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Dalle pinzette ai robot «Molti orologiai si sentono privati del loro savoir-faire»

Fabbriche moderne e ad alta tecnologia, come qui presso Rolex a Bienne: siamo lontani dall'immagine tradizionale dell'artigiano orologiaio veicolata da numerose marche.

(Keystone)

Per far fronte al boom della domanda, l’orologeria svizzera di lusso si è fortemente industrializzata negli ultimi 20 anni. Un fenomeno che ha contribuito a sminuire il valore del mestiere tradizionale dell’orologiaio, spiega l’antropologo vodese Hervé Munz.

Di solito, per tentare di vederci un po’ più chiaro nel mondo assai discreto dell’orologeria, ci si rivolge ad analisti finanziari, storici o giornalisti specializzati. Questa volta è invece un antropologo ad aver indagato sul fiore all’occhiello dell’industria di esportazione elvetica.

Per la redazione del suo libro “La transmission en jeu. Apprendre, pratiquer et patrimonialiser l’horlogerieLink esterno”, tratto dalla sua tesi di dottorato, Hervé Munz ha condotto una ricerca di cinque anni e ha incontrato oltre 150 orologiai in tutto l’Arco giurassiano, su territorio elvetico.

Per gli orologiai qualificati, la conclusione di quest’indagine è piuttosto amara: il loro lavoro, sempre più frammentato e automatizzato, è ben lontano dall’immagine di un savoir-faire ancestrale e artigianale veicolata dalle marche di orologi.

swissinfo.ch: Da 20 o 30 anni l’orologeria svizzera è confrontata con un’automazione crescente della produzione. Eppure, le marche di orologi che presentano con fierezza le loro macchine e i loro robot sono ben poche. Perché questo tabù?

Hervé Munz: Negli ultimi 30 anni le aziende orologiere svizzere sono riuscite a riposizionarsi con brio sul mercato degli orologi meccanici di lusso, vendendo un’immagine di artigianato, patrimonio e tradizione. L’esplosione della domanda, in particolare in Asia, ha spinto numerose marche attive nei prodotti di alta gamma a fabbricare più orologi nel settore del lusso accessibile. Questa democratizzazione ha inevitabilmente portato all’industrializzazione dei processi produttivi.

Faccio un esempio: nel 1992, una famosa marca di alta gamma della Valle di Joux [nel canton Vaud, ndr] produceva circa 3'000 orologi all’anno. Oggi ne realizza più di 40'000. Alle marche non piace molto parlare di questo fenomeno poiché ciò nuoce al loro discorso sull’artigianato di lusso e sulla rarità.

Hervé Munz è ricercatore in antropologia all'Università di Ginevra. Ha dedicato cinque anni della sua vita ad analizzare e a capire il mestiere di orologiaio.

(DR)

Ma i clienti sono davvero ingenui?

No. Le persone che non si sentono rispettate in quanto acquirenti di un prodotto per così dire esclusivo sono sempre di più, anche in Cina. I problemi sono particolarmente evidenti nel servizio dopo vendita: numerose marche hanno investito massicciamente nel loro apparato produttivo, trascurando però il conseguente adeguamento dei loro servizi di manutenzione e riparazione

Qual è l’impatto di questa forte industrializzazione sul mestiere di orologiaio?

Grazie alla crescita degli orologi meccanici di lusso, il mestiere di orologiaio è chiaramente diventato più attrattivo in questi ultimi anni, soprattutto tra i giovani. Le grandi marche e le istanze incaricate della formazione hanno promosso l’immagine di una professione artigianale, dove ogni gesto vale oro. Molti giovani orologiai attivi nell’industria sono tuttavia confrontati con una realtà ben diversa e oggi si sentono un po’ presi in giro.

Cioè?

Alcuni orologiai hanno l’impressione che le loro competenze siano sempre meno utili. Si sentono privati del loro savoir-faire e hanno la sensazione di avere un ruolo sempre più marginale nella fabbricazione di orologi. Inoltre, con l’apparizione di nuovi materiali quali il silicio, i professionisti non possono più ritoccare i componenti e devono accontentarsi di sostituirli in caso di malfunzionamento.

Dal canto loro, gli orologiai indipendenti, siano essi creatori o riparatori, si preoccupano di non aver più facilmente accesso alle forniture e ai pezzi di ricambio a causa delle politiche di verticalizzazione orchestrate dai grandi gruppi e dalle loro aziende. Anche questi lavoratori sentono che la propria esistenza è minacciata.

Durante la mia indagine ho incontrato molti orologiai insoddisfatti e scoraggiati a causa della loro sorte. Non è raro che dei giovani orologiai abbandonino la professione solo pochi anni dopo aver ottenuto il diploma.

Lei dice addirittura che l’orologeria sta vivendo una crisi d’identità. Eppure, questo mestiere gode ancora di una certa stima tra la popolazione…

Sì, siccome gli orologiai godono di una grande visibilità mediatica. Il lusso è sinonimo di legame immemoriale, ma anche di personalizzazione. Ed è precisamente l’orologiaio che funge da figura emblematica per illustrare l’autenticità delle marche sulle riviste.

Ma quest’immagine è in contraddizione con l’evoluzione dell’industria. Ancora 25 anni fa, solo una piccola casta di artigiani era capace di realizzare degli orologi muniti di tourbillon [un meccanismo che serve a ottimizzare la precisione degli orologi meccanici]. Nel corso degli ultimi 15 anni, i mercati sono stati invasi da questo tipo di prodotto.

Con le nuove tecniche di fabbricazione, le marche sono riuscite a industrializzare la produzione dei modelli di orologi più complessi, continuando al contempo definirle delle eccezioni nelle loro campagne di marketing.

Eppure, se consideriamo le statistiche della Convenzione padronale dell’industria orologiera, la proporzione di personale non qualificato diminuisce inesorabilmente a profitto dei lavoratori qualificati. C’è davvero motivo di allarmarsi?

Ufficialmente, il livello di qualifica professionale è in effetti aumentato. Ma queste statistiche non dicono tutto. Bisogna quindi prenderle con le pinze se si vuole capire perché gli orologiai si preoccupano della trasmissione del loro mestiere.

Quando l’orologeria svizzera ha ritrovato il successo all’inizio degli anni Novanta, le aziende hanno dovuto far fronte a una penuria di manodopera. Sono così state introdotte delle formazioni abbreviate destinate agli adulti e più in particolare ai disoccupati.

Dal 2009, queste formazioni abbreviate hanno assunto sempre più importanza, compreso nel quadro della formazione iniziale.

Quali sono le conseguenze per gli impeghi del settore?

«Se si vuole continuare a difendere l’eccellenza orologiera svizzera e le sue competenze molto specifiche ci vuole un importante sforzo nel campo della formazione»

Fine della citazione

Si assiste a una progressiva ridistribuzione delle competenze nell’industria di alta gamma. Le aziende fanno ricorso da un lato a ingegneri molto qualificati per istituire dei processi complessi e, dall’altro, a operatori poco o non qualificati per eseguirli.

Gli orologiai che possiedono un attestato federale di capacità percepiscono questa nuova concorrenza come una dequalificazione della loro professione. Come hanno affermato più professionisti del settore, l’arrivo di operai formati più rapidamente induce una pressione al ribasso sui salari degli orologiai.

Ciò significa che il mestiere di orologiaio è oggi in pericolo?

No, non serve a nulla cadere nel catastrofismo. Malgrado l’automazione, negli ultimi 20 anni il numero di impieghi nell’industria orologiera non si è ridotto, anzi. Questo è soprattutto dovuto al fatto che l’orologeria svizzera è diventata, durante lo stesso periodo, un’industria dal forte valore aggiunto che sta ottenendo un successo senza precedenti.

Ma la questione non si limita alla quantità di posti di lavoro. Se si vuole continuare a difendere l’eccellenza orologiera svizzera e le sue competenze molto specifiche ci vuole, secondo me, un importante sforzo nel campo della formazione. Sia da parte del settore privato che da quello pubblico.

Non possiamo vantarci di avere un savoir-faire antico e perenne, riducendo al contempo la durata della formazione. In futuro, ciò potrebbe ripercuotersi negativamente sulle competenze disponibili per i servizi dopo vendita.

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grafico che mostra l'evoluzione degli impieghi nell'orologeria svizzera

Orologiaio, un mestiere a due velocità

In Svizzera, il mestiere di orologiaio si impara tramite un apprendistato in azienda o una scuola a tempo pieno. La formazione di quattro anni consente di ottenere un attestato federale di capacità. Oltre all’assemblaggio, un orologiaio deve essere in grado di fabbricare, di provvedere alla manutenzione e di riparare ogni elemento del movimento di un orologio.

Da qualche anno, le scuole offrono anche dei corsi di due anni al termine dei quali si ottiene un attestato professionale federale di operatore in orologeria. Questa formazione è stata introdotta per rispondere ai bisogni dell’industria, che dispone così di una manodopera rapidamente produttiva e di persone che non hanno le capacità per seguire un apprendistato completo.

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Traduzione dal francese di Luigi Jorio

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