Paesi UE debitori miliardari di Roche e Novartis

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Economia
Gli ospedali pubblici dei paesi dell'UE meridionale non pagano più i medicamenti, le industrie farmaceutiche vagliano contingentamenti.Didascalia:

Gli ospedali pubblici dei paesi dell'UE meridionale non pagano più i medicamenti, le industrie farmaceutiche vagliano contingentamenti. (Keystone)

Di Andrea Ornelas, swissinfo.ch

A causa della crisi e dei rigorosi programmi di tagli alla spesa, gli ospedali pubblici in Spagna, Italia, Grecia e Portogallo accusano fino a tre anni di ritardo nei pagamenti di medicinali. La Roche e la Novartis vagliano la possibilità di limitare le forniture agli enti morosi.

Mentre le riunioni politiche si succedono senza sosta in seno all'Unione europea, i risultati nella zona euro affluiscono con il contagocce.
 
"L'attuale crisi finanziaria e i suoi effetti sulla crescita economica continuano a ripercuotersi sul debito di alcune economie europee. La Grecia ha lottato per soddisfare gli obblighi derivanti dal debito sovrano. Paesi come la Spagna e l'Italia di recente hanno subito il degrado del rating del loro debito", ricorda a swissinfo.ch Isabel Guerra, portavoce di Novartis.
 
In questo contesto incerto, "crescono le preoccupazioni circa la reale possibilità di alcuni paesi di pagare tutti i nostri prodotti".
 
Dal canto suo, la Roche ha tagliato la fornitura di alcuni farmaci ad ospedali greci nel 2011.
 
La via semplice
 
La Spagna e i cosiddetti paesi PIIG – Portogallo, Italia, Irlanda e Grecia – hanno concordato con Bruxelles di attuare programmi di assestamento draconiani per ridurre il debito pubblico. Un accordo che richiede l'eliminazione di tutte le spese non indispensabili.
 
"Se il settore pubblico deve tagliare, un modo per risparmiare consiste nel ritardare o non pagare le fatture. Se si facesse lo stesso con il corpo medico del proprio paese, ci si confronterebbe con reazioni politiche immediate. Inoltre, si dà per scontato che le multinazionali farmaceutiche abbiano le casse piene di soldi", indica a swissinfo.ch Peter Zweifel, professore emerito all'università di Zurigo ed esperto di economia sanitaria.
 
Una tesi condivisa da Ignazio Cassis, vicepresidente della Federazione dei medici svizzeri (FMH) e parlamentare nazionale liberale radicale. "Da due o tre anni la situazione è drammatica perché il debito di alcuni paesi è diventato insostenibile. Molti ospedali e assicurazioni malattie pubbliche sono sull'orlo del fallimento. E prima di negare gli stipendi ai propri dipendenti smetteranno di pagare i propri fornitori", spiega.
 
Debiti miliardari
 
Secondo la Federazione europea delle industrie e associazioni farmaceutiche (EFPIA), i paesi europei devono dai 12 ai 15 miliardi di euro (dai 14,5 ai 18,1 miliardi di franchi) alle società farmaceutiche, tra cui le svizzere Roche e Novartis.
 
"Il 31 dicembre 2011, i conti di riscossione riguardanti clienti del settore pubblico dell'Europa meridionale, che comprende i mercati di Spagna, Italia, Grecia e Portogallo, ammontavano a 2,1 miliardi di franchi", conferma a swissinfo.ch Claudia Schmitt.
 
La portavoce della Roche afferma che le fatture non pagate da Spagna, Portogallo e Italia sono aumentate l'anno scorso, mentre quelle greche si sono ridotte a seguito delle "obbligazioni senza cedole" (zero coupon bond) emesse dal governo di Atene (vedi riquadro a fianco).
 
La Novartis rifiuta invece di fornire cifre precise.
 
Anni di attesa
 
L'organizzazione padronale spagnola Farmaindustria scrive che il paese iberico è il più grande debitore della regione, con un passivo di 6,37 miliardi di euro (7,7 miliardi di franchi) alla fine dello scorso dicembre, pari al 36% in più rispetto al 2010. L'associazione di categoria aggiunge che in Spagna il ritardo medio nel pagamento delle fatture è di 525 giorni a livello nazionale, con punte superiori a 800 giorni in alcune regioni autonome.
 
I dati sono confermati anche dalla Roche. "In Spagna ci sono ospedali che non hanno pagato le fatture da tre anni. La Roche sta valutando un cambiamento nella politica commerciale che applica agli ospedali che pagano meno. Questo potrebbe significare fissare un limite di credito per ospedale. I medicamenti potrebbero essere consegnati soltanto se non si supera tale limite", osserva Claudia Schmitt.
 
Anche la Novartis sta esaminando modifiche. "Con il deterioramento delle condizioni economiche e di credito, in quei paesi è aumentato il ritardo nel pagamento delle fatture. Ciò potrebbe imporci di rivedere la nostra futura politica di riscossione",  precisa Isabel Guerra.
 
La Novartis si concentra sempre più sugli incassi in contanti, aggiunge la portavoce. A tal fine, sviluppa piani alternativi e utilizza sempre più formule di gestione e di assicurazione per facilitare l'incasso delle bollette.
 
Il dilemma
 
"Le industrie farmaceutiche sono società private. Rispettare l'iniziativa privata è un valore fondamentale in una società libera e democratica", sottolinea Ignazio Cassis. A suo parere, le società stesse sono le uniche che possono ponderare vantaggi e svantaggi di un blocco delle forniture di medicamenti.
 
"Un'azienda deve mantenere una buona immagine di fronte ai clienti e alla popolazione per garantirsi un mercato quando la crisi finirà", osserva il medico e deputato. Da qui l'interesse delle imprese di attuare strategie quali la riduzione temporanea di prezzi.
 
"Il vero problema, tuttavia, sarebbe se la crisi durasse così a lungo da mettere a repentaglio l'esistenza delle imprese. Se non c'è profitto non c'è innovazione, e senza di essa non c'è futuro", sottolinea Cassis.
 
Della stessa opinione è Peter Zweifel, il quale ritiene però che le aziende non abbiano molta scelta, perché "i governi le estrometterebbero dal mercato e le accuserebbero di mettere in pericolo la salute di milioni di cittadini".
 
La questione delle fatture morose è ancora aperta, così come le loro possibili soluzioni. Per ora, i giganti svizzeri della farmaceutica sanno che l'unico mezzo sicuro per migliorare gli incassi è la fine della crisi dell'euro.

(Traduzione dallo spagnolo: Sonia Fenazzi)

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