitori del Pardo d'oro al Concorso internazionale dal 1968

Pardo d'Oro 1968-2013

I paesi segnati sulla carta geografica si riferiscono alle produzioni dei film. 

1969 : Pardo d’oro all’unanimità.

1970 : Pardo d’oro ex equo.

1971 : Pardo d’oro per la miglior opera prima.

1982: La Giuria decide di non attribuire premi ma assegna quattro menzioni.

1988: Pardo d’oro ex equo. 



IL PALMARES DELLA 67° EDIZIONE

Concorso internazionale

- Pardo d’oro: “Mula sa kung ano ang noon”, di Lav Diaz, Filippine

- Premio speciale della giuria: “Listen Up Philip”, di Alex Ross Perry, Stati Uniti

- Miglior regia: Pedro Costa per “Cavalo Dinheiro”, Portogallo

- Miglior interpretazione femminile: Ariane Labed per “Fidelio, l’odyssée d’Alice” di Lucie Borleteau, Francia

- Miglior interpretazione maschile: Artem Bystrov per “Durak” (The Fool) di Yury Bykov, Russia

- Menzione speciale: “Ventos de agosto”, di Gabriel Mascaro, Brasile

Concorso Cineasti del presente
- Pardo d’oro Cineasti del presente: “Navajazo” di Ricardo Silva, Messico

Opera Prima

- Pardo per la migliore opera prima: “Songs From The North”, di Soon-mi YOO, Stati Uniti/Corea del Sud /Portogallo

Pardi di domani

- Pardino d’oro per il miglior cortometraggio internazionale: “Abandoned Goods”, di Pia Borg e Edward Lawrenson, Gran Bretagna

- Pardino d’oro per il miglior cortometraggio svizzero: "Totems", di Sarah Arnold, Francia

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