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Dopo il voto


E adesso via al dibattito fiume sulla riforma delle pensioni 2020




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Lunedì inizia in Consiglio Nazionale il dibattito fiume sulla riforma delle pensioni 2020. Con il ‘no’ di domenica all’iniziativa «AVSplus» i votanti hanno rinforzato la destra, che vorrebbe poter aumentare gradualmente l’età di pensionamento con un meccanismo di freno all’indebitamento dell’AVS. Cionondimeno, la riforma in corso potrebbe però anche portare a un aumento delle pensioni.

Dimostrazione a Losanna contro la proposta del governo di aumentare l'età di pensionamento delle donne da 64 a 65 anni, proposta contenuta nel pacchetto di riforme discusso in questi giorni al Consiglio nazionale. (Keystone)

Dimostrazione a Losanna contro la proposta del governo di aumentare l'età di pensionamento delle donne da 64 a 65 anni, proposta contenuta nel pacchetto di riforme discusso in questi giorni al Consiglio nazionale.

(Keystone)

Come è da interpretare il chiaro no (59,4%) all’aumento delle rendite dell’Assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS) nell’ambito del dibattito sulla riforma del sistema di previdenza? La risposta negativa uscita domenica dalle urne rafforza non solo gli scettici e il settore finanziario, bensì senza dubbio anche la destra. Durante la campagna, il campo borghese ha utilizzato con successo l’argomento secondo cui il futuro dell’AVS è in pericolo a causa dello sviluppo demografico e dell’arrivo in età di pensione della generazione del baby-boom. Per questa ragione bisogna correre ai ripari per salvaguardare le finanze del sistema pensionistico.

Un aumento delle rendite è perciò fuori discussione, oppure no? In vista del dibattito sulla riforma che inizia lunedì, il capogruppo del Partito socialista alle Camere federali Roger Nordmann ha rifiutato di abbassare le braccia. Per lui è chiaro: il Consiglio nazionale deve seguire la proposta più equilibrata sostenuta dal Consiglio degli Stati; questa prevede un aumento della rendita AVS di 70 franchi al mese. Dopo tutto, ha dichiarato in un’intervista alla televisione svizzero tedesca SRF, «il 41% dei votanti vuole un aumento sostanziale dell’AVS. E tra il 59% di coloro che hanno respinto l’iniziativa, ve ne sono sicuramente molti che non vogliono una riduzione delle pensioni».

La riforma tanto attesa fallirà?

Il compromesso adottato dal Consiglio degli Stati, che molti finora consideravano equo, come sottolineato dall’ex sorvegliante dei prezzi Rudolf Strahm sulle colonne del Tages-Anzeiger, rischia essere affossato. L’età di pensionamento per le donne dovrebbe essere portata da 64 a 65 anni, ma l’età di pensionamento per tutti dovrebbe rimanere a 65 anni. Alle urne, il popolo si è espresso una ventina di volte sul futuro dell’AVS. La diminuzione dell’età di pensionamento e la riduzione delle rendite non hanno mai avuto nessuna chance di passare.

La proposta del Consiglio degli Stati non contempla nessuna riduzione delle rendite. Per finanziare le pensioni della generazione del baby-boom e far fronte allo sviluppo demografico, è previsto di aumentare l’IVA di un punto percentuale. Per quanto concerne il secondo pilastro (previdenza professionale), il tasso di conversione deve essere ridotto. Per compensare questa diminuzione – e qui entra in gioco il punto sottolineato da Nordmann – le rendite dell’AVS devono essere aumentate di 70 franchi.

Se in seguito al ‘no’ di domenica questo compromesso sarà colato a picco, è possibile un fallimento della riforma, la prima che potrebbe giungere in porto dal lontano 1992 (all’epoca ci riuscì la ministra dell’interno Ruth Dreifuss). Un’altra minaccia plana sulla riforma: qualche giorno fa, l’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) ha presentato una proposta che vuole dividere l’intero pacchetto in tre parti distinte.

Nell’ottica dei partiti di destra, l’AVS andrebbe riformata per prima. Poi, in una seconda tappa ci si occuperebbe della previdenza professionale. Solo più tardi il parlamento dovrebbe trattare la questione del freno all’indebitamento dell’AVS, che si tradurrebbe in un aumento dell’età di pensionamento. Alcune parti del pacchetto suscettibili di ottenere una maggioranza potrebbero così rapidamente essere accettate, scrive la Berner Zeitung. La proposta inoltrata dal consigliere nazionale dell’UDC Thomas Aeschi silura il progetto presentato dal ministro della sanità Alain Berset, che vuole riformare assieme il primo e secondo pilastro.

«Un pacchetto unico non ha nessuna chance», secondo l’UDC

«Un pacchetto così mostruoso presenta troppi angoli d’attacco per avere una chance di superare una votazione popolare», ha dichiarato Aeschi al St. Galler Tagblatt. In altre parole, il pacchetto nella sua forma attuale non è suscettibile di ottenere una maggioranza.

Oltre all’aumento dell’età di pensionamento per le donne, la riforma prevede un incremento dell’IVA, dei tagli alle rendite vedovili, una riduzione del tasso di conversione e altri «impopolari rospi» da ingoiare, si legge nell’articolo. A tutto ciò si aggiunge il pianificato meccanismo di freno d’indebitamento dell’AVS, che tra circa 20 anni condurrebbe a un innalzamento a 67 anni dell’età di pensionamento.

Se il Consiglio nazionale dirà sì alla proposta dell’UDC, vi è da prevedere che si assisterà a una tattica dilatatoria per la riforma. Secondo le ricerche condotte dal Tages-Anzeiger all’interno della stessa UDC la proposta è però stata oggetto di un dibattito «lungo e veemente». Oltre alle critiche interne, le ali sociali del Partito liberale radicale e del Partito popolare democratico probabilmente la respingeranno, scrive ancora il Tages-Anzeiger.

La reazione del ministro della sanità Alain Berset al risultato della votazione sull'iniziativa AVSplus:


Traduzione di Daniele Mariani, sswissinfo.ch

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