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Divieto minareti: Strasburgo archivia due ricorsi


Strasburgo dichiara irricevibili due ricorsi per violazione della Convenzione europea dei diritti umani del divieto di costruire minareti in Svizzera (Keystone)

Strasburgo dichiara irricevibili due ricorsi per violazione della Convenzione europea dei diritti umani del divieto di costruire minareti in Svizzera

(Keystone)

La Svizzera non deve rispondere di violazione della Convenzione europea dei diritti umani (CEDU) a seguito dell'approvazione popolare del divieto di costruire nuovi minareti. Strasburgo ha dichiarato irricevibili due ricorsi.

Annunciando le decisioni definitive, la Corte europea dei diritti umani le motiva con il fatto che nessuno dei ricorrenti – Hafid Ouardiri, copresidente della Fondazione per la conoscenza reciproca, e quattro organizzazioni musulmane – può pretendere di essere vittima, direttamente o indirettamente e nemmeno potenzialmente, di una violazione della CEDU. Questa è una condizione sine qua non per la ricevibilità, rammenta l'alta corte in un comunicato diramato venerdì.

I ricorsi erano stati inoltrati a Strasburgo in seguito all'approvazione in votazione popolare, il 29 novembre 2009, di un articolo costituzionale che proibisce la costruzione di nuovi minareti in Svizzera. Invocando gli articoli 9 e 14 della CEDU, i ricorrenti sostenevano che esso viola la libertà religiosa e che costituisce una discriminazione basata sulla religione.

La Corte di Strasburgo non si pronuncia sulla conformità del divieto con la CEDU. Ma nel comunicato sottolinea di ritenere che, se si presentassero casi concreti, le autorità giudiziarie elvetiche "sarebbero in grado di esaminare la compatibilità di un eventuale rifiuto di costruzione di un minareto con la Convenzione". In proposito fa riferimento a una sentenza del Tribunale federale (la corte suprema svizzera).

Musulmani in Svizzera reagiscono con serenità

In una nota, gli avvocati di Hafid Ouardiri definiscono "positiva e incoraggiante" la considerazione della Corte di Strasburgo secondo cui le autorità giudiziarie elvetiche possono pronunciarsi sulla compatibilità di un eventuale divieto concreto. I legali sono convinti che la giustizia deciderebbe che il divieto viola i diritti umani e minaccia la pace religiosa.

Lo stesso Ouardiri ha detto all'agenzia stampa Ats, di essere "sereno" di fronte alla decisione dei giudici di Strasburgo. "Dubitavamo che sarebbe stato irricevibile, ma questo passo era necessario", ha dichiarato, spiegando che la Corte europea ha "messo in moto un processo" ricordando i suoi doveri alla Confederazione.

Secondo il copresidente della Fondazione per la conoscenza reciproca, le autorità elvetiche dovranno trovare una soluzione a questo genere di problematiche, per evitare che si ripetano. A suo avviso, soltanto un rafforzamento dello stato di diritto permetterà buone relazioni tra le religioni.

UDC soddisfatta

L'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), che insieme all'Unione democratica federale (destra ispirata alla Bibbia) aveva promosso l'iniziativa popolare "Contro l'edificazione dei minareti", "non è sorpresa dalla decisione" di Strasburgo, ha dichiarato a swissinfo.ch la segretaria generale aggiunta del partito Silvia Bär. "Abbiamo sempre affermato che l'iniziativa anti-minareti non ledeva né la libertà di religione né la libera professione della religione".

Quanto al presidente del comitato d'iniziativa, il parlamentare nazionale UDC Walter Wobmann, si "rallegra" della decisione. "Siamo uno stato sovrano. Il popolo ha chiaramente accettato l'iniziativa, che è sempre stata considerata valida", ha affermato, aggiungendo che "non c'era dunque alcun motivo per cui la giustizia dovesse immischiarsi".

Ancora tre ricorsi pendenti

Un altro ricorso analogo era già stato dichiarato irricevibile, mentre altri tre sono tuttora pendenti a Strasburgo in una "fase iniziale", ha confermato venerdì all'Ats la Corte europea dei diritti umani.

Nel febbraio di quest'anno, Berna si era opposta alla proposta della "Piccola Camera" di trasferire alla "Grande Camera" della Corte di Strasburgo il ricorso inoltrato dalla Lega dei musulmani della Svizzera e da altre tre organizzazioni musulmane, archiviato venerdì. L'Ufficio federale di giustizia (UFG) aveva ritenuto che non vi fosse nulla di straordinario dal profilo giuridico da giustificare il ricorso alla più alta istanza della Corte europea.

Ridha Ajmi, avvocato delle quattro organizzazioni ricorrenti, aveva deplorato la posizione dell'UFG. A suo giudizio, Berna ha così fatto del caso "una questione normale e banale".

Contesto

In Svizzera nel 2000, anno dell'ultimo censimento, c'erano circa 311mila musulmani. Attualmente si calcola che ve ne siano fra i 350mila e i 400mila

In tutta la Confederazione ci sono quattro minareti. Il primo fu costruito a Zurigo nel 1963, il secondo a Ginevra nel 1978, il terzo a Winterthur nel 2005 e il quarto a Wangen (canton Soletta) nel 2009. Nessuno di essi è utilizzato per chiamare i fedeli alla preghiera.

Il numero dei centri culturali e luoghi di preghiera islamici sono stimati fra i 130 e i 160. La maggior parte è situata in appartamenti o in edifici industriali senza segni di riconoscimento esterni.

Il 29 novembre 2009 popolo e cantoni hanno approvato una modifica costituzionale che sancisce il divieto di costruire nuovi minareti in Svizzera. Il testo è stato accettato con il 57,5% dei voti. Solo in quattro cantoni (Basilea Città, Ginevra, Vaud e Neuchâtel) è stato respinto.

L’iniziativa era stata lanciata da un comitato composto di membri dell’Unione democratica federale e dell’Unione democratica di centro. Il governo, la maggioranza del parlamento e le chiese l'avevano combattuta.

swissinfo.ch e agenzie



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