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Dopo la fiscalità, il tabacco


La Svizzera chiude gli occhi sul contrabbando di sigarette?


Di Christine Wuillemin, La Liberté


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La Svizzera deve rimboccarsi le maniche se vuol lottare contro il contrabbando di sigarette. (Keystone)

La Svizzera deve rimboccarsi le maniche se vuol lottare contro il contrabbando di sigarette.

(Keystone)

All’aeroporto di Ginevra-Cointrin i sequestri di sigarette di contrabbando sono in forte aumento. Il professor Mark Pieth teme che la Svizzera diventi un centro di transito.

Le importazioni illegali di sigarette di marca attraverso gli aeroporti internazionali in Svizzera sono fortemente aumentate. Lo evidenziano gli importanti sequestri doganali effettuati l’anno scorso a Ginevra-Cointrin. «Assistiamo a un fenomeno nuovo», rileva Jérôme Coquoz, direttore della circoscrizione doganale di Ginevra. «Come per il traffico di droga, vengono pagati dei corrieri per trasportare, in aereo, grossi quantitativi di sigarette nei loro bagagli. Questo contrabbando è orchestrato da reti mafiose con lo scopo di finanziarsi».

Provenienti dall’Europa dell’Est e dall’Africa occidentale, dove le stecche possono essere acquistate per poco o nulla, le sigarette sono destinate a essere vendute sotto banco, soprattutto in Francia e Spagna. Se transitano dalla Svizzera è spesso per confondere le tracce. Meno del 5% delle sigarette fumate sul territorio elvetico proviene da canali illeciti, indica l’Amministrazione federale delle dogane.

Gli eurodeputati sconfessano Philip Morris

Gli Stati membri dell’Ue e la Commissione europea hanno concluso accordi con Philip Morris International (PMI), Japan Tobacco, British American Tobacco e Imperial Tobacco. I produttori hanno accettato di versare 2,15 miliardi di dollari all’Ue e ai suoi membri affinché questi ultimi mettano fine ai loro procedimenti giudiziari che mirano a recuperare i dazi doganali persi a causa del contrabbando. I fabbricanti di sigarette si sono inoltre impegnati per fare in modo che i loro prodotti non finiscano nelle mani dei criminali, producendo soltanto le quantità assorbite dal mercato legale e creando un sistema di tracciabilità per aiutare le autorità a combattere il traffico.

Il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di non rinnovare l’accordo con PMI, che scade in luglio, siccome non sarebbe efficace. Gli eurodeputati puntano il dito contro un traffico di sigarette in crescita, ciò che comporta mancate entrate per un valore superiore ai 10 miliardi di euro all’anno in termini di dazi doganali, di IVA e di altre tasse. Il Parlamento propone alla Commissione europea di sostenere l’applicazione della direttiva del 2014 sui prodotti del tabacco, che prevede l’introduzione di un sistema di tracciabilità delle sigarette illegali entro il 2019.

Philip Morris respinge le accuse. Il servizio stampa in Svizzera indica che l’azienda utilizza già dei sistemi mondiali di autentificazione e di tracciabilità, che hanno dimostrato la loro efficacia. «Finora, l’accordo con l’Ue ha permesso di ridurre dell’85% i sequestri dei prodotti contraffatti o di contrabbando di marche di PMI». Secondo il produttore, l’intesa avrebbe anche condotto alla chiusura di 87 fabbriche di contrabbando.

La Svizzera è quindi un centro di transito del traffico illegale di sigarette? Un’etichetta che la Confederazione potrebbe vedersi affibbiare dall’Unione europea (Ue) se non rafforzerà la propria lotta contro il contrabbando per allinearsi agli standard internazionali, teme Mark Pieth, professore di diritto penale all’Università di Basilea. In un rapporto del 2014, Mark Pieth ha attirato l’attenzione sul fatto che la Svizzera non soddisfaceva i requisiti della Convenzione quadro per la lotta anti-tabacco dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) del 2003. Un testo che ha firmato senza però ratificarlo. «La Svizzera è tra i pochi paesi al mondo che non applicano questa convenzione», rileva.

Un sistema di tracciabilità

Riconosciuto per il suo lavoro in materia di lotta contro il riciclaggio di denaro e contro la corruzione nello sport, Mark Pieth ha il timore che la Svizzera, «famosa per il suo approccio ultraliberale, ancora una volta venga bacchettata dalla comunità internazionale, prima di essere spinta a cambiare approccio, come è successo in materia di fiscalità con gli Stati Uniti».

Secondo il professore, la prima misura da adottare è l’introduzione di un sistema di tracciabilità dei pacchetti di sigarette. «Una tecnologia che permetterebbe, come per i prodotti farmaceutici, di identificare durante un controllo se si tratta di sigarette falsificate o meno, di conoscere la loro provenienza e i loro movimenti», spiega Mark Pieth, che vedrebbe di buon occhio un «pedinamento» indipendente. Oggi, infatti, sono i fabbricanti di sigarette a controllare l’autenticità e la corretta tassazione dei prodotti. Un’autoregolamentazione che difendono coi denti.

Allinearsi all’Europa

Il governo svizzero, che in novembre ha trasmesso al parlamento il disegno di legge sui prodotti del tabacco, non prevede di instaurare un sistema di tracciabilità. Secondo il Consiglio federale, è possibile ratificare la convenzione quadro dell’OMS anche senza introdurre questo strumento (che figura soltanto tra le raccomandazioni).

Mentre una commissione della Camera dei cantoni sta iniziando l’esame del progetto di legge, il senatore socialista Hans Stöckli intende battersi per la creazione di un sistema indipendente di tracciabilità delle sigarette.

«Bisogna assolutamente che la Svizzera, che ospita la sede dell’OMS, assuma le proprie responsabilità in materia di lotta contro il traffico di prodotti a base di tabacco, tanto più che la nuova direttiva dell’Ue su questi prodotti introduce un sistema di tracciabilità che deve essere operativo entro il 2019», afferma Hans Stöckli. Inoltre, prosegue, «la questione dell’indipendenza di questo processo di autentificazione sta per essere risolta. Sarebbe quindi giudizioso imboccare la stessa via affinché non ci siano differenze tra la legislazione svizzera e quella europea. Il contrabbando è un problema internazionale».

In effetti, in una risoluzione adottata di recente, il parlamento europeo ha chiesto alla commissione di non rinnovare l’accordo anti-traffico con Philip Morris International, che scade nel prossimo mese di luglio. Quest’accordo assegna al fabbricante di sigarette la missione di gestire un sistema di tracciabilità che aiuta le autorità a combattere il traffico illegale. È tuttavia giudicato insufficiente dagli eurodeputati, i quali suggeriscono di affidare l’autentificazione delle sigarette a un’azienda indipendente.

«Una questione di salute»

Per Mark Pieth, non bisogna aspettare che l’Ue metta in atto questo dispositivo di tracciabilità, prima di adottare misure concrete. «Bisogna essere proattivi e obbligare il Consiglio federale a redigere un’ordinanza sulla tracciabilità e ad accordarsi con l’Ue per utilizzare gli stessi mezzi».

Secondo Hans Stöckli, la questione deve essere regolata nella legge sui prodotti del tabacco poiché, «al di là delle perdite in termini di dazi doganali, si tratta di una questione di salute». Per le sigarette illegali che superano i controlli, il prezzo di vendita nei paesi di destinazione è superiore a quello nei paesi di fabbricazione. Tuttavia, il prezzo rimane pur sempre inferiore a quello delle sigarette legali. «La mia preoccupazione è l’accesso facilitato per i giovani», sottolinea Mark Pieth.

3'500 stecche di sigarette sequestrate a Ginevra

Decine di valigie riempite di stecche di sigarette di marca. È quanto hanno mostrato ai media il 15 marzo i doganieri dell’aeroporto di Ginevra.

L’impressionante bottino, sequestrato nel 2015, è composto di 3'500 stecche di sigarette di contrabbando, ovvero 900 kg di merce preveniente dai paesi dell’Europa dell’Est (soprattutto dall’Ucraina) e dell’Africa occidentale. Paesi in cui il prezzo di acquisto di queste stecche è irrisorio, spiega Jérôme Coquoz, direttore del circondario doganale di Ginevra. Sono dei corrieri, che lavorano per delle reti mafiose estremamente organizzate, a trasportare le stecche nei loro bagagli. «Si confondono nella massa di passeggeri», precisa.

Nel 2015, gli agenti hanno intercettato 71 persone che tentavano d’importare illegalmente grossi quantitativi di sigarette, contro 17 nel 2014. Durante ogni passaggio, i corrieri trasportavano tra le 80 e le 180 stecche.

Le indagini avviate in seguito a questi sequestri hanno mostrato che gran parte delle sigarette illegali erano destinate al mercato europeo. Rivendendole, le organizzazioni criminali guadagnano 50-60 franchi a stecca, secondo i doganieri.

La tendenza in crescita delle importazioni illegali di sigarette è osservata anche negli altri aeroporti internazionali della Svizzera, secondo l’Amministrazione federale delle dogane.

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