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Contributo svizzero all’UE allargata


Un microcredito per sostenere l’economia rumena


Di Stefania Summermatter, di ritorno dalla Romania


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Con l'aiuto svizzero, Adrian Miller ha potuto comprare una tagliatrice più performante. (Keystone)

Con l'aiuto svizzero, Adrian Miller ha potuto comprare una tagliatrice più performante.

(Keystone)

Aiutare le PMI a crescere e svilupparsi, per rafforzare così l’economia rumena: è questo il credo della Svizzera, che nell’ambito del suo contributo all’allargamento dell’UE, finanzia dei microcrediti agevolati. Un progetto da 24,5 milioni di franchi che deve però fare i conti con un paese in preda alla corruzione e alla fuga di cervelli.

«Ho iniziato a fabbricare mobili vent’anni fa, quando ero ancora giovane e pieno di entusiasmo. Francamente non so se oggi riuscirei a farcela. Essere imprenditori in Romania è diventato un vero e proprio percorso ad ostacoli. Non esiste una stabilità legislativa: le norme cambiano di continuo ed è impossibile fare progetti a lungo termine».

Infagottato in un completo nero, lo sguardo severo e la voce decisa, Laurentiu Dragomir racconta di «un paese ricco di opportunità e di grandi lavoratori», ma confrontato con una corruzione generalizzata – «la causa principale di tutti i problemi». Lo incontriamo in un ristorante di Targoviste, una città di 90mila abitanti situata 80 km a nord-est di Bucarest*.

Agli appalti truccati e ai monopoli sui materiali si aggiungono le lentezze burocratiche e il carico sociale e fiscale, afferma Laurentiu Dragomir. Oggi la sua società – attiva nella produzione e nella distribuzione di mobili – conta tre filiali nel paese. Ma se ha potuto svilupparsi – ammette – è anche grazie ai fondi europei e a quelli svizzeri.

Nell’ambito del suo contributo all’UE all’allargata, la Confederazione ha infatti stanziato un credito di 181 milioni di franchi per ridurre le disparità economiche e sociali in Romania. Di questi, 24,5 milioni saranno investiti a favore delle piccole e medie imprese (PMI), attraverso un microcredito agevolato. Il progetto dovrebbe permette di aiutare oltre 350 aziende, attive soprattutto nei settori dell’industria manifatturiera, del turismo, della salute e delle energie rinnovabili. 

A un anno dal suo lancio, sono già una settantina le PMI sostenute dalla Svizzera, tra cui quella di Laurentiu Dragomir che grazie a questo capitale ha potuto aprire un nuovo negozio. 

La Romania torna a crescere, ma lentamente

Entrata nell’Unione europea nel 2007, assieme alla Bulgaria, la Romania ha conosciuto un periodo di forte crescita economica prima dell’adesione, con una media del + 6,5% tra il 2002-2008, per poi essere colpita in pieno stomaco dalla crisi economica mondiale.

Dal 2012 è tornata a registrare una crescita positiva. Il debito pubblico è fermo al 39% del PIL e la disoccupazione è al 7%, ma come in molti altri paesi europei supera il 20% tra i giovani.

Sono soprattutto le imprese straniere però ad installarsi in questo paese, ancora profondamente rurale. Il potenziale dell’apparato produttivo rumeno non viene sfruttato, i salari sono bassi (una media di 400 franchi) e il paese è tuttora confrontato con l’emigrazione di giovani talenti. Si stima infatti che siano almeno tre milioni gli espatriati, su una popolazione di 20 milioni. E lo stesso Laurentiu Dragomir non esclude di partire per il Nord Italia tra un paio d’anni, alla ricerca di una vita migliore.

Le PMI come risorsa economica

Per potenziare il mercato del lavoro e favorire la crescita, la Svizzera ha deciso di puntare sulle PMI, il cui numero in Romania è due volte inferiore rispetto alla media europea. Lo strumento? Garantire l’accesso a un credito bancario fino a 100mila franchi, a un tasso preferenziale del 3-3,5% contro il consueto 5%. La Confederazione cofinanzia il 70% di ogni prestito, mentre il restante è a carico della banca privata CEC. Una volta rimborsati, questi microcrediti permetteranno di finanziare nuovi progetti.

Per Adrian Miller, il contributo svizzero è stato una boccata d’ossigeno. Economista di formazione, da 15 anni è a capo di una ditta pubblicitaria, con due filiali nel sud della Romania e una ventina di impiegati. «Non avevo il capitale sufficiente per chiedere un prestito a una banca privata. Senza questo progetto, avrei probabilmente dovuto aspettare anni prima di comprare il nuovo materiale e con la concorrenza che c’è, non so come saremmo andati avanti».

Grazie al prestito bancario, Adrian Miller ha comprato una nuova tagliatrice e una stampate con la quale fabbrica cartelloni pubblicitari ma anche piccoli gadget come delle lampade vintage o cartoni per il vino. I progetti vengono selezionati dalla banca CEC, senza alcuna interferenza da parte del ministero dell’economia rumeno. Un modo, per la Svizzera, di assicurarsi che questi fondi non siano distribuiti su basi politiche.

Paletti elvetici contro la corruzione

La Romania è infatti confrontata con una corruzione endemica, che tocca indistintamente le diverse sfere della politica e dell’economia. Nell’ultima classifica stilata dall’organizzazione non governativa Transparency International, la Romania si trova infatti tra i paesi più corrotti dell’UE.

Riciclaggio di denaro, tangenti, clientelismo e abuso di potere: ogni settimana piovono accuse, arresti e condanne. Da un anno l’operazione Mani Pulite sta dando i suoi frutti e la gente se ne rallegra, afferma l’ambasciatore svizzero Jean-Hubert Lebet, da tre anni a Bucarest. «Ora bisognerà vedere come saranno giudicati in tribunale e in che modo il paese farà fronte a questo improvviso vuoto politico».

Anche la Svizzera ha dovuto fare i conti con la corruzione, ma ha preso delle misure preventive per ridurre i rischi, spiega Hugo Bruggmann della Segreteria di Stato dell’economia (SECO), responsabile assieme alla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) della coordinazione dei progetti.

Le gare d’appalto sopra i 500mila franchi vengono seguite da esperti svizzeri, afferma Bruggmann. Tutti i progetti vengono esaminati a scadenze semestrali e ogni due anni viene fatto un controllo finanziario. «È impossibile escludere completamente questo rischio. Costerebbe troppo. Ma credo che abbiamo adottato la strategia adeguate», conclude Bruggmann, che in passato ha lavorato per Transparency International. «Non bisogna inoltre ingigantire il problema: la Svizzera è abituata a portare avanti dei progetti di aiuto allo sviluppo in paesi con indici di corruzione ben più alti».

 

*Nota della redazione : Questo reportage è stato realizzato nel quadro di un viaggio stampa organizzato dal Dipartimento federale degli affari esteri per presentare ai giornalisti svizzeri i progetti sostenuti dalla Confederazione in Romania. 


Un contributo per l’Europa dell’Est

Su richiesta di Bruxelles, nel 2004 il governo svizzero ha accettato di accordare un miliardo di franchi quale contributo al primo all’allargamento dell’UE verso Est. Scopo: ridurre le disparità sociali ed economiche di Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria, Lettonia, Lituania, Estonia, Slovenia, Malta e Cipro.

Combattuto da un referendum, il cosiddetto “miliardo di coesione” è stato approvato dal popolo nel 2006. Tre anni dopo, il parlamento ha accordato un nuovo credito di 257 milioni per Romania e Bulgaria, al quale sono andati ad aggiungersi 45 milioni per la Croazia, nel dicembre 2014.

In totale, la Svizzera ha finanziato oltre 250 progetti, 19 dei quali in Romania.

swissinfo.ch

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