Tutte le notizie in breve

Il controverso predicatore marocchino Youssef Ibram fa ritorno per la terza volta alla moschea di Petit-Saconnex a Ginevra: è stato assunto dalla Fondazione culturale islamica cittadina come imam.

Lo hanno riferito ieri in serata i siti di Le Temps e della Tribune de Genève. La nomina di Ibram - noto soprattutto nella Svizzera tedesca per le sue posizioni piuttosto radicali - che lavorerà da gennaio, si inserisce in un contesto già particolarmente teso: due altri imam e il responsabile della sicurezza dell'istituzione sono infatti considerate persone potenzialmente pericolose per la sicurezza dello Stato in Francia e figurano sulle relative "Fiche S" (schede S).

Formato in Arabia Saudita, Ibram era stato assunto una prima volta a Ginevra nel 1982, venendo poi licenziato nel 1991 per i suoi discorsi contro l'intervento armato americano in Iraq. Si era dunque spostato in Svizzera tedesca, sollevando un polverone in seguito a un'intervista rilasciata nel 2004. In quell'occasione, aveva affermato di non poter condannare la lapidazione delle donne adultere, in quanto pratica prevista dalla charia, la legge islamica.

Costretto a lasciare la moschea Zayed di Zurigo dove celebrava in quel periodo, era tornato a Ginevra per quattro anni, prima di trasferirsi in Francia, a Parigi e a Lione. Da un anno e mezzo, Ibram predica a Volketswil (ZH), dove ha tentato di aprire un asilo islamico, progetto che è stato definitivamente bocciato ad inizio novembre dal Tribunale federale.

Il direttore della moschea ginevrina Ahmed Beyari ha però respinto le accuse a proposito del presunto radicalismo islamico di Ibram, considerandolo un imam esperto, da 35 anni in Svizzera e capace di predicare in francese e in arabo. "È gentile, educato e rispettoso della legge. È un moderato, non un estremista", ha affermato Beyari a Le Temps. Ha anche aggiunto di non essere a conoscenza dei trascorsi dubbi dell'uomo.

Ibram, che sostituirà l'algerino Ziane Mehadjri, licenziato, è membro del Consiglio europeo per la fatwa e la ricerca, organismo creato per rispondere alle domande dei musulmani costretti a vivere la loro fede in un ambiente dove sono in minoranza. Intervistato dalla Tribune de Genève, non ha voluto tornare sulle vicende di cui si è reso protagonista in passato. "Rispetto la legge svizzera. Non sono i luoghi di culto che creano i terroristi. Come dimostrano i responsabili degli attacchi in Francia, è Internet a reclutarli e formarli", ha detto Ibram. Il predicatore marocchino ha anche affermato di aver dissuaso, nel suo periodo a Zurigo, quattro ragazzi dal recarsi in Siria.

Il 62enne, sunnita, occuperà la posizione di imam alla moschea di Petit-Saconnex per due anni e mezzo, impegnandosi principalmente in favore dei giovani. Alla Tribune de Genève ha respinto ogni accusa di ambiguità dei propri discorsi, dichiarando anzi di "voler dare un messaggio di grande tolleranza. Stringere o meno la mano a una donna non fa parte della fede islamica".

In merito a questa polemica scoppiata a Therwil (BL), ha affermato di aver svolto il ruolo di mediatore. Due fratelli musulmani di 14 e 16 anni, siriani ma cresciuti in Svizzera, si erano rifiutati di stringere la mano alla loro maestra, in quanto un'interpretazione degli insegnamenti islamici sostiene che un uomo possa toccare solo la propria moglie. Il padre dei due è imam in una moschea di Basilea, nota per le sue posizioni radicali.

sda-ats

 Tutte le notizie in breve