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Assicurazioni e terrorismo


La Svizzera è assicurata contro il rischio terrorismo?




Dopo gli attentati del 22 marzo 2016 a Bruxelles, la polizia svizzera ha rafforzato le misure di sicurezza all'aeroporto di Zurigo-Kloten. (KEYSTONE/Ennio Leanza)

Dopo gli attentati del 22 marzo 2016 a Bruxelles, la polizia svizzera ha rafforzato le misure di sicurezza all'aeroporto di Zurigo-Kloten.

(KEYSTONE/Ennio Leanza)

Sempre più spesso grandi aziende elvetiche, ad esempio le Ferrovie federali, gli aeroporti o addirittura la Opernhaus di Zurigo, si assicurano contro il terrorismo. In Svizzera non esiste però uno strumento statale per coprire eventuali danni ingenti.

La Svizzera non è tra gli obiettivi principali del terrorismo di matrice jihadista, poiché non partecipa alla campagna militare contro lo Stato islamico (IS). È quanto scrive nel suo ultimo rapporto il Servizio delle attività informative della Confederazione. Tuttavia dopo gli attacchi di Parigi, Bruxelles e Nizza, anche sul territorio elvetico il rischio di attentati è aumentato.

Il terrorismo è drammatico non solo da un punto di vista umano, ma anche finanziario: gli attacchi dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti sono costati alle assicurazioni 37 miliardi di dollari. Dopo questi attentati, le compagnie assicurative hanno rescisso tutti i contratti e si sono rifiutate di stipulare nuove polizze per coprire i rischi legati al terrorismo. Lo Stato è dovuto intervenire: le assicurazioni sono state legalmente obbligate a coprire simili rischi. In cambio lo Stato si è assunto una corresponsabilità a partire da 100 milioni di dollari e fino a un massimo di 100 miliardi.

Altri paesi – ad esempio Germania, Francia, Belgio, Gran Bretagna e Israele – hanno adottato simili soluzioni di riassicurazione, dove compagnie assicurative e Stato garantiscono assieme la copertura. In Belgio il programma assicurativo organizzato dallo Stato funziona così: per danni fino a un importo di 300 milioni di euro intervengono le assicurazioni; per somme superiori e fino a 700 milioni di euro le società di riassicurazione. Infine, per montanti tra 700 milioni e un miliardo interverrebbe lo Stato belga.

Nessun pool assicurativo in Svizzera

In Svizzera un pool assicurativo del genere non esiste. Vi è soltanto una piattaforma di riassicurazione per i rischi legati al terrorismo, che però non è obbligatoria. Un attacco terroristico in una stazione, in un aeroporto, in una centrale nucleare causerebbe, oltre alla tragedia umana, anche un disastro finanziario?

In Svizzera i proprietari delle centrali nucleari devono rispondere illimitatamente per eventuali danni causati da un attacco terroristico. Per legge sono obbligati a sottoscrivere un’assicurazione responsabilità civile con una copertura di un miliardo di franchi (1,8 miliardi in futuro).

La copertura è garantita dal pool svizzero per l'assicurazione dei rischi nucleari e dal Fondo per i danni nucleari della Confederazione. 

L’amministrazione federale non intravvede un simile pericolo. «In base alla prassi constatiamo che in Svizzera di regola non vi sono problemi per ottenere la copertura del rischio terrorismo sul mercato assicurativo», scrive a swissinfo.ch il Dipartimento federale delle finanze.

In linea di massima ciò corrisponde al vero: l’assicurazione di base copre normalmente i danni materiali e le interruzioni d’esercizio causate dal terrorismo fino a 10 milioni di franchi. Se l’importo non è sufficiente, si può aumentare la copertura. La AXA Winterthur ha circa 130 clienti con un’assicurazione complementare, la Mobiliare 150 e la Helvetia quasi 250. Ad avere contratti con coperture speciali sono aziende come le Ferrovie federali svizzere (FFS), gli aeroporti di Zurigo e Basilea-Mulhouse o addirittura un ente come la Opernhaus di Zurigo. Le centrali nucleari sono obbligate per legge ad avere simili coperture supplementari.

Non tutte le grandi ditte però si tutelano dal rischio terrorismo: le catene di supermercati Migros e Aldi, ad esempio, non hanno nessuna assicurazione particolare e per il momento escludono di concluderne una. «Finora non abbiamo constatato alcuna necessità per un’assicurazione specifica sui rischi legati al terrorismo», afferma il portavoce della Migros. «Per ragioni di sicurezza» la concorrente Coop preferisce non rilasciare commenti, ma indica di essere finanziariamente coperto a sufficienza. Anche la catena Lidl ritiene di essere assicurata abbastanza.

Le società assicurative sono dal canto loro per natura più scettiche: «In realtà il rischio è latentemente sottovalutato», scrive la Helvetia, rispondendo alla domanda se certe aziende o settori – ad esempio i supermercati – siano sotto-assicurati nell’ambito del terrorismo. Dal canto suo, l’AXA Winterthur rileva che non vi sono cifre o studi di mercato in materia. Per tutti quei clienti che hanno dei siti esposti – grandi centri commerciali, stadi, stazioni o aeroporti – avere una copertura contro questo genere di rischi sarebbe «sensato», sottolinea la AXA Winterthur.

Le assicurazioni non auspicano la soluzione «pool»

E per le assicurazioni? Non sarebbe il caso di adottare una soluzione di un «pool» sul modello di quanto fatto da altri Stati, proteggendosi così da un dissesto finanziario?

Le assicurazioni non hanno paura: «Per una compagnia sana le conseguenze di un attacco terroristico sono normalmente sostenibili», rileva la AXA Winterthur. Solo nel caso di decine di grossi casi nello stesso anno possono sopraggiungere dei problemi. La Helvetia ricorda che eventi come i terremoti o le inondazioni causano danni spesso ben maggiori rispetto a un attacco terroristico e sottolinea: «Gli assicuratori hanno mostrato in passato che da un punto di vista finanziario possono gestire simili catastrofi». Anche il professore Martin Eling, dell’Istituto di economia assicurativa dell’Università di San Gallo, è dello stesso avviso: «Un attacco terroristico non ha un impatto finanziario ed economico così importante come le catastrofi naturali». L’evento deve essere veramente rilevante per mettere in difficoltà le aziende e le assicurazioni.

L’instaurazione di un «pool» assicurativo non è un tema all’ordine del giorno neppure presso l’Associazione svizzera di assicurazioni o la Confederazione. Alla domanda in quali casi lo Stato dovrebbe intervenire e se sarebbero immaginabili azioni di salvataggio, ad esempio come avvenuto per la crisi delle banche, il Dipartimento delle finanze risponde così: «Queste domande si riferiscono a eventi ipotetici. Se dovesse presentarsi un caso concreto, gli organi competenti analizzerebbero la situazione e prenderebbero le decisioni necessarie».

A grandi linee le imprese svizzere e le compagnie assicurative sono quindi finanziariamente attrezzate per far fronte al terrorismo. E in caso contrario, alla fine rimarrebbe comunque lo Stato.

Lo Stato dovrebbe contribuire finanziariamente a coprire i danni causati dal terrorismo? Dite la vostra.

Contattate l'autrice dell'articolo @SibillaBondolfi via FacebookTwitter.


Traduzione di Daniele Mariani

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