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Diritto di voto delle donne "L'ordine divino" rappresenterà la Svizzera agli Oscar

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In Svizzera le donne hanno ricevuto il diritto di voto e di eleggibilità nel 1971, diversi anni o decenni dopo molti altri paesi europei.

(Zodiac Films)

Il film svizzero "L'ordine divino" è candidato agli Oscar nella categoria "miglior film in lingua straniera". L'Ufficio federale della cultura (UFC) ha iscritto il lungometraggio all'Academy of Motion Picture Arts and Sciences di Hollywood. 

Con questa pellicola la Svizzera manda a Hollywood una produzione che ha già suscitato interesse a livello internazionale, fa notare l'UFC in un comunicato. 

La pellicola di Petra Volpe è ambientata in un paesino svizzero del 1971 e racconta la storia di Nora, una casalinga e mamma che decide di impegnarsi a favore del diritto di voto alle donne, mettendo a rischio la pace del luogo e delle famiglie che ci vivono.

Secondo la giuria che ha deciso di candidare il lungometraggio, il dramma sociale, basato su ricerche approfondite, colpisce per il suo umorismo e la recitazione degli attori, in particolare di Marie Leuenberger. 

Il film documenta un pezzo di storia tuttora di attualità anche oltre i ristretti microcosmi di campagna e oltre i confini della Svizzera, affermano citati nella nota i membri della giuria Marcel Höhn, presidente, Tiziana Soudani, produttrice, Max Karli, produttore, Christian Frei, regista e Sabine Boss, regista. 

La prima del film si è tenuta lo scorso gennaio alle Giornate di Soletta, dove ha ricevuto il Prix de Soleure e ha attirato l'attenzione dei media. A Ginevra la produzione svizzera è stata insignita con il Premio del cinema svizzero in tre categorie. Altri tre riconoscimenti sono stati vinti al Tribeca Film Festival di New York. 

Il prossimo gennaio sarà reso noto se il film entrerà nella short list delle nomination agli Oscar 2018.

La lunga strada verso il suffragio femminile

  • 1868: un gruppo di donne zurighesi rivendica invano il diritto di voto in occasione della revisione della Costituzione cantonale. Altre iniziative in tal senso vengono lanciate in altri cantoni nella prima metà del Novecento, sempre senza successo.
  • 1951: Alla luce dei ripetuti fallimenti a livello cantonale, il governo svizzero pubblica un rapporto nel quale considera prematura una votazione federale sul tema.
  • 1957: Il governo vuole estendere alle donne il servizio obbligatorio di protezione civile. La proposta scatena l’ira delle associazioni femminili, che si oppongono a nuovi obblighi in assenza di diritti politici. Per salvare il progetto, il governo presenta una bozza per una votazione sul suffragio femminile. Lo stesso anno, per la prima volta nella storia elvetica, alcune donne si recano alle urne a Unterbäch, in Vallese, contro la volontà del cantone.
  • 1959: Il suffragio femminile viene respinto in votazione popolare con il 66,9% di no e una partecipazione del 66,7%. Il progetto è accolto solo nei cantoni di Vaud, Ginevra e Neuchâtel.
  • 1963: La Svizzera entra a far parte del Consiglio d’Europa. Non ratifica però la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali (CEDU), poiché non ha ancora accordato il diritto di vito e di eleggibilità alle donne. Nel 1969, in seguito alle proteste del Movimento di liberazione della donna, il governo è costretto a presentare una nuova proposta.
  • 1971: Con il 65,7% di sì, i votanti maschi accordano il diritto di voto e di eleggibilità alle donne a livello federale, 53 anni dopo l’Austria e la Germania, 27 dopo la Francia e 26 dopo l’Italia.
  • 1990: Appenzello Interno è l’ultimo cantone ad introdurre il suffragio femminile, in seguito a una sentenza del Tribunale federale.

(Fonte: Dizionario storico della SvizzeraLink esterno)

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