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Il caso unico di Roveredo


L'autostrada della discordia (ri)diventa la piazza del villaggio


Di Luigi Jorio, Roveredo


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L'autostrada A13 taglia in due il comune di Roveredo dal 1965. (swissinfo)

L'autostrada A13 taglia in due il comune di Roveredo dal 1965.

(swissinfo)

Per più di 50 anni il comune grigionese di Roveredo è stato tagliato in due da un’autostrada costruita contro il volere della popolazione. Un collegamento che ha portato via abitazioni, terreni e l’unica piazza del paese. Ora, per la prima volta in Svizzera, l’autostrada verrà smantellata e il sedime restituito ai cittadini.

«Penso di essere la persona in Svizzera che vive più vicino a un’autostrada!». La situazione di Gianni Losa, abitante di Roveredo, è tutt’altro che invidiabile. A un paio di metri dal salotto passa la A13, l’autostrada nazionale che percorre da nord a sud la Svizzera orientale. Come unica separazione, una barriera acustica spessa pochi centimetri che limita solo in parte il rombo dei veicoli.

Il rumore dei camion è terribile, mi dice la compagna Jole Bianchi, scusandosi per la polvere nera sul balcone. «Non è che non ho fatto le pulizie. Viene dai tubi di scappamento». D’estate, quando il traffico aumenta, la vita diventa insopportabile e la donna preferisce trasferirsi dalla figlia. «Qui a casa non posso nemmeno aprire le finestre per far circolare un po’ d’aria», constata amaramente.

La casa di Gianni Losa e Jole Bianchi sorge in prossimità della barriera acustica. (swissinfo)

La casa di Gianni Losa e Jole Bianchi sorge in prossimità della barriera acustica.

(swissinfo)
La casa di Gianni Losa e Jole Bianchi (di colore rosa) si affaccia sull’autostrada A13, che all’altezza di Roveredo si riduce a una corsia per senso di marcia. (swissinfo)

La casa di Gianni Losa e Jole Bianchi (di colore rosa) si affaccia sull’autostrada A13, che all’altezza di Roveredo si riduce a una corsia per senso di marcia.

(swissinfo)

L’inquinamento acustico e le polveri fini non sono gli unici disagi per chi abita così vicino a una strada a forte percorrenza. Gianni Losa è ancora scosso per l’incidente mortale, uno dei tanti su questa tratta, capitato alcuni anni fa proprio davanti a casa. «Un’auto si era scontrata frontalmente con un camion. Ricordo un veicolo rosso in fumo. Sarà stato lungo un metro e mezzo... solo a parlarne mi vengono i brividi. Non è un caso che la strada porti il numero 13», dice l’ex guardia di confine.

Un paese senza cuore

Per la coppia di pensionati, l’incubo è iniziato nel lontano 1965. La Confederazione aveva deciso che la nuova autostrada attraverso la Mesolcina, valle italofona dei Grigioni, sarebbe passata in mezzo al villaggio di Roveredo, parallelamente alla linea della Ferrovia retica Bellinzona-Mesocco.

Una decisione presa contro il volere dell’assemblea comunale, rammenta Marco Tognola, ex giornalista e sindacalista. «La gente aveva insistito per le varianti che prevedevano una galleria, ma l’ufficio delle strade ha sempre risposto picche».

Con la costruzione dell’autostrada, il padre di Gianni Losa ha dovuto cedere parte del giardino che aveva davanti a casa. «C’erano molti alberi da frutta. Eravamo in mezzo alla natura, un vero paradiso», racconta Gianni Losa, 78 anni. Anche i genitori di Piergiorgio Mazzolini, un altro residente di Roveredo, sono stati costretti a vendere una parcella del terreno del loro Albergo Stazione. In questo caso, però, a subirne le conseguenze è stato l’intero villaggio grigionese.

«Davanti all’albergo c’era una grande terrazza», ricorda Piergiorgio Mazzolini, allora adolescente. «Potevamo accomodare fino a 300 persone e spesso organizzavamo feste e concerti. C’era anche una pista da ballo, la prima della valle, che in inverno diventava una pista di pattinaggio». Un luogo di svago che era innanzitutto un punto d’incontro. «La terrazza era la piazza del villaggio. L’arrivo dell’autostrada ha tolto a Roveredo il suo cuore, la sua identità».

Roveredo nel 1953. (ETH-e-pics)

Roveredo nel 1953.

(ETH-e-pics)

Ancora oggi, a più di mezzo secolo di distanza, Piergiorgio Mazzolini prova rabbia per la “ferita” inflitta al comune (oggi di 2'700 abitanti) in cui è nato e cresciuto. Secondo lui - e non è il solo - la scelta del tracciato dell’A13 non è stata dettata soltanto da motivi finanziari (una strada costa meno di una galleria). «Alcune famiglie erano in difficoltà finanziarie. Ma facevano parte del partito giusto ed erano vicine a chi gestiva i terreni per conto del cantone. Per loro, l’arrivo dell’autostrada è stata una manna dal cielo».

Alcune case, prosegue, non dovevano affatto essere distrutte. «Eppure sono state espropriate. C’è chi ha ricevuto 30'000 franchi [che equivalgono a circa 100'000 franchi di oggi, ndr], ottenendo oltre a ciò un terreno più grande, sul quale sono poi state costruite non una ma ben tre case che oggi valgono fino a un milione di franchi».

Il mea culpa della Confederazione

La buona notizia per la popolazione è giunta nel 1998, quando il governo svizzero ha approvato la realizzazione di una galleria di aggiramento e lo smantellamento della A13 a Roveredo su una lunghezza di circa 3 km.

«È stata la prima volta in Svizzera che si è deciso di smantellare un tratto autostradale e di restituirlo al comune», sottolinea Marco Tognola, il quale faceva parte della delegazione che si era recata a Berna per incontrare le autorità federali. «La Confederazione riconobbe di aver commesso un errore. Me lo disse di persona l’allora ministro dei trasporti Moritz Leuenberger».

La nuova circonvallazione è stata accettata in votazione comunale nel giugno 2014. Grazie a questo passo, la popolazione ha la possibilità di cancellare una brutta storia sopportata per 50 anni, indica Alessandro Manzoni, sindaco di Roveredo, facendo notare che la costruzione della A13 «è sempre stata vissuta dagli abitanti con un sentimento di rabbia e tradimento».

La “ricucitura” di Roveredo

In passato inascoltati, i cittadini di Roveredo potranno anche esprimersi, verosimilmente entro la fine dell’anno, sul futuro del vecchio sedime dell’autostrada. Il progetto urbanistico di “ricucitura” del nucleo ritenuto dal municipio prevede la creazione di edifici residenziali, di un spazio commerciale e di un parcheggio sotterraneo su una superficie di 9’500 m2. Ma ancora più importante, verrà ricreato un luogo d’incontro.

«La creazione di una piazza è una condizione sine qua non della “ricucitura”», spiega Marco Tognola. «È una bella notizia», si rallegra Piergiorgio Mazzolini, il quale è tuttavia consapevole che la vita sociale di un tempo, quando in paese arrivava la ferrovia e c’erano oltre 30 locali tra bar e ristoranti (uno ogni 60 abitanti, un record in Svizzera!), non tornerà più.

Gianni Losa è invece meno entusiasta. «La nuova piazza sembra misera. Bisognerebbe farla più grande». Ad ogni modo, quello che più conta per lui e la compagna Jole è che con l’inaugurazione della circonvallazione, il 5 novembre 2016, dalla vecchia A13 non giungerà più alcun rumore. «Senza i camion farò fatica ad addormentarmi», ironizza l’ex guardia di confine.

Il progetto di "ricucitura" di Roveredo proposto dalle autorità comunali prevede la creazione di vasto luogo d'incontro proprio di fronte all'Albergo Stazione (edificio rosa sulla destra). (©Ti-Press/Luca Gazzaniga architetti)

Il progetto di "ricucitura" di Roveredo proposto dalle autorità comunali prevede la creazione di vasto luogo d'incontro proprio di fronte all'Albergo Stazione (edificio rosa sulla destra).

(©Ti-Press/Luca Gazzaniga architetti)

La storia si ripete

Se per molti abitanti di Roveredo quella della A13 è una storia a lieto fine, per alcuni è invece l’inizio di una nuova avventura.

Chi viveva in prossimità dei portali della galleria di aggiramento ha dovuto cedere una parte del terreno e cercarsi un altro posto in cui vivere. Oppure, per chi ha deciso di restare, non rimane che rassegnarsi e tener chiuse le finestre.

Svelato il nuovo volto del nucleo di Roveredo

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