Your browser is out of date. It has known security flaws and may not display all features of this websites. Learn how to update your browser[Chiudi]

Cultura


La collettività non è sempre un partner affidabile


Di Martina Kammermann


La direttrice del coro Helen Haegi ha avuto poco successo con il crowdfunding: "I membri della nostra associazione hanno una rete fantastica, ma non via internet". (zVg)

La direttrice del coro Helen Haegi ha avuto poco successo con il crowdfunding: "I membri della nostra associazione hanno una rete fantastica, ma non via internet".

(zVg)

In Svizzera, la cultura è tra i principali beneficiari del crowdfunding. Ma che tutti i progetti siano un successo è un'altra storia. Regolarmente alcuni falliscono. Chi non ha buoni contatti sui social media non ha chance. Anche forme artistiche poco popolari fanno fatica. Due esempi svizzeri.

Nel 2015, gli svizzeri hanno investito tramite donazioni (vedi riquadro) circa 6 milioni di franchi in oltre 500 progetti culturali, sebbene il crowdfunding in Svizzera sia ancora agli esordi. «Negli USA il mecenatismo privato vanta una tradizione più lunga rispetto al nostro Paese», afferma Melina Roshard (34 anni), che ha seguito uno dei primi progetti di crowdfunding elvetici e oggi dirige wemakeit, la principale piattaforma di crowdfunding made in Switzerland. «Negli ultimi quattro anni, questo fenomeno si è ampiamente diffuso in campo musicale e cinematografico e secondo noi spopolerà anche in altri ambiti». 

Fatti e cifre sul crowdfunding in Svizzera

  • Nel 2015 si sono raccolti 27,3 milioni di franchi durante 1342 campagne.
  • Il 75% di tutti i progetti proveniva da regioni urbane
  • Quasi il 50% di questi progetti sono stati finanziati tramite il crowdsupporting
  • Promotori e sostenitori vivono in media a soli 12 km gli uni dagli altri.
  • La percentuale di successo dei progetti di crowdsupporting è del 65%.
  • Principali categorie di crowdsupporting: musica/festival, tecnologia/start up, tematiche sociali/società
  • Piattaforme più famose: wemakeit, 100days

Un andamento galoppante: stando a uno studio della Scuola universitaria di Lucerna, l'anno scorso 90'000 persone hanno donato 27,3 milioni di franchi a favore di progetti, ossia più del doppio rispetto al 2013. La tendenza è quindi in ascesa.

In rete circolano innumerevoli istruzioni su come lanciare una campagna e negli USA e in Gran Bretagna si è sviluppata addirittura una vera e propria industria del consulting. «Il lavoro che ci sta dietro è enorme», afferma Markus Krucker, giornalista, DJ e musicista dilettante zurighese. A luglio, insieme a un amico, ha lanciato la campagna di crowdfunding «Fred&Walt»: per tre anni entrambi hanno affidato l'interpretazione delle loro canzoni a diversi artisti zurighesi. Ne è nato un album, che volevano incidere su vinile, ma per farlo servivano soldi.

Hanno quindi fatto appello alla collettività girando un video divertente, offrendo in cambio prestazioni interessanti e assicurandosi la presenza sui social media. Inoltre, nella fase iniziale sono stati avvantaggiati dal fatto che molti degli artisti coinvolti provenivano anch'essi da Zurigo. Buone reti di contatti locali sono infatti preziose per le azioni di crowdfunding. 

Fred&Walt: "Ci siamo velocemente resi conto che le relazioni pubbliche solo via i social media non bastavano". (wemakeit)

Fred&Walt: "Ci siamo velocemente resi conto che le relazioni pubbliche solo via i social media non bastavano".

(wemakeit)

Non senza una richiesta personale

La campagna, tuttavia, non è stata un gioco da ragazzi: «Ci siamo presto resi conto che le PR sui social media da sole non bastano. Devi rivolgerti alla gente direttamente», afferma il quarantenne. Per questo motivo hanno distribuito anche flyer e scritto molte mail. La richiesta personale – e ciò è confermato anche da altri autori di campagne – è ancora quella che ovviamente fa più effetto. Alla fine si è perfino sforata la soglia auspicata di 7'700 franchi.  

Quasi allo stesso tempo di Markus Krucker, a Eglisau, 25 chilometri a nord di Zurigo, la direttrice di coro Helene Haegi ha lanciato il suo progetto «Heimatliche Klänge» (melodie patrie). Obiettivo: far cantare a due cori maschili una messa jodel e destinare il ricavato a organizzazioni di pubblica utilità. Malgrado video, buoni contatti e controprestazioni creative, Haegi ha raccolto solo 1'700 dei 10'000 franchi sperati.

«Ho fissato la barra troppo in alto», dice Haegi. Il problema della direttrice di coro è stato anche un pubblico poco affine al Web: «I nostri soci hanno ottimi contatti, ma non su Internet». Alcuni dei suoi coristi in possesso di un account Facebook avevano infatti postato la campagna a più riprese senza però raggiungere nessuno. «Per di più, molte persone di una certa età diffidano dei pagamenti online». Il crowdfunding non ha pertanto ancora superato il divario generazionale.

Confine tra promozione e discrezione

Per Haegi è stato inoltre particolarmente difficile trovare il confine tra promozione e discrezione: «Devi continuamente occupartene, chiedere, starci dietro. Senza esagerare. A volte non osavo più chiedere ancora l'elemosina». Il verdetto è chiaro: più sono le persone dietro una campagna più è semplice. Forte di questo e altri insegnamenti, Haegi un giorno desidera riprovarci. 

Crowdfunding Crowdfunding

  • Crowdsupporting: gli utenti donano soldi a favore di un progetto e ricevono in cambio beni o prestazioni (diffuso per progetti culturali e sociali). Se rinunciano a ricevere prestazioni a titolo di ricompensa si parla di crowddonating.
  • Crowdinvesting: gli utenti detengono partecipazioni in aziende sotto forma di capitale proprio e hanno diritto a una partecipazione agli utili in caso di profitto.
  • Crowdlending: gli utenti concedono un prestito a favore di un progetto in cambio di interessi. 

Gli esempi mostrano che il crowdfunding è un modo originale di raccogliere fondi. Può essere una grande opportunità, ma forme artistiche poco popolari sono svantaggiate e senza buoni contatti sui social media non ci sono chance. Di conseguenza, il crowdfunding non può assolutamente sostituire l'attuale promozione culturale ad opera di Stato e fondazioni. Ma può colmare alcune lacune, attirare l'attenzione e mostrare tendenze. Per questo motivo è spesso utilizzato nel mondo culturale svizzero anche come barometro di mercato e canale di prevendita.

Nuovi modelli – la cultura si avvicina ai consumatori

Nel nostro Paese il matched crowdfunding, ossia il finanziamento congiunto da parte di istituzioni promotrici e utenti, è ancora molto poco conosciuto. Un'istituzione può per esempio impegnarsi a raddoppiare l'importo se la campagna riscuote successo. In Inghilterra, la piattaforma non a scopo di lucro Creative England punta a stimolare l'industria creativa con simili modelli, mentre a Rotterdam, con il ponte pedonale Luchtsingel, è nata la prima infrastruttura pubblica finanziata tramite il crowdfunding.

In Svizzera si vedono già i primi passi in questa direzione. Swisscom, per esempio, ha fatto appello al crowdfunding per finanziare band elvetiche grazie al suo progetto Music Booster. Inoltre, questa primavera è stata creata a Zurigo la piattaforma Donxt: sulla scia della statunitense Patreon, la collettività non sponsorizza prodotti ma gli artisti stessi, sotto forma di un contributo mensile. Secondo i promotori, Donxt è sulla buona strada e lascia sperare in un avvenire molto promettente. L'interesse verso gli abbonamenti culturali conferma questa tendenza: la produzione culturale si avvicina sempre più ai consumatori. Oggi chiunque può essere un mecenate, non importa se con 5 o 10'000 franchi. 

swissinfo.ch

×