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Doris Leuthard a Marrakech


La ministra svizzera auspica «molti piccoli passi» per il clima


Di swissinfo.ch e agenzie


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Alla conferenza sul clima di Marrakech non sono mancate le azioni di protesta contro le emissioni di CO2 generate dall'uomo. (Keystone)

Alla conferenza sul clima di Marrakech non sono mancate le azioni di protesta contro le emissioni di CO2 generate dall'uomo.

(Keystone)

Intervenendo alla Conferenza delle Nazioni Unite sul clima di Marrakech, la ministra svizzera dell’ambiente Doris Leuthard ha chiamato tutti i paesi a impegnarsi ad attuare lo storico accordo concluso un anno fa a Parigi. La consigliera federale ha inoltre lanciato un appello all’economia privata per maggiori investimenti nelle tecnologie pulite.

«Dopo il grande passo, ce ne vogliono tanti piccoli per la protezione del clima», ha detto Doris Leuthard nel suo discorso alla 22º Conferenza internazionale sul clima di Marrakech (COP22), che fino al 18 novembre riunisce le delegazioni dei 197 paesi membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

L’attuazione dell’Accordo di Parigi, concluso nel dicembre 2015 e in vigore dal novembre di quest’anno, richiede da parte di ogni singolo paese l’adozione di una politica incentrata sui principi dello sviluppo sostenibile, ha affermato Doris Leuthard. L’accordo sul clima, il primo che coinvolge tutti gli Stati, si prefigge di contenere il riscaldamento terrestre ben al di sotto dei 2ºC rispetto ai valori dell’epoca preindustriale.

Per poter essere efficace, la protezione del clima necessita di considerevoli investimenti privati nelle infrastrutture a basse emissioni e nelle energie che non generano CO2, ha sottolineato la ministra.

Oltre a definire regoli comuni per la formulazione e la valutazione degli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni, alla COP22 si discute anche di finanziamento climatico. In particolare, i paesi industrializzati hanno illustrato con una tabella di marcia come intendono mobilitare, a partire dal 2020, i 100 miliardi di dollari all’anno necessari per sostenere le politiche climatiche nei paesi in via di sviluppo.

La Svizzera avanza, ma potrebbe fare meglio

L’intervento di Doris Leuthard è avvenuto all’indomani della pubblicazione di una classifica che valuta l’impegno dei paesi in ambito climatico. La Svizzera si situa al 14º rango, una posizione in più rispetto all’anno scorso, si legge nel rapporto annuale delle organizzazioni non governative Climate Action Network e Germanwatch.

Il punteggio più alto è stato attribuito a Francia, Svezia e Gran Bretagna. Per quanto riguarda altri Stati europei, l'Italia si classifica 16º e la Germania 29º. Tra gli ultimi della classe figurano Cina, Stati Uniti, Giappone e Arabia saudita.

Come nel 2015, i primi tre posti non sono stati assegnati poiché nessuno dei 58 paesi considerati ha raggiunto la necessaria performance per contrastare in maniera efficace i cambiamenti climatici e per contribuire a mantenere il riscaldamento globale al di sotto della soglia critica dei 2ºC, precisano le ong.

In una nota, il WWF scrive che la Svizzera ha ancora «molta strada da fare». Secondo l'organizzazione ambientalista, a pesare sul risultato elvetico ci sono le emissioni generate dal traffico, in particolare da quello aereo. La Svizzera avrebbe potuto ottenere un piazzamento migliore puntando maggiormente sulle energie rinnovabili, ritiene il WWF.

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